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    Untitled

    Artista: Cy Twombly
    Nascita artista: Lexington, Massachussets, 1928
    Morte artista: Roma, 2011
    Tecnica/Materiale: dipinto su tela con olio, acrilici, pastelli a cera, carboncino e graffito 
    Dimensioni: 200 x 241 cm
    Provenienza: Acquisto dalla Galleria Notizie, Torino, 1966
    Collocazione: Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (inv. P/1704)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Riccardo Passoni
    Restauro: Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: Michela Cardinali (direttore tecnico, responsabile dell’intervento), Bernadette Ventura, Alessandra Bassi, Sandra Vazquez; Paolo Luciani e Andrea Minì (struttura di sostegno); con la direzione di Riccardo Passoni (vice direttore Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino); Maria Rosaria Severino, Valeria Moratti (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino); indagini:Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: Anna Piccirillo (referente delle attività diagnostiche, indagini chimico-fisiche), Chiara Ricci (indagini chimico-fisiche), Daniele Demonte e Paolo Triolo (documentazione fotografica, diagnostica per immagini)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino

    Opera restaurata da Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: Michela Cardinali (direttore tecnico, responsabile dell’intervento), Sara Abram (storico dell’arte), Alessandra Bassi, Sandra Vazquez, Bernadette Ventura con la direzione di Riccardo Passoni (vice direttore Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino); Maria Rosaria Severino, Valeria Moratti (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino)

    Scheda breve

    «To paint involves a certain crisis, or at least a crucial moment of sensation or release; (and by crisis it should be no means be limited to a morbid state, but could just as well be one ecstatic impulse, or in a process of a painting, run a gamut of states). One must desire the ultimate essence even if it is “contaminated”» (C. Twombly, 1957). Nel 1957, quando il grande artista esprime questa rara lettura della sua ricerca in atto, in un’interessante rivista dalla breve durata, «l’esperienza moderna», si è ormai stabilito a Roma ed è entrato subito nel circuito più importante della riflessione pittorica della città. Twombly arriva in Italia nel momento culminante dell’affermazione della scena americana a livello internazionale (da Willem de Kooning a Jackson Pollock, per fare alcuni esempi) ormai affrancatasi dalla necessità di un confronto con l’arte europea. Non solo da un punto di vista linguistico, ma anche ideologico, come già intravisto da Barnett Newman sin dal 1948 (lo sottolinea Philip Larratt-Smith nel catalogo della mostra Cy Twombly. Paradise, Venezia, Ca’ Pesaro, 2015). Ed è stato sottolineato proprio come l’artista avesse scelto, o almeno sentito la necessità, di compiere il passo inverso: ritrovare le radici prime della cultura europea. Sulla stessa rivista in cui compare la sua dichiarazione scrivono Gastone Novelli, Achille Perilli, Toti Scialoja. Frequenta Salvatore Scarpitta, l’entourage di Giorgio Franchetti jr, e Twombly senz’altro rimane coinvolto impordall’incontro con l’arte di Alberto Burri. Se dal 1955 aveva cominciato a ‘scrivere’ sulla pagina bianca, è probabile davvero che, al contatto con Burri, il suo lavoro, pur rimanendo entro i confini della tela bianca, abbia cominciato a ‘sporcarsi’ osservando l’opera radicale che l’artista italiano andava realizzando da anni (come afferma Emily Braun nel catalogo della mostra Alberto Burri. The Trauma of Painting, New York, Guggenheim Museum e Düsseldorf, K21, 2015-2016). Sul campo bianco della tela sembra che la pittura debba inseguire un proprio destino. Più che descrivere, Twombly si mette in ascolto del paesaggio, del mondo, del respiro dell’antico. Roma (Il muro) è un coraggioso intreccio tra grafia e materia, tra segni indecifrabili da un lato e riconoscibili dall’altro: numeri, figure schizzate, graffi intenzionali o meno, macchie di sporcizia, dal sentore talvolta organico. Un sentimento dell’antico e/o del primordiale, non il recupero di una classicità coinvolge Twombly. I suoi segni – non scarabocchi, come è stato osservato (Tacita Dean nel catalogo della mostra Cy Twombly, Londra, Tate Modern, Bilbao, Guggenheim Museum e Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 2008- 2009), in quanto non casuali – diventano negli anni successivi al 1957, e proprio al tornante dei primi anni Sessanta, sempre più affiancati da colpi di materia, di colore, momento in cui l’artista sembra intenzionato a catturare il genius loci nella sua pittura. In questa operazione Twombly si avvarrà anche di una forte libertà di tecniche e azioni, nell’esercizio della pittura, come ben stabilito attraverso le indagini occorse per questo intervento di restauro. In questa grande tela siamo all’altezza del 1961: si tratta di un anno cruciale della produzione di Twombly, che orchestra, tra le altre opere, Ritorno dal Parnaso (parte prima), L’Impero di Flora, assai vicino al nostro Roma (Il muro), poi la Scuola di Atene, Leda e il cigno, per approdare al fragoroso, rutilante cromatismo del ciclo del Ferragosto. Il rapporto tra Twombly e Torino – e quindi con riferimento all’acquisizione da parte della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di questo importantissimo dipinto – aveva avuto occasione di prendere corpo attraverso almeno due esposizioni in una galleria privata di punta della città: la Galleria Notizie. Nel 1963 era stata allestita una sua mostra personale, introdotta da Carla Lonzi (Dipinti di Cy Twombly); ma già nel 1962 l’artista americano era stato accostato in una doppia personale alla grande scultrice americana Louise Nevelson (Sculture di Nevelson. Dipinti di Twombly), sempre presentato dalla Lonzi. Il dipinto – una delle opere di maggiore importanza tra quelle di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Torino – veniva acquisito con delibera della giunta municipale il 15 novembre 1966, per la cifra di 1.352.000 lire dell’epoca.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Ripresa in luce visibile radente del dipinto, particolare delle accentuate deformazioni del supporto e dei diversi spessori della materia pittorica

    Particolare in luce visibile diffusa che mostra la presenza di una piccola lacuna degli strati superficiali

    Particolare in luce visibile radente, che mostra la presenza di una piccola lacuna degli strati superficiali

    Particolare della tecnica di esecuzione delle stesure pittoriche, che mostra la compresenza di diversi materiali

    Durante
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    Durante

    Mappatura grafica relativa allo stato di conservazione prima del restauro

    Particolare durante la fase di dry cleaning lungo lo spessore del telaio

    Fase di consolidamento puntuale del film pittorico

    Documentazione mediante riprese di videomicroscopia per il monitoraggio dello stato di conservazione degli strati superficiali

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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