La composizione si sviluppa seguendo una linea ondulata, che parte dal basso con l’immagine di Venezia, personificata in una florida donna sontuosamente vestita, e che culmina in alto con la raffigurazione della Trinità appoggiata al globo sopra un trono di nubi. Nel mezzo, sospeso in aria e sostenuto da angeli e putti, appare sant’Antonio di Padova, con il caratteristico saio marrone e il giglio bianco che comprova la sua purezza. La linea bassa dell’orizzonte è segnata dal profilo del mare e dalle vele: un’ideale proiezione del pensiero di Venezia per i propri cittadini impegnati in una dura guerra di mare. Venezia infatti, accompagnata dal consueto leone marciano e con il corno ducale appoggiato su uno scalino, si rivolge ad Antonio perché interceda per la cessazione della guerra di Candia.
L’opera fu commissionata dal Senato veneziano nel 1651, per decorare l’altare votivo dedicato a sant’Antonio di Padova nella basilica della Salute a Venezia, allora in costruzione. Stando alle fonti documentarie il dipinto era già concluso nel 1656: si tratterebbe dunque del primo dipinto nell’apparato decorativo della Salute, per il quale Pietro Liberi ricevette, oltre che un adeguato compenso, il titolo di cavaliere.
L’opera fu senza dubbio apprezzata per la raffinatezza stilistica, che fonde il colorismo chiaro della tradizione veronesiana con un’audace struttura compositiva di tendenza già barocca.
Il dipinto si presentava in cattive condizioni per la diffusa instabilità del colore, sollevato in numerosi punti e reso opaco dal processo di ossidazione e cristallizzazione della vernice giallastra. Si è dunque provveduto a un’operazione di preconsolidamento del colore, per evitare danni durante la rifoderatura.
Successivamente è stata effettuata una leggera pulitura, che ha messo in luce un testo pittorico di eccezionale finezza, ancora fondamentalmente intatto e ora pienamente fruibile in senso estetico e critico.
Redazione Restituzioni
