Protagonista del dipinto realizzato da Tintoretto per la Scuola Grande di San Rocco è un uomo maturo, ripreso con un taglio di tre quarti e a mezzo busto, che si staglia su uno sfondo neutro, color bruno. Il ritrattato rivolge lo sguardo all’esterno, quasi a intrecciare con lo spettatore un muto colloquio. Le mani ben modellate sono incrociate sul petto; il capo, dalla barba brizzolata finemente tratteggiata e ben curata, è lievemente inclinato in avanti. L’espressione del volto pacato e la postura denotano un atteggiamento di reverente devozione. Unico dettaglio utile a connotare socialmente l’anonimo personaggio è l’abito scuro con bordo di pelliccia e una stola sulla spalla sinistra che l’uomo pare trattenere con la mano destra. A eccezione dei toni caldi del volto e delle mani, colpite come la fronte da una luce che viene dall’esterno, il ritratto appare costruito con poche tinte: il bianco delle guarnizioni della pelliccia, il bruno del fondo, il nero dell’abito.
L’uso della ristretta gamma cromatica è caratteristico della tarda produzione ritrattistica di Tintoretto, connotata sempre più da tratti di grande suggestione emotiva. Nel dipinto, infatti, l’approfondimento psicologico e l’attenzione alla realtà fisica conferiscono all’immagine una notevole carica emozionale, evidenziata dall’austerità dell’impaginazione.
Il personaggio ritratto rimane senza un nome, anche se è probabile che si tratti di un confratello della Scuola di San Rocco. L’iscrizione “RELIGIONE 1573”, alle spalle dell’effigiato, ha fatto pensare a un piccolo ex voto, commissionato a Tintoretto proprio alla vigilia della decorazione della Scuola, che di lì a due anni impegnò l’artista fino al 1581.
L’opera risultava offuscata da una diffusa ossidazione e ingiallimento delle vernici e da un notevole deposito di polvere. Sul viso e lungo i bordi si notavano numerosi piccoli ritocchi pittorici di antica data e molto alterati nei toni.
L’intervento è consistito nella rimozione delle vernici alterate dopo il fissaggio dei sollevamenti più precari; nella rimozione della vecchia tela di rifodero, nella pulitura e rimozione dei ritocchi alterati, nella stuccatura delle piccole lacune e nel ritocco ad acquerello e a vernice delle stesse. Non si è invece proceduto a una nuova foderatura della tela originale, limitando l’intervento alla messa in opera di fasce perimetrali in tessuto sintetico resistente e sottile, in modo da consentire un migliore tensionamento dell’opera sul nuovo telaio.
Redazione Restituzioni
