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    Torna a Restituzioni 1996

    Venezia supplica sant’Antonio di Padova perché interceda per la cessazione della guerra di Candia

    Data: 1652-1656
    Artista: Pietro Liberi
    Nascita artista: Padova 1605
    Morte artista: Venezia 1687
    Tecnica/Materiale: Olio su tela
    Dimensioni: 409 x 196 cm
    Collocazione: Diocesi di Venezia
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Adriana Augusti
    Restauro: Serafino e Marco Volpin
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    … Come le folgori si sprigionano dalle nubi, così dai santi predicatori emanano opere meravigliose. Scoccano le folgori quando dai predicatori balenano i miracoli; ritornano le folgori quando i predicatori non attribuiscono le loro forti gesta a se stessi, ma alla grazia di Dio. (Antonio da Padova). La forza della parola, potente, profonda, in Antonio di Padova, é rievocata nella bella pala di Pietro Liberi come mezzo d’intercessione per la pace.

    Scheda breve

    La composizione si sviluppa seguendo una linea ondulata, che parte dal basso con l’immagine di Venezia, personificata in una florida donna sontuosamente vestita, e che culmina in alto con la raffigurazione della Trinità appoggiata al globo sopra un trono di nubi. Nel mezzo, sospeso in aria e sostenuto da angeli e putti, appare sant’Antonio di Padova, con il caratteristico saio marrone e il giglio bianco che comprova la sua purezza. La linea bassa dell’orizzonte è segnata dal profilo del mare e dalle vele: un’ideale proiezione del pensiero di Venezia per i propri cittadini impegnati in una dura guerra di mare. Venezia infatti, accompagnata dal consueto leone marciano e con il corno ducale appoggiato su uno scalino, si rivolge ad Antonio perché interceda per la cessazione della guerra di Candia.

     

     

    L’opera fu commissionata dal Senato veneziano nel 1651, per decorare l’altare votivo dedicato a sant’Antonio di Padova nella basilica della Salute a Venezia, allora in costruzione. Stando alle fonti documentarie il dipinto era già concluso nel 1656: si tratterebbe dunque del primo dipinto nell’apparato decorativo della Salute, per il quale Pietro Liberi ricevette, oltre che un adeguato compenso, il titolo di cavaliere.

    L’opera fu senza dubbio apprezzata per la raffinatezza stilistica, che fonde il colorismo chiaro della tradizione veronesiana con un’audace struttura compositiva di tendenza già barocca.

     

     

    Il dipinto si presentava in cattive condizioni per la diffusa instabilità del colore, sollevato in numerosi punti e reso opaco dal processo di ossidazione e cristallizzazione della vernice giallastra. Si è dunque provveduto a un’operazione di preconsolidamento del colore, per evitare danni durante la rifoderatura.

    Successivamente è stata effettuata una leggera pulitura, che ha messo in luce un testo pittorico di eccezionale finezza, ancora fondamentalmente intatto e ora pienamente fruibile in senso estetico e critico.

     

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro, particolare

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, particolare

    Durante il restauro, particolare

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

    Relazione di restauro

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