Un sussulto percorre l’intensa figura di Giovanni Evangelista, scultura in terracotta dipinta, di singolare qualità nella produzione del primo Rinascimento lombardo.
Il santo, ripreso in piedi e con lo sguardo doloroso estaticamente rivolto verso l’alto, si offre allo spettatore nella sua interezza, avvolto in un drappo rosso cinabro e una lunga tunica azzurro intenso che cade fino all’altezza dei piedi. Lunghi capelli castani e ondulati, secondo l’iconografia tradizionale, incorniciano il volto quasi adolescenziale, segnato da un’indicibile sofferenza che ancora avvince ed emoziona.
La statua appartiene a un gruppo scultoreo in terraccotta, l’insieme del Compianto, opera di grande teatralità del primo Cinquecento milanese, custodito nell’angusta cripta della chiesa del Santo Sepolcro. Si trattava di un tema molto diffuso in area lombarda, soprattutto in relazione a una rinnovata sensibilità religiosa, particolarmente legata alla devozione della Passione di Cristo.
Nell’Ottocento il gruppo era stato attribuito al Caradosso, fino a quando, nel 1910, Gerolamo Biscaro rintracciò il nome di Agostino de’ Fondulis, orientando la critica verso una nuova attribuzione, che si è alla fine consolidata negli anni.
Per la datazione la critica propone il 1514 circa, in riferimento alla costituzione, nella chiesa del Santo Sepolcro, della Confraternita per la devozione alla Passione di Cristo: cronologia che peraltro coinciderebbe con un momento di maturazione nel percorso dell’artista, che è possibile cogliere nell’opera, come emerge da una recente interpretazione critica.
Il restauro ha consentito il recupero di un’opera che sembrava irrimediabilmente compromessa, se non quasi del tutto perduta.
L’umidità concentrata nel piccolo ambiente della cripta aveva infatti aggredito la scultura da tempo antico, come dimostrano alcune integrazioni in gesso, in alcuni punti mantenute ed evidenziate dopo la pulitura, come ad esempio nel piede destro. Diversamente il bordo inferiore della veste, che presentava un rifacimento in gesso molto compromesso, è stato ricostituito con un impasto a base di polvere di cellulosa e resina acrilica.
La pulitura ha infine permesso di riscoprire il colore originario della scultura.
Dopo la radicale rimozione di uno strato di particellato, muffe e detriti si è proceduto con un intervento diversificato: l’azzurro della veste, che si è rivelato essere azzurrite, è stato liberato dall’ossidazione della vernice; il rosso cinabro del manto è riemerso da una ridipintura coprente e compatta mentre l’incarnato, prima celato da una pesante opera di integrazioni, è stato efficacemente restituito nella sua qualità cromatica.
Redazione Restituzioni
