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    Torna a Firenze. Le vetrate del Duomo. 2015

    Vetrata dell'occhio centrale di facciata con l'Assunzione della Vergine

    Artista: Niccolò di Pietro Tedesco su disegno di Lorenzo Ghiberti
    Nascita artista: Firenze, 1378
    Morte artista: Firenze, 1455
    Tecnica/Materiale: vetri policromi dipinti a grisaille e legati in piombo (28 pannelli)
    Dimensioni: diametro 6,30 m
    Collocazione: Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, occhio della facciata
    Edizione: Firenze. Le vetrate del Duomo. 2015
    Restauro: Guido Polloni & C. a cura dell'Opera di Santa Maria del Fiore
    Ente di Tutela: Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato

    Disegnai nella faccia di sancta Maria del Fiore nell’occhio di mezo l’assumptione di Nostra Donna Lorenzo Ghiberti, I commentari

    Scheda breve

    Le 44 vetrate della cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze furono realizzate tra il 1394 e il 1444 circa. Vi lavorarono alcuni tra i più importanti artisti del tempo: Donatello, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, e soprattutto Lorenzo Ghiberti.

    Il ciclo è uno dei più antichi che si conservino in Italia e, oltreché per la fama dei suoi artefici, spicca per l’omogeneità stilistica, le vetrate essendo state per la maggior parte realizzate negli anni trenta e quaranta del XV secolo, e per la complessità dei temi rappresentati. Firenze viveva allora la sua primavera intellettuale, una stagione di eccezionale fervore, fondata sulla riscoperta e sullo studio attento dell’antico, in equilibrio tra tradizione e innovazione. Questo spirito attraversava tutte le arti e le scienze del tempo e il cantiere del Duomo di Firenze ne fu tra i principali teatri.

    Anche nelle vetrate si ritrovano molte delle novità che contraddistinsero questa felice epoca: sia nell’impianto narrativo, che nel disegno delle figure, in cui la ricerca spaziale e prospettica si impianta su una matura tradizione tardogotica.

     

    La grande vetrata del rosone raffigura l’Incoronazione e l’Assunzione della Vergine, che ascende al Cielo accolta dal Figlio e da un coro di angeli, sostenuta da cherubini e circondata da angeli volanti e danzanti: episodio dogmatico culminante della vita di Maria, che conclude il percorso celebrativo della vita di Gesù svolto nell’intero ciclo di vetrate e che, dalla preminente posizione in facciata,  stabilisce un collegamento sacrale con l’antistante Battistero. Su uno sfondo di luce dorata, la Vergine è inserita in una nicchia ogivale e sorregge nelle mani giunte in preghiera un giglio, simbolo di verginità e allo stesso tempo simbolo civico della città di Firenze. Sulla cornice esterna, i dodici Apostoli e due Profeti svolgono la funzione tradizionalmente attribuita alle figure del bordo di stabilire un legame tra Antico e Nuovo Testamento.

    Le figure sono rappresentate frontalmente, come voleva la tradizione gotica, ma lo studio degli effetti della luce e il movimento impresso alla scena attraverso il panneggio del bianco mantello della Vergine e degli abiti degli angeli, anticipano già le novità dell’arte umanistica. È in questa capacità di coniugare tradizione e nuove tendenze la principale conferma dell’attribuzione della vetrata a Lorenzo Ghiberti, il celebrato artefice della porta nord e della porta del Paradiso, protagonista assoluto dell’arte fiorentina del primo Quattrocento.

    Il Ghiberti disegnò la vetrata e fu a stretto contatto, in tutte le successive fasi di realizzazione, con il maestro vetraio Niccolò di Pietro Tedesco, uno dei molti abili artigiani attratti a Firenze dalle numerose opportunità di lavoro offerte dalla costruzione della cattedrale. Artigiani di varia provenienza, per l’arte vetraria in special modo originari della Valdelsa (Montaione, Gambassi e San Gimignano – tra le attuali province di Firenze e Siena), che insieme agli artisti e ai maestri delle botteghe fiorentine fecero del cantiere del Duomo un ambiente di intenso scambio culturale, dove tecniche e conoscenze si diffondevano e sviluppavano in una continua sperimentazione.

    L'ambizioso programma di recupero e restauro delle vetrate del Duomo, a cura dell'Opera di Santa Maria del Fiore, è iniziato nei primi Ottanta e nel corso degli anni, viste le problematiche comuni a tutti i pannelli, ha consentito di mettere a punto, perfezionare e consolidare un iter di intervento generale.

    Come per tutte le vetrate del ciclo, il più importante e diffuso fenomeno di degrado che interessava la vetrata dell’occhio di facciata era la polverizzazione del vetro, che ne aveva causato l’oscuramento e l’assottigliamento. Altri problemi derivavano dai precedenti interventi di restauro e riguardavano le tessere vetrarie raddoppiate e le cosiddette “ragnatele” di piombi, usate di frequente nel passato per ricomporre i vetri fratturati. Consistenti erano infine i danni all’orditura dei piombi, interessata da un generale cedimento strutturale e da una forte ossidazione.

     

    Dopo un “avventuroso” smontaggio, per il quale è stato necessario accedere all’interno del rosone in pietra della facciata ottocentesca con una gru con cestello per smontare i pannelli della vetrata, calati poi attraverso un ponteggio montato all’interno della cattedrale, il restauro è iniziato con la rimozione degli strati di decomposizione attraverso ripetuti lavaggi e, per le concrezioni più tenaci, interventi meccanici.

    Sono state poi smontate le tessere raddoppiate per rimuovere i depositi formatisi tra i due vetri, rimosse le “ragnatele” di piombi e infine ricomposte tutte le fratture, a seconda dei casi incollando il frammento originale o supportandolo su un vetro soffiato modellato in forno sulla forma dell’originale.

    Per l’orditura dei piombi è stato rimosso lo strato di ossidazione e sono stati rispianati i pannelli incuffiati, ripristinate le saldature rotte e sostituiti i tratti di piombatura non recuperabili.

    Il restauro pittorico, eseguito a freddo attraverso l’applicazione di velature successive sulle tracce della grisaille originale, ha ripristinato e restituito una completa leggibilità al disegno ghibertiano.

    Al fine di agevolare i successivi interventi di manutenzione, sono state rimosse le vecchie e ingombranti barre orizzontali di sostegno e ogni pannello della vetrata è stato dotato di un telaietto che ne consente uno smontaggio autonomo. Come è stato fatto per tutte le vetrate restaurate fino a questo momento, nella ricollocazione dell’opera sarà installato un controtelaio con vetri stratificati antisfondamento che la protegga dagli agenti esterni e dal ristagno di umidità che è il principale responsabile del deterioramento e della polverizzazione del vetro.

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

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    In rosso e in giallo le tessere sostituite, rispettivamente, nei precedenti e nel presente restauro; in blu le tessere con raddoppio di vetro (restauro anni ’50); in verde la tessera raddoppiata dipinta (inserita nell’attuale restauro)

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    Altre opere dell'edizione

    vetri

    Vetrata della tribuna nord con coppie di Profeti

    Guido di Niccolò e compagni su disegno Lorenzo Ghiberti

    https://www.gallerieditalia.eu
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