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    Sette statue in bronzo dorato (San Francesco Saverio, San Filippo Neri, Sant’Isidoro Agricola, San Francesco d’Assisi, San Francesco Borgia, San Francesco di Sales, San Francesco di Paola)

    Artista: Ciro Ferri
    Nascita artista: Roma, 1633
    Morte artista: 1689
    Tecnica/Materiale: fusione in bronzo, doratura a mercurio e doratura a foglia
    Dimensioni: alt. min. 82, alt. max 90 cm
    Provenienza: Roma, chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina, altare di Sant’Ignazio, transetto sinistro (San Francesco Saverio, San Filippo Neri, Sant’Isidoro Agricola); altare di San Francesco Saverio, transetto destro (San Francesco d’Assisi, San Francesco Borgia, San Francesco di Sales, San Francesco di Paola)
    Collocazione: Roma, chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina, Museo
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Emanuela Settimi
    Restauro: Sante Guido; con la direzione di Emanuela Settimi (Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma

    Opera restaurata da Sante Guido Restauro Opere d’Arte con la direzione di Emanuela Settimi (Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma)

    Scheda breve

    Questo formidabile gruppo di sette statue in bronzo dorato, conservate nel museo annesso alla chiesa del Santissimo Nome di Gesù – a cui se ne deve aggiungere un’ottava, raffigurante Santa Teresa d’Avila, non presente in mostra perché già restaurata di recente – è rimasto a lungo sconosciuto. Chiuse in armadi di sagrestia e mai citate nelle guide e nelle fonti, se ne era perduta la memoria fino al loro rinvenimento nel 1922. Le iscrizioni incise sul retro delle basi forniscono dati fondamentali per la ricostruzione della storia di questi piccoli capolavori dimenticati.

    Le otto statue sono state realizzate grazie a un legato del padre Cesare Massei, figura eminente della Congregazione dell’Oratorio, di cui fu preposito dal 1683 alla morte. Nel suo testamento lasciava alla chiesa del Gesù, a disposizione del fratello gesuita Giuseppe, 200 scudi per l’altare di Sant’Ignazio e altrettanti per l’altare di San Francesco Saverio allo scopo di realizzare degli ornamenti. Il preposito morì nel dicembre 1687, cosicché l’esecutore testamentario a partire da quella data poté dare seguito alle disposizioni del fratello, aggiungendo altri 200 scudi. Sulle basi delle statue è anche inciso il nome di Ciro Ferri, che, in quanto «inventore», ebbe la responsabilità del progetto e dei disegni degli otto bronzi dorati, ma non solo, perché, come suggerisce il termine «praefuit», presiedette anche alla loro realizzazione, forse modellandone anche i bozzetti in creta, poiché questo era il consueto modo di lavorare dell’artista romano, scultore oltre che pittore. Per quanto concerne la cronologia delle sculture, i lavori, dall’ideazione all’esecuzione, dovettero svolgersi entro i termini circoscritti tra la morte di Cesare Massei nel dicembre 1687, e quindi non prima dell’inizio del 1688, e quella di Ciro Ferri, sopraggiunta il 13 settembre 1689.

    Con ogni probabilità la scelta della committenza Massei cadde su Ciro Ferri per almeno un paio di ragioni. In primo luogo l’oratoriano Cesare poteva già conoscere l’artista per averlo visto lavorare al tabernacolo dell’altare maggiore di Santa Maria in Vallicella tra il 1672 e il 1684, tanto da suggerirne il nome al fratello gesuita, suo futuro esecutore testamentario. In secondo luogo è plausibile che Giuseppe Massei avesse già avuto modo di incrociare al Gesù l’artista, che era stato preso in considerazione da padre Giovanni Paolo Oliva, generale della Compagnia, come possibile esecutore della decorazione del Gesù, incarico infine assegnato nel 1672 al genovese Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio. Sotto il profilo stilistico le statue mostrano un’evidente unitarietà di linguaggio, di rara qualità scultorea, che tende a essere meno limpido solo laddove le vicende storiche e il differente stato di conservazione ne hanno parzialmente modificato l’aspetto. Le prime tre del gruppo, destinate all’altare di Sant’Ignazio nel transetto sinistro assieme a Santa Teresa d’Avila, vale a dire San Francesco Saverio, San Filippo Neri e Sant’Isidoro Agricola, tutti santi, come Ignazio, canonizzati da Gregorio XV il 12 ottobre 1622, mantengono inalterata la qualità ‘coloristica’ delle superfici nel modo di tradurre nel bronzo dorato le differenti materie rappresentate, ossia gli incarnati, i capelli e le barbe, la varietà dei tessuti. Tutti sono colti nell’atteggiamento che li descrive nella loro peculiarità: San Francesco Saverio apre la cotta sul petto per placare il fuoco dell’amore per Dio che gli arde nel cuore, San Filippo Neri estrinseca la sua adorazione ‘attiva’ non solo attraverso il gesto delle mani, giunte nella preghiera, ma anche nell’animato movimento della casula, infine Sant’Isidoro Agricola, di cui esistono studi preparatori, è raffigurato in una bella torsione nell’atto di far scaturire l’acqua dalla terra. Al secondo gruppo di statue, realizzate per l’altare di San Francesco Saverio – San Francesco d’Assisi, San Francesco di Sales, San Francesco di Paola, San Francesco Borgia – è toccata una sorte dissimile, testimoniata in parte dalla presenza sulla base di uno stemma, in parte dagli evidenti rimaneggiamenti delle superfici. All’inizio del 1679 l’allora chierico di camera, ma dal 1686 cardinale, Giovanni Francesco Negroni, originario di Genova e vicino alla Compagnia di Gesù, comunicava a padre Oliva di aver portato a termine la fabbrica della cappella di San Francesco Saverio, di cui aveva assunto il patronato, che continuò a essere arricchita negli arredi fino al 1702, sotto la direzione di Luca Berrettini, nipote di Pietro da Cortona, che vi lavorò almeno dal 1672. Il cardinale fece apporre lo stemma di famiglia alle quattro statue e pagò Pietro Ceci per aggiungere parte di doratura.

    Se San Francesco d’Assisi si mostra con la sua doratura originale a mercurio – molto simile a quella delle statue destinate all’altare di Sant’Ignazio e forse già in essere quando intervenne Ceci – uniforme e ben conservata, che interessa anche la base, seppure questa abrasa in più punti, e lo stemma, invece San Francesco di Sales e San Francesco di Paola, oltre ad avere le basi in bronzo con profilature in oro a mercurio e gli stemmi con i tre pali scuri che risaltano sull’oro, esibiscono due diverse tecniche di doratura, che appartengono ad altrettanti momenti in cui i bronzi sono stati rifiniti. All’intervento di Ciro Ferri apparterrebbe la doratura a mercurio della mozzetta e della casula e di alcuni elementi decorativi, come i merletti dei polsini e dell’orlo del rocchetto di San Francesco di Sales e il cordone di San Francesco di Paola, mentre si suppone che a Pietro Ceci si debba l’aggiunta di doratura, eseguita sulle parti in origine lasciate a bronzo con foglia d’oro su preparazione a stucco.

    Ingiudicabile, ormai, San Francesco Borgia, che pure ha la base con il bronzo a vista e le profilature in oro a mercurio: l’attuale doratura galvanica azzera ogni possibilità di ulteriori riscontri sulla tecnica esecutiva originale, irrimediabilmente compromessa dall’intervento moderno. Il restauro realizzato nell’ambito di Restituzioni conferma un’unica paternità per tutte le statue e l’omogeneità della serie, preziosa testimonianza dell’attività di Ciro Ferri scultore, degna di affiancare la sua feconda produzione grafica e pittorica.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, San Francesco di Assisi, particolare; in evidenza le lacune nella zona del collo e uno strato estremamente sottile di oro opaco che ricopre le superfici in origine color bronzo scuro

    Prima del restauro, San Francesco Borgia, particolare delle superfici ricoperte dalla doratura sottile e opaca, eseguita con la tecnica moderna del bagno galvanico

    Prima del restauro, San Francesco di Sales, particolare del braccio sinistro; in evidenza, sulla manica, le lacune dell'antica ridoratura a foglia d’oro sulle superfici in origine color bronzo scuro, e sul polsino dell’alba una porzione della decorazione originaria del merletto inciso a bulino e dorato ad amalgama al mercurio

    Prima del restauro, San Filippo Neri, particolare delle superfici con depositi di sporco, grasso e gocce di cera di candele dal tono verde scuro; in verde chiaro i processi di corrosione attiva del rame

    Prima del restauro, San Francesco di Sales, particolare delle superfici originali color bronzo scuro, ricoperte da foglia d’argento color oro grazie all’applicazione di vernice a mecca

    Prima del restauro, San Francesco di Sales, braccio destro, particolare della manica con le lacune dell’antica ridoratura a foglia d’oro; il volume coperto dalla vernice dorata che copriva il fondo color bronzo e l’incisione in oro «IHS»; in evidenza la porzione, sul polsino dell'alba, dell'originaria decorazione del merletto inciso a bulino e dorato ad amalgama al mercurio e, sulla mano, le labili tracce della foglia d'argento dorata con vernice a mecca

    San Francesco Saverio, San Filippo Neri e sant’Isidoro Agricola, in evidenza la tecnica esecutiva in bronzo dorato ad amalgama al mercurio

    Prima del restauro

    Prima del restauro, San Francesco d’Assisi

    Prima del restauro, San Francesco Borgia

    Prima del restauro, Sant’Isidoro Agricola

    Prima del restauro, San Francesco di Paola

    Prima del restauro, San Francesco di Sales

    Prima del restauro, San Francesco Saverio

    Prima del restauro, particolare di San Francesco Saverio

    Prima del restauro, dettaglio della cotta di San Francesco Saverio

    Prima del restauro, particolare di San Filippo Neri

    Prima del restauro, particolare dell’iscrizione sulla base di San Francesco d’Assisi

    Prima del restauro, dettaglio del saio di San Francesco d’Assisi

    Prima del restauro, dettaglio del saio di San Francesco d’Assisi

    Prima del restauro, particolare di San Francesco di Paola

    Francesco di Sales, san Francesco di Paola, san Francesco Borgia, san Francesco d’Assisi, in evidenza la tecnica esecutiva in bronzo, bronzo dorato, parzialmente argentato e meccato o stuccato e coperto con foglia d'oro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, dettaglio con Sant’Isidoro Agricola, in evidenza la doratura originale delle superfici dei panneggi, dopo la pulitura e, sul braccio, i depositi superficiali di sporco grasso e polveri, gocce di cera e prodotti di alterazione del metallo

    Durante il restauro, San Francesco di Assisi, particolare con la rimozione dello strato di porporina

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    Durante il restauro

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, San Francesco Borgia, particolare della base, con l'originaria bicromia bronzo-oro delle superfici; al centro lo stemma cardinalizio di Giovanni Francesco Negroni

    Dopo il restauro, San Francesco d’Assisi

    Prima del restauro, San Filippo Neri

    Dopo il restauro, San Filippo Neri

    Dopo il restauro, Sant’Isidoro Agricola

    Dopo il restauro, San Francesco di Paola

    Dopo il restauro, San Francesco di Sales

    Dopo il restauro, San Francesco Saverio

    Dopo il restauro, particolare di San Francesco Saverio

    Dopo il restauro, particolare di San Francesco di Paola

    Dopo il restauro, San Francesco di Paola, particolare; in evidenza il rosario, il cordone e la casula, con doratura originale ad amalgama al mercurio; il volto, ricoperto da foglia d’argento color oro con l’applicazione di vernice a mecca, e la veste, ridorata a foglia d'oro su uno strato di gesso e colla, in origine color bronzo scuro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

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