Marcellino, chi era costui? Forse era davvero quel romano che fu papa dal 296 al 304 e morì durante la persecuzione di Diocleziano, come pensa la maggior parte degli studiosi; ma potrebbe anche essere quel sacerdote che fu martirizzato con Pietro, esorcista, durante la stessa persecuzione; oppure la sua identità potrebbe essere un’altra ancora, che ci sfugge. L’identificazione è difficile, e anche l’abbigliamento da filosofo idealizzato, con una tunica e un pallio di tipo omophórion legato sul petto da una fibbia circolare, non consente di dirimere la questione: si tratta infatti di una composizione tipica, utilizzata per la raffigurazione di santi e martiri ma anche di semplici fedeli. Tuttavia il confronto del reperto in oggetto con due ritratti analoghi, raffiguranti uno l’apostolo Paolo e l’altro il papa Callisto, può consentire di individuare nel soggetto del vetro un santo martire.
Il reperto in ogni caso è costituito dal fondo, concavo, di una coppa di piccole dimensioni in vetro incolore, soffiato. Sul fondo di base è stata applicata la sottile foglia d’oro su cui è incisa la decorazione. Il vetro è composto da tre frammenti principali ricongiunti, e presenta piccole lacune, una delle quali ha causato la perdita di una parte della decorazione in foglia d’oro. Tale lacuna impedisce di leggere la parte finale del nome: la s del nominativo c’era, come da norma del latino classico, o era caduta come nel latino tardo?. La tipologia delle fratture lungo le pareti della coppa, al fine di conservare solo la decorazione, indica una provenienza catacombale del reperto, rinvenuto peraltro nei pressi del cimitero di Calepodio (anticamente dei Santi Processo e Martiniano) sulla via Aurelia.
Il reperto era stato già restaurato in precedenza: la colla utilizzata in quell’occasione si presentava alterata, di colorazione bruna, e parzialmente ricristallizzata. Aree iridescenti caratterizzavano il recto del vetro, danneggiato tra l’altro da molti graffi leggeri. Il verso invece era coperto da un sottile strato di silice idrata parzialmente distaccata dal vetro sottostante. La parte centrale della superficie era attraversata da profondi graffi. Mediante tamponi di etanolo ed acetone le superfici sono state innanzitutto pulite dai depositi terrosi e di polvere. Dopo averne verificata la composizione con opportune analisi chimiche, si è rimossa la colla relativa al precedente intervento di restauro. Ammorbidita la colla con impacchi di trenta minuti di cotone idrofilo ed etanolo, si è proceduto allo smontaggio applicando una lieve forza per distaccare i frammenti. Il riassemblaggio è stato effettuato con la resina epossidica alifatica HXTAL NYL, che consente una prolungata resistenza alle trasformazioni dovute ai raggi ultravioletti. Mediante punti di resina cianacrilica e l’inserimento lungo le linee di frattura del collante sono stati fissati i singoli frammenti e sono state effettuate le integrazioni delle lacune. Tutta la superficie del vetro è stata protetta con uno strato di resina acrilica (Paraloid B72) all’1% in acetone.
Redazione Restituzioni
