In uno spazio architettonico rinascimentale si compie il dramma di Virginia Romana, giovane figlia del plebeo Lucio Virginio, insidiata dal decemviro Appio Claudio che ne rivendica il possesso sulla base di falsi pretesti. Lucio Virginio, pur di non cedere la figlia, decide di ucciderla, secondo un codice di comportamento che privilegia i valori assoluti, di ordine morale.
Il discorso visivo, dalla struttura dinamica molto concitata, procede per singoli nuclei drammatici, collegati dal ritornare molteplice dei protagonisti, secondo una tecnica narrativa di memoria medievale. Nella vivace trama gestuale risaltano dettagli umanissimi, primo fra tutti quello di Virginio che, sul punto di uccidere la figlia, volge il capo per non vedere il terribile gesto che l’onore gli impone di compiere.
Il dipinto ha conosciuto una buona fortuna critica fino ai primi del Novecento, per cadere successivamente in una lunga fase di oblio. Acquistato dal conoscitore Giovanni Morelli presso le Gallerie delle Pitture del Monte di Pietà, il dipinto fu allora ricondotto alla committenza di Giovanni Vespucci e associato più tardi al pannello della Storia di Lucrezia ora conservato presso l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston.
La critica aveva riconosciuto nelle opere due spalliere di cassone, realizzate per il matrimonio di Vespucci con Namicina Nerli (1500), in base al soggetto incentrato sul trionfo delle virtù femminili. E’ stata tuttavia proposta una nuova lettura interpretativa, focalizzata sulla connotazione anti-tirannica del soggetto, che andrebbe dunque inteso in chiave anti-medicea. Ciò porterebbe a escludere la committenza Vespucci, sostenitore della linea dei Medici. Altrettanto incerta è la funzione originaria del dipinto: la predilezione di una visione dal basso fa infatti pensare al rivestimento di una sala. Dubbia è risultata inoltre, dopo il restauro, l’autografia botticelliana, anche se al maestro appartengono senz’altro l’impostazione complessiva e il disegno.
La superficie del dipinto si presentava offuscata da una patina pigmentata attraverso cui si individuavano restauri pittorici, localizzati prevalentemente nella parte sinistra, ampi, molto scuriti e in parte sollevati. Vi era inoltre un triplice strato costituito da stuccature a colla e gesso; uno stucco color nero e un’altra stuccatura ricca di cera. Il supporto al di sotto si presentava danneggiato dall’attacco di insetti xilofagi.
Si è dunque proceduto con la pulitura e la rimozione della vernice e alterazioni pittoriche mediante solvente e bisturi. Non sono invece stati eliminati gli antichi risarcimenti a imitazione che presentavano buona stabilità, ma soltanto armonizzati al resto del dipinto mediante un lievissimo intervento cromatico.
Redazione Restituzioni
