La statuetta fa parte della donazione di antichità che il Patriarca di Aquileia Giovanni Grimani fece alla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1587. Si trattava di una collezione imponente, ricca di marmi, monete, cammei e bronzi, ammirata dal Duca di Ferrara Alfonso II e da Enrico III di Francia già nel 1574. Secondo diverse testimonianze i reperti provenivano dalle zone più diverse, da Roma ma anche da Atene, da Costantinopoli ma anche da altre zone minori della Grecia. L’unico vincolo posto dal Patriarca alla cessione della sua raccolta riguardò la scelta di una sede adatta ad ospitare la collezione, sede che fu individuata nell’Antisala della Libreria di San Marco. Al progetto di adeguamento della Sala fu chiamato ad intervenire anche Vincenzo Scamozzi, ma lo stesso Grimani partecipò attivamente alla sistemazione (alla sua morte vi subentrò il Procuratore de Supra Federico Contarini).
La statuetta rappresenta una figura femminile stante. La gamba sinistra è appena flessa e la testa è leggermente inclinata verso destra e all’indietro. La postura sembra accordarsi all’atteggiamento del volto, definito dalla critica melanconico. La dea riveste il peplo, che si adatta sul petto delineando il seno, si allarga alla cintura con un ricco rigonfiamento, e scende articolandosi in fitte pieghe. Sul capo è posato il mantello (himation) che copre per tre quarti la schiena e scende sul braccio sinistro e sulla spalla destra. Il mantello lascia intravedere la capigliatura a riccioli sciolti, leggermente ondulati con scriminatura centrale. Se permangono dubbi sulla pertinenza della testa al busto, certa è invece l’identificazione della figura con la dea Demetra. Come altri esemplari del lascito Grimani, anche la statuetta in esame rientra tra le figure votive derivate tra il 420 e il 360 a.C. da originali statue di culto di grandi maestri. Il problema principale riguarda la provenienza, tuttora incerta. I risultati delle analisi finalizzate all’identificazione del tipo marmoreo potranno contribuire a localizzare il santuario da cui queste statuette dovevano provenire.
La statua è ampiamente lacunosa ed evidenzia rifacimenti cinquecenteschi che completano il naso, il mento e la parte inferiore della veste. Altri rifacimenti (ad es. gli avambracci) già in passato erano stati rimossi. L’intervento ha consistito nella rimozione meccanica delle vecchie stuccature. Dopo l’eliminazione dello strato di cera con impacchi ripetuti di cotone idrofilo imbevuto in tricloroetilene, la pulitura è stata effettuata con impacchi di polpa di carta con una soluzione debolmente basica. Un ulteriore più profonda pulitura è stata compiuta con acqua atomizzata. Ad un leggero consolidamento superficiale eseguito con l’applicazione a pennello di una soluzione blanda di resina acrilica (Paraloid B72) in tricloroetano, sono seguite le stuccature delle fessure con polvere di marmo a varie granulometrie e resina acrilica in emulsione (Primal AC 33). Come ulteriore protezione è stato steso un film di cera microcristallina ad alto punto di fusione (Cosmolloid).
Redazione Restituzioni
