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    Torna a Restituzioni 2018

    Santa Maria Maddalena

    Data: 1500 - 1505 ca
    Artista: Collaboratore di Pietro Bussolo (Donato Prestinari?)
    Tecnica/Materiale: legno di tiglio intagliato, dipinto e dorato
    Dimensioni: 161 x 50 x 36 cm; base 7,5 x 63 x 41 cm
    Provenienza: Pagliaro, Algua (Bergamo), chiesa del Corpus Domini
    Collocazione: Pagliaro, Algua (Bergamo), chiesa del Corpus Domini
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Monica Ibsen
    Restauro: Luciano Gritti; con la direzione di Angelo Loda (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia

    Opera restaurata da Luciano Gritti con la direzione di Angelo Loda (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia)

    Scheda breve

    La Santa Maria Maddalena costituisce un’importante testimonianza della produzione scultorea a cavaliere tra Quattro e Cinquecento nel territorio bergamasco, segnata dall’opera dell’intagliatore milanese Pietro Bussolo, attivo a Bergamo dal 1490 al 1499 e nel 1525- 1526, ma in relazione con le valli bergamasche anche negli anni 1499-1524, in cui visse prevalentemente a Salò o a Milano. La statua fu realizzata per l’altare della Maddalena nella chiesa del Corpus Domini di Pagliaro, frazione di Algua (Bergamo) in Val Serina, dove le visite pastorali la documentano dal 1536. La realizzazione deve collocarsi tra la conclusione del cantiere della chiesa nel 1494 e il 1507, quando Giulio II sancì il giuspatronato della comunità locale sulla chiesa. L’attribuzione a Bussolo si deve a Raffaele Casciaro che la collocò nella produzione matura dell’intagliatore. Più recentemente, nel 2016, per l’affinità con San Vincenzo e Santo Stefano del Museo della Basilica di Gandino e il più debole Sant’Antonio abate di Serina venne ipotizzata un’esecuzione con il concorso di collaboratori. Il restauro realizzato in occasione di Restituzioni ha confermato l’inquadramento stilistico e cronologico dell’opera grazie al recupero del raffinato dialogo tra i volumi intagliati e il complemento pittorico attraverso il quale prende vita la figura, che ha perso la sorda, mortificante uniformità conferitagli da grevi ridipinture. La Maddalena, realizzata in un tronco di tiglio profondamente scavato nella parte posteriore, è ideata per una visione frontale e dal basso, che rende ragione del gonfiore degli occhi e dello sguardo, come della rigida calotta dei capelli. Nell’ostensione degli attributi (il vaso di unguenti e un più inusuale libro) si configura come oggetto della devozione, indicando al fedele un modello da seguire nella dedizione al Cristo e nell’affidamento a Dio. La santa appare raccolta in una forma chiusa entro cui i gesti sono ritratti e bloccati, ma un lieve avanzamento del piede sinistro (sostituito nel tempo da un goffo rifacimento, rimosso nel restauro), l’impercettibile torsione della testa e il risvolto blu del manto dorato che attraversa la figura sottraggono la figura alla piena frontalità e la animano. Le chiome sinuosamente ricadenti sulle spalle incorniciano e illuminano il volto grazie alla sontuosa applicazione di foglia d’oro, recuperata sotto le pesanti ridipinture brune. Le pieghe del manto riprendono i panneggi cartacei della produzione di Bussolo dell’ultimo ventennio del Quattrocento (dall’ancona di Albino a Salò, a Villa d’Adda) trasformandoli in ampi occhielli definiti da risalti appiattiti in superficie, come si osserva già nella Madonna del polittico di Villa d’Adda. Anche il volto presenta un’indiscutibile affinità con le fisionomie femminili del maestro milanese, esito del dialogo con la cultura bramantesca e zenaliana degli anni Ottanta del Quattrocento. Tuttavia, qui sulla superficie del volto non si incidono i tratti né emerge la struttura ossea, allo stesso modo che in San Vincenzo e Santo Stefano di Gandino, opera di un collaboratore attento a volumi compatti e regolari, a tratti delicati, che le carte suggeriscono di identificare in Donato Prestinari. Allo stesso Prestinari – che è documentato come allievo e collaboratore di Bussolo nel 1501 e che avrà un’importante attività nelle chiese bergamasche durante il primo quarto del Cinquecento – sembra plausibile restituire anche la Maddalena di Pagliaro, condotta in stretta relazione con il maestro.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, veduta anteriore

    Prima del restauro, veduta posteriore

    Prima del ritocco, particolare del busto con il dettaglio dei capelli

    Prima del restauro, particolare del busto

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, prove di pulitura

    Durante il restauro, prove di pulitura, particolare del manto

    Durante il restauro, prove di pulitura, particolare del libro

    Durante il restauro, prove di pulitura, particolare del viso

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare del panneggio

    Dopo il restauro, particolare del busto

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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