Da un fondo bruno, attenuato da tonalità calde, emerge con forza il ritratto a mezzo busto dell’apostolo Andrea. E’ un uomo maturo, con lo sguardo profondo e pensoso: gli occhi scuri e vividi si volgono fuori, verso l’osservatore, con cui instaura una sorta di muto dialogo. La fronte alta e curva è segnata da lievi rughe, secondo la sensibilità naturalistica di Ribera, visibile anche nella realizzazione della corta barba grigia, tratteggiata con grande finezza di dettaglio.
L’apostolo è ripreso nella caratteristica postura del pensatore, con il gomito su un tavolo e la testa lievemente inclinata e appoggiata al braccio: nonostante le apparenze, non si tratta di un ritratto realistico, ma di un ritratto idealizzato, dalle forti valenze simboliche. A confermarlo sono gli attributi iconografici che accompagnano l’effigiato: il pesce che egli regge con la mano destra (in riferimento al passo neotestamentario che lo vuole “pescatore di uomini”), il libro che lo qualifica come apostolo e, infine, l’enorme croce alle spalle, strumento del suo martirio.
L’attribuzione dell’opera a Jusepe de Ribera è relativamente recente e risale, in particolare, al contributo critico di Antonio Cappellini, di primo Novecento.
Tale attribuzione è stata in seguito mantenuta nelle guide del Santuario del Pilastrello a Lendinara, dove l’opera si trova tuttora. Le cattive condizioni di conservazione, tuttavia, hanno resa incerta l’assegnazione all’artista spagnolo: dubbi che sono stati fugati solo con l’ultimo restauro. L’intervento ha infatti messo in luce l’alta qualità del dipinto, che doveva appartenere a un perduto Apostolado, genere pittorico che ebbe grande fortuna in area iberica e che fu più volte riproposto da Ribera e dalla sua bottega. La tecnica d’esecuzione, caratterizzata da una forte luminosità e da una marcata espressività, va ricondotta a un particolare momento dell’evoluzione stilistica dell’artista, quando intorno al quinto decennio del Seicento, il suo linguaggio diventa scarno ed essenziale, attento soprattutto a una più raffinata resa psicologica.
Il dipinto presentava due fasce aggiunte, sopra e sotto, che sono state mantenute in considerazione dell’opportunità di ricollocare la tela nella nicchia ottocentesca. E’ stato invece opportuno porre rimedio a numerosi altri danneggiamenti, dall’insufficiente tensionamento della tela alla crettatura della superficie dipinta, offuscata peraltro da depositi di polvere, nerofumo e vernici ingiallite.
E’ stata effettuata una pulitura preliminare, il rinnovo della foderatura e la sostituzione del vecchio telaio con uno nuovo, estensibile. L’intervento è continuato con la pulitura vera e propria; il risarcimento delle lacune e la reintegrazione pittorica. Sul dipinto è stato infine nebulizzato un sottile film di vernice, per proteggere il manto pittorico e ristabilire un’omogeneità di riflessione.
Redazione Restituzioni
