La statua era stata abbandonata da tempo immemorabile in un deposito all’aperto dell’area archeologica di Saepinum-Altilia e nulla si conosce della sua collocazione originaria; qualcuno la ricorda prima accantonata nei pressi del Foro ed è possibile che sia stata trovata nel corso degli scavi effettuati nel secolo scorso.
Il torso in marmo bianco si presenta acefalo, privo del braccio destro a partire dall’incavo ascellare e con la parte inferiore troncata in obliquo all’altezza dell’inguine. Resta una porzione del braccio sinistro fino al gomito. I genitali risultano mutilati e la peluria pubica è appena rilevabile per la consunzione della superficie. Il taglio del deltoide lavorato a subbia e tracce di una staffa fanno supporre l’assemblaggio dell’arto con la tecnica del piecing. Di dimensioni appena superiori al naturale, la statua virile ha forme anatomiche salde e atletiche: torace ampio, pettorali pronunciati, digitazioni intercostali e partizioni addominali ben evidenti, linea alba ad andamento obliquo coerente con la ponderazione, cresta iliaca rilevata, pube trattato a ciocche. Sul retro la muscolatura dorsale è altrettanto accuratamente delineata. I glutei massicci sono divisi da una fenditura profonda. La spina dorsale è fortemente inflessa.
La nudità del corpo è solo in parte celata dalla ricaduta sul fianco sinistro di un ampio mantello. Il panneggio è fermato sulla spalla da una bulla; sul retro è definito sommariamente con pieghe larghe e pesanti. La testa è spezzata alla base del collo ma la posizione dei muscoli suggerisce che fosse volta a sinistra.
Nonostante le mutilazioni che non rendono agevole la ricostruzione del tipo, la figura si ricostruisce stante e con ponderazione sulla destra; doveva aderire con la coscia e il polpaccio destro a un sostegno. La gamba sinistra, flessa e arretrata, doveva poggiare al suolo con la sola parte anteriore del piede. La posizione delle gambe si riflette sulla costruzione del busto appena ruotato a sinistra, in cui si coglie l’inarcarsi del fianco destro e il rialzarsi della spalla sinistra. Il braccio destro era in posa distesa e discosto dal busto; il sinistro piegato al gomito era portato in avanti, coperto dal paludamentum ricadente a dense pieghe fino al polpaccio. Il tipo iconografico è conforme a quello del cosiddetto ‘Diomede di Monaco’, restituito nella sua interezza da un esemplare rinvenuto a Cuma: l’eroe è raffigurato vestito di sola clamide, gettata sulla spalla sinistra senza avvolgere il braccio sinistro. Lo schema è di chiara ascendenza policletea, ma le proporzioni snelle delle membra, la dinamica costruzione delle parti anatomiche, la resa plastica della capigliatura sono indicatori di una nuova sensibilità. Il torso riproduce fedelmente il prototipo nell’impostazione generale della figura e nella costruzione vigorosa del nudo, ma se ne discosta per la posizione del braccio destro sollevato e la foggia del mantello, affibbiato sulla spalla sinistra e ricadente in avanti lungo il fianco, soluzione ben documentata, ad esempio, da una statua della collezione Farnese ora nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La rassegna delle repliche di età romana documenta l’uso frequente dello schema iconografico per le immagini di personaggi celebrati per le loro virtù militari. La datazione al I secolo d.C. è desumibile dalle modalità di esecuzione della muscolatura, dall’uso moderato del trapano nel solco inguinale, nel tondo dell’ombelico e nello stacco delle natiche, dalla resa del mantello solcato da pieghe nettamente definite da solchi di trapano che creano intensi effetti chiaroscurali.
La statua, destinata alla celebrazione di un personaggio di rilievo, per le caratteristiche e gli elementi sopra descritti doveva trovare collocazione in uno spazio pubblico, nella piazza del Foro di Saepinum o in un edificio ad esso annesso. Una conferma a tale proposito viene dall’attestazione di un altro frammento di torso virile nudo con clamide rientrante in un tipo statuario assimilabile al nostro esemplare, finora inedito.
