Le venti tele restaurate provengono dalle cappelle laterali della cattedrale di Vicenza e raccontano gli episodi più significativi della storia sacra presentando a figura intera alcuni fra i santi più amati della tradizione cattolica di età controriformistica.
La maggior parte dei dipinti va ricondotta alla produzione artistica del Seicento veneto, connotato da una riflessione sull’opera di Bassano, Veronese e degli altri grandi maestri del secondo Cinquecento, declinata secondo i nuovi dettami della pittura religiosa legata alla Controriforma: la semplicità e immediatezza del messaggio raffigurato, una rinnovata sensibilità per il ruolo dei santi, che diventano ora protagonisti solitari di innumerevoli pale d’altare, nonché l’attenzione per una retorica gestuale di carattere fortemente didascalico.
Ornano la prima cappella a destra, che funge da battistero, la pala d’altare con il Battesimo di Gesù (olio su tela centinata, 290 x 158 cm, datata 1679) in cui è evidente l’influsso dell’opera di Francesco Maffei (Vicenza 1605 ca – Padova 1660) nonostante la datazione si riferisca a un periodo successivo alla morte dell’artista, e il dipinto a forma di lunetta Cristo risorto tra i santi Sebastiano e Giovanni Battista (olio su tela, 109,5 x 191 cm) di autore anonimo e di modesta fattura, che per lo stile legato alla tarda maniera veneta si data alla fine del XVI secolo.
Dalla seconda cappella a destra provengono il dipinto raffigurante Sant’Eleuterio (olio su tela, 237 x 120 cm, 1676-78) opera di Pietro della Vecchia (Venezia 1603 – Vicenza 1678), quello con San Nicola di Bari (olio su tela, 237 x 120 cm) – due opere simili sia per le dimensioni che per il netto contrasto tra le vesti di colore acceso dei santi e lo sfondo bruno – e la pala d’altare con San Gaetano Thiene (olio su tela centinata, 290 x 157 cm), a cui la cappella è ora dedicata.
La terza cappella sulla destra è dedicata a san Giuseppe (o alla Sacra Famiglia) e contiene diversi dipinti. Sulla parete destra si trova un’Adorazione dei pastori (olio su tela, 235,5 x 200,5 cm) di chiara memoria bassanesca, attribuita già ad Alessandro Maganza (Vicenza, ante 1556 – 1632), ma oggi più cautamente ricondotta alla mano di un suo allievo; sulla sinistra l’Adorazione dei Magi di Francesco Maffei (olio su tela, 237,5 x 200 cm) di ispirazione veronesiana e dall’insolita inquadratura verticale. L’attico della cappella è ornato da un ciclo di sei tele dedicate a san Giuseppe (Sacra Famiglia, Visitazione, due tele raffiguranti lo stesso tema San Giuseppe e l’angelo, Sposalizio della Vergine, San Giuseppe con la verga fiorita) realizzato da Francesco Maffei tra la fine del quarto e l’inizio del quinto decennio del XVI secolo. Queste Storie di san Giuseppe costituiscono un punto di snodo determinante nel processo di maturazione del pittore, segnando il passaggio dal linguaggio di matrice manieristica verso la briosità pittorica e compositiva di gusto barocco della sua migliore produzione. Il soffitto della cappella è ornato da tre tele (originariamente erano cinque) di identico formato (154 x 107 cm) attribuite – anche se non concordemente – ad Antonio Cecchini, pittore pesarese di cui si hanno poche notizie: i soggetti rappresentati sono la Fuga in Egitto e San Giuseppe e l’angelo. Completa la decorazione della cappella la grande pala d’altare con Sacra Famiglia e Trinità (olio su tela, 288,5 x 131 cm) pervenuta alla Cattedrale da un oratorio dedicato alla Trinità a Cittadella (Padova), come dono del proprietario a Carlo Zinato, vescovo di Vicenza tra il 1943 e il 1971.
La quarta cappella a destra è ornata da una Trasfigurazione (olio su tela centinata, 317,5×169 cm) di Alessandro Maganza che prima del bombardamento avvenuto nel 1944 era collocata nella seconda cappella a sinistra, dove si trovava dal 1613 in sostituzione di un’opera di Giovanni Bellini (forse il dipinto che ora si trova al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli), e da un San Teobaldo (olio su tela centina, 300×178 cm) ancora dalla bottega del Maganza. L’ultimo dipinto restaurato, di incerta attribuzione, proviene dalla terza cappella a sinistra e raffigura Sant’Antonio da Padova (olio su tela centinata, 255 x 130 cm).
I dipinti avevano subito i danni del bombardamento del 1944 abbattutosi sulla chiesa. Le opere furono allora oggetto di un restauro d’emergenza, incompleto e sommario, effettuato presso il laboratorio delle Gallerie dell'Accademia, durante il quale furono effettuati il risarcimento delle lacerazioni e dei buchi con garze e pezzi di tela grossolani nonché una rifoderatura con due tele di lino.
Il recente intervento, ovviando ad alcuni danni insorti con il restauro degli anni Quaranta, è consistito principalmente in un’operazione di pulitura, comprendente la rimozione, lunga e laboriosissima, delle precedenti ridipinture, seguita dalla delicata fase della reintegrazione pittorica, eseguita a seconda delle tipologie di lacuna a rigatino, a puntinatura o a velatura, cercando di restituire accettabile leggibilità e godimento estetico a ogni singolo dipinto oltreché equilibrio visivo all’intero complesso.
Redazione Restituzioni
