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    Torna a Restituzioni 2018

    San Gerolamo penitente

    Data: 1556-1561
    Artista: Tiziano Vecellio
    Nascita artista: Pieve di Cadore, Belluno, 1488/1490
    Morte artista: Venezia, 1576
    Tecnica/Materiale: olio su tavola
    Dimensioni: 235 x 125 cm
    Provenienza: Venezia, chiesa di Santa Maria Nova
    Collocazione: Milano, Pinacoteca di Brera (Inv. Nap. 93; Inv. Gen. 119; Reg. Cron. 81)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Cristina Passoni
    Restauro: Luigi Parma (superficie dipinta), Roberto Buda (supporto ligneo); con la direzione di Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera); indagini: Laboratorio di restauro, Pinacoteca di Brera: Andrea Carini (riflettografia IR); Antonietta Gallone (stratigrafie)
    Ente di Tutela: Pinacoteca di Brera

    Opera restaurata da Luigi Parma (superficie dipinta), Roberto Buda (supporto ligneo) con la direzione di Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera)

    Scheda breve

    La tavola, proveniente dalla distrutta chiesa veneziana di Santa Maria Nova, fu realizzata probabilmente tra il 1556 e il 1561 per il mercante tedesco residente a Venezia Enrico Helman, titolare del giuspatronato sulla cappella di San Gerolamo e cognato di Giovanni d’Adda, il committente dell’Ecce Homo di Tiziano, oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

    San Gerolamo domina la scena in un violento corpo a corpo con il paesaggio scistoso. Con lo sguardo rivolto al crocifisso si puntella saldamente alla montagna con il braccio sinistro teso, mentre con il destro è in procinto di percuotersi con un sasso con energia a stento trattenuta, in una posa atletica forse ripresa dalla statuaria antica. Oltre al sasso e al crocifisso, l’apparato di attributi che lo caratterizza è composto dai libri, riferibili alla sua attività di commentatore delle Sacre Scritture, appoggiati in bella mostra su una scansia naturale formata dalle rocce, e dal leone, placidamente addormentato ai suoi piedi, noncurante del vento intenso che sferza le chiome degli alberi. Disseminati nell’ambiente sono stati decifrati altri elementi collegabili all’universo simbolico del santo, come la lucertola, allusiva alle tentazioni, la chiocciola, paziente e capace di resistere a lungo senza cibo nel suo guscio come l’asceta all’interno della grotta, l’edera, che rinvia all’albero della croce, e il teschio e la clessidra a rammentare lo scorrere del tempo e la morte. Per la corporatura atletica del santo, in cui sono stati riscontrati echi formali michelangioleschi, il dipinto è stato ascritto alla fase manierista di Tiziano. La critica ha inoltre sottolineato il pathos drammatico della scena e l’interazione tra la figura umana e il paesaggio, che da semplice sfondo diventa la cassa di risonanza del tormento interiore di Gerolamo, similmente a quanto l’artista aveva già sperimentato nella pala di San Pietro Martire della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo (1526-1529). La tavolozza cupa, dalle tonalità terrose è strettamente collegata alla prassi esecutiva adottata in quest’opera. Consistente in una stesura pittorica senza traccia di disegno sottostante, costruita direttamente sulla preparazione solo tramite velature con un medium molto oleoso, a cui sono sovrapposte pennellate corpose per suggerire i volumi o i rialzi luminosi delineati con rapidi colpi di biacca, come nei dettagli sbalorditivi del teschio e della clessidra, per cui è stato evocato il nome di Rembrandt. Di questo capolavoro della maturità di Tiziano, l’intervento di restauro realizzato nell’ambito di Restituzioni ha inteso principalmente ristabilire la tridimensionalità del respiro spaziale e la lettura d’insieme.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Particolare del tassello eseguito durante la modifica della centina

    Durante la pulitura, campione di materiale lipofilo

    Particolare della fase di velinatura della commettitura

    Dopo la pulitura e la stuccatura delle commettiture

    Riflettografia all’infrarosso

    Tassello di colore coperto dalla vernice di restauro lasciato in occasione dell’ultimo restauro

    Particolare del tassello della ridipintura settecentesca durante la rimozione della vernice ossidata

    Fessurazione del film pittorico

    Luce radente prima del restauro. Evidente la stratificazione lipofila

    Particolare del resinato di rame

    Macrofotografia della stesura del bianco di piombo

    Campione di pulitura

    Ripresa fotografica con luce UV

    Particolare dei sollevamenti di colore in corrispondenza della commettitura

    Particolare dell’eccessiva pulitura che ha riguardato la roccia

    Particolare della firma

    Particolare della rapida essicazione del legante oleoso della lacca rossa del manto

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    Durante il restauro

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro, particolare con il volto di san Gerolamo

    Dopo il restauro, particolare con il leone

    Dopo il restauro, particolare con la firma sul masso e la lucertola

    Dopo il restauro, particolare con il teschio, la clessidra e il volume

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Diario di viaggio

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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