Protagonista dell’opera è un san Filippo Neri ormai vecchio, con la barba bianca e i capelli radi, vestito in abiti liturgici. Egli è posto di profilo ed appare inondato da un enorme fascio di luce proveniente dall’alto.
Una balaustra lo separa dal secondo piano, dove si scorge un giovane che medita su un testo, ripreso frontalmente, ma con gli occhi abbassati, quasi a chiudere la scena in una dimensione di intima sacralità verso cui il devoto spettatore può solo affacciarsi, in serena contemplazione.
La tela fa parte di un ciclo decorativo realizzato da Giandomenico Tiepolo per l’Oratorio del Crocefisso nella chiesa di San Polo a Venezia. Si trattava in origine di un corpus di ventiquattro tele, commissione assai impegnativa per un pittore allora poco più che ventenne. Giandomenico portò a compimento l’impresa tra il 1747 e il 1749, secondo quanto ci conferma una lettera del quadraturista Pietro Visconti.
Le tele, conservate per anni all’interno dell’Oratorio del Crocefisso, ambiente umido e malsano, furono quasi certamente trasferite nel 1910 nella chiesa di San Tomà per poi essere portate, dopo breve tempo, nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. A seguito del restauro del 1958-59 sono state ricollocate nella loro sede originaria.
Il microclima della chiesa di San Polo, con altissima percentuale di umidità , aveva favorito l’evidenziarsi della craquelure e sviluppato il processo di decoesionamento della materia pittorica. Inoltre l’ossidazione e l’ingiallimento delle vernici impedivano una corretta lettura della realtà cromatica.
Si è proceduto innanzitutto con un’operazione di rifodero, necessaria per risanare i difetti di adesione del colore al supporto e per sostituire i vecchi telai con incastri inadeguati. Dopo essere stata fissata, la superficie pittorica è stata stirata a ferro moderato. Asportata la vecchia tela di rifodero, si è nuovamente supportato il dipinto con una doppia tela e colla di pasta. Il dipinto, dopo la stiratura è stato ritensionato su un telaio in abete stagionato con incastri a “code di rondine” a tensione variabile. Sono stati rimossi quindi i vecchi restauri e le vernici ossidate e alterate. Le lacune sono state risarcite con stuccature a livello e sono state reintegrate pittoricamente le mancanze a mezzo di punteggio e rigatino.
Redazione Restituzioni
