Non si hanno notizie sull’origine della scultura. Eppure il lavoro è originale e di notevole interesse: si colloca infatti a fianco dei più riconosciuti scultori gravitanti nell’area veronese degli inizi del Trecento, dal Maestro di Sant’Anastasia a Giovanni di Rigino, a cui è anche attribuita (dal Mellini) la statua equestre di Cangrande. Il gesto misurato del braccio, ma anche la resa morbida del panneggio sono alcuni degli elementi che permettono di riconoscere l’influsso di nuovi elementi goticheggianti, magari di provenienza pisana o toscana, nel contesto di persistenti reminiscenze romaniche. Nel confronto con gli Apostoli dell’Iconostasi di San Zeno a Verona si può ad esempio notare da un lato una ricerca di superamento della rigidità bidimensionale tipica del romanico, dall’altro gli accenti più sobri e commossi che sottolineano un’evoluzione in senso gotico. Il santo di Illasi (Chiesa dei Santi Giorgio e Bartolomeo) offre dunque l’occasione di riconoscere una nuova e originale personalità artistica, che si affianca a quelle più note consentendo così di arricchire la nostra conoscenza sulla produzione plastica sviluppatasi in area veronese nel XIV secolo.
L’identificazione del soggetto della statua con San Bartolomeo è affidata sia ad alcuni elementi iconografici, come la presenza nella mano sinistra di un cartiglio srotolato e nella destra del manico del coltello, riferimento preciso al martirio del Santo (fu ucciso e poi scuoiato), sia a dati storici, come la presenza in Illasi di una Pieve dedicata proprio a San Bartolomeo. Non è però escluso che la provenienza della statua sia cittadina, dato che a Verona esistono ben due chiese intitolate al Santo.
Il degrado era evidente nelle zone presumibilmente esposte al dilavamento o aggredite dall’umidità di risalita. Il differente stato di conservazione tra la parte inferiore e quella superiore fa ipotizzare una collocazione all’aperto, almeno per un certo periodo, forse entro un’edicola o una nicchia, come pare di poter dedurre dal gancio in ferro infisso sul retro della statua. Va segnalata la rimozione del rifacimento ottocentesco in stucco della mano destra. Prove di pulitura iniziali eseguite sulla veste hanno permesso di individuare l’originaria stesura rossa (in prossimità dello scollo e dei motivi decorativi floreali), mentre ocre gialle di tonalità più chiara sono emerse nella capigliatura e nel collo. Persistono minime tracce anche del nero delle pupille.
Redazione Restituzioni
