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    Transito di san Giuseppe

    Artista: Giovanni Domenico Ferretti
    Nascita artista: Firenze, 1692
    Morte artista: 1768
    Tecnica/Materiale: olio su tela 
    Dimensioni: 451 x 251 cm
    Provenienza: Firenze, chiesa di San Paolo Apostolo, detta di San Paolino
    Collocazione: Firenze, chiesa di San Paolo Apostolo, detta San Paolino (proprietà del Fondo Edifici di Culto, Ministero dell’Interno)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Pia Zaccheddu
    Restauro: Nicoletta Fontani, con la consulenza e la collaborazione di Elizabeth Wicks, Marina Vincenti, Luciano Sostegni, Aviv Fürst (cornice) e la collaborazione di Paola Alonso; con la direzione di Maria Pia Zaccheddu (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e per le Province di Pistoia e Prato)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato

    Opera restaurata da Nicoletta Fontani, con la consulenza e la collaborazione di Elizabeth Wicks, Marina Vincenti, Luciano Sostegni, Aviv Fürst (cornice) e la collaborazione di Paola Alonso con la direzione di Maria Pia Zaccheddu (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato)

    Scheda breve

    Il dipinto rappresenta uno dei momenti più alti dell’attività di Giovanni Domenico Ferretti, ricco di pathos e drammaticità, pur nell’utilizzo di una tavolozza chiara e luminosa dove le luci e le ombre sono modulate con estrema perizia. La composizione si apre allo spettatore in tutta la sua grandiosità attraverso l’ampio gesto del Figlio, la dolorosa dignità della Vergine, la drammatica figura agonizzante di san Giuseppe. In questa opera nulla è immoto: ogni personaggio ha un atteggiamento proprio e unico, ogni espressione è differente dall’altra. L’aria partecipa al movimento gonfiando le vesti del Cristo e della Vergine, i panni che coprono i cherubini, le ali spiegate degli angeli, la coltre che avvolge il corpo di Giuseppe, il denso fumo che fuoriesce dal turibolo. Figlio dell’orafo Antonio di Giovanni da Imola e di Margherita di Domenico Gori, Giovanni Domenico nacque a Firenze, ma esordì nella città paterna, Imola, dove a dieci anni, nel 1702, fu a bottega da Francesco Chiusuri (Imola ?-1729), allievo di Carlo Cignani (1628-1719). Dalle notizie riportate da Francesco Maria Niccolò Gabburri (1676-1742), suo primo biografo, Ferretti, rientrato a Firenze, entrò dapprima nello studio di Tommaso Redi dal quale apprese la teatralità dei gesti, le composizioni serrate, la drammaticità espressiva e, successivamente, di Sebastiano Galeotti dal quale acquisì, invece, una pennellata ampia e fluente, una gamma chiara dei colori, panneggi svolazzanti, cieli luminosi e ariosi, guance carnose e rosee, fronti ampie e spaziose, bocche leggermente socchiuse o a cuore. L’opera in esame è stata oggetto di un restauro integrale nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo, che ha permesso di recuperare a pieno la godibilità del dipinto. L’opera ha subito un primo intervento di pulitura che ha rivelato delle peculiarità come la tela in un’unica pezza, singolare per un dipinto di tali dimensioni, e le due strisce di tessuto sul retro, apposte dall’artista e agganciate alle traverse con lo scopo di dargli una maggiore stabilità. Liberata la superficie pittorica dal nero del fumo delle candele, dal pulviscolo atmosferico e da uno strato di colla organica, sono emersi un colore luminoso, ricco di passaggi cromatici, e soprattutto la presenza di alcuni pentimenti dell’autore: nel volto della Vergine, inizialmente spostato a destra, accanto a quello di Giuseppe, ma successivamente posizionato in zona centrale, in asse con il volto del Dio Padre; nel pollice della mano destra del Cristo; nella mano destra dell’angelo accanto a Giuseppe, che presenta un cambiamento peculiare della pozione tale da mostrare una decina di dita, indice di un reiterato ripensamento. Delicati, quanto difficoltosi, sono stati lo strip lining e il consolidamento del colore per il quale è stato necessario, anche in considerazione delle dimensioni dell’opera, l’utilizzo del sottovuoto a bassa pressione, operazione assai delicata che ha richiesto grande maestria da parte del restauratore onde evitare lo schiacciamento del manto pittorico.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro, verso

    Prima del restauro, recto

    Durante
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    Durante

    Durante il restauro, sciarpa originale, vincolata al telaio e sciarpa ricostruita in luogo di quella tagliata

    Durante il restauro, dettagli della Vergine e san Giuseppe, pulitura

    Durante il restauro, particolare del volto di Cristo, pulitura: in alto è visibile la lacuna corrispondente alla toppa

    Durante il restauro, colla animale nel cretto

    Riflettografia IR, particolare del volto della Vergine con il pentimento

    Durante il restauro, fotografia in IR a luce trasmessa; in evidenza le differenze fra le aree a corpo, a velatura e i pentimenti

    Durante il restauro, fotografia a luce radente con tasselli di pulitura

    Durante il restauro, area centrale a luce radente

    Durante il restauro, particolare con Dio Padre, tassello di pulitura

    Durante il restauro, consolidamento sotto vuoto con riscaldamento mediante vasche di acqua calda

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare del pentimento sulla mano dell’angelo

    Dopo il restauro, particolare con il volto della Vergine

    Dopo il restauro, particolare con il volto di Cristo

    Dopo il restauro, particolare con Dio Padre

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
    Privacy policy INTESA SANPAOLO