La transenna lucifera conservata nel Museo Nazionale d’Abruzzo, per le dimensioni ragguardevoli e la quasi totale integrità con cui ci è giunta, costituisce un unicum tra gli arredi scultorei di epoca altomedievale conservatisi nel territorio regionale.
Il manufatto proviene da San Pietro a Campovalano di Campli, una chiesa fondata tra il periodo tardoantico e altomedioevale e divenuta sede monastica in età carolingia. L’edificio altomedievale è stato del tutto cancellato dai rifacimenti avvenuti tra la fine dell’XI secolo e il Trecento. Della prima fase restano solo alcune testimonianze del suo arredo scultoreo, tra cui la transenna di finestra, recuperata durante i restauri effettuati nel 1968 insieme a un’altra pressoché identica.
La transenna è di tipo centinato a due imposte; probabilmente è stata suddivisa per agevolare il montaggio sulla parete, manca infatti qualsiasi elemento di ancoraggio o cardini che consentano il movimento delle ante. È realizzata in pietra calcarea; i due battenti hanno soltanto un lato decorato, quello che era esposto all’esterno, mentre il verso è lasciato sommariamente sbozzato dallo scalpello.
La superficie del recto è ornata con un nastro a tre capi intrecciato che forma una rete a maglie quadrate – due in larghezza e quattro in altezza – al cui interno vi sono nodi di nastri viminei anch’essi bisolcati; la treccia che corre al centro è suddivisa tra i due battenti ma in modo che il disegno sia combaciante tra le due parti. La superficie incisa in maniera decisa, il rilievo piatto e la mancanza di regolarità nella forma della treccia denotano l’attività di un lapicida dai modi in parte affrettati e poco attenti.
La transenna è entrata nel dibattito critico già da tempo, anche se con diverse opinioni in merito alla datazione. Da un lato c’è chi propende per l’VIII secolo, dall’altro chi la posticipa al IX. I confronti sono stati posti sia con materiale scultoreo abruzzese (un frammento di transenna proveniente dalla cattedrale di Atri e quelli di Santa Maria Aprutiensis a Teramo) sia extraregionale, quali la transenna conservata nel Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno – forse proveniente dalla locale chiesa di Sant’Ilario – le transenne romane di Santa Sabina, Santi Silvestro e Martino ai Monti e altre, frammentarie, conservate presso le raccolte dei Mercati di Traiano.
Sulla scorta dei pareri già espressi si può circoscrivere la datazione del pezzo alla prima metà del IX secolo, grazie anche ai decisivi confronti proposti con le transenne di Atri, Teramo e Ascoli, verosimilmente tutte eseguite da una bottega itinerante tra il teramano e il piceno che faceva uso di un insieme di modelli ripetibili.
Il manufatto si trovava in un discreto stato di conservazione. Nella prima fase del restauro realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni si è proceduto con una pulitura approfondita, effettuata con tecniche diverse e non invasive. La rimozione di depositi incoerenti e coerenti, aloni, macchie e croste nere ha permesso quindi il recupero cromatico della superficie lapidea. Non sono stati necessari consolidamenti superficiali, è stato invece rinforzato un precedente restauro che aveva già sanato una lesione presente sull’anta destra, procedendo poi con la stuccatura dei bordi e il loro trattamento cromatico.
