Il Ritratto di famiglia di Jean-Baptiste Frédéric Desmarais, datato 1790 circa, fu acquistato da Mario Praz per la sua collezione nel 1930 e collocato nel grande studio dell’appartamento di palazzo Ricci, in via Giulia a Roma, dove rimase fino al 1969. Successivamente il dipinto fu trasferito nel piu piccolo studio dell’appartamento di palazzo Primoli, in via Zanardelli, attuale sede del museo. Il soggetto del dipinto, un gruppo di famiglia in un interno, rientra in un filone particolarmente amato dall’anglista che all’argomento dedicò un saggio intitolato Scene di conversazione, pubblicato nel 1970. Il Ritratto di famiglia di Desmarais è posto, non a caso, vicino a un altro dipinto di autore anonimo (1825-1830) che rappresenta la famiglia di un ecclesiastico e a quello di Raffaele Mattioli che raffigura una famiglia napoletana (1818). Il quadro di medio formato fu eseguito intorno al 1790 quando Desmarais risiedeva a Roma, in palazzo Mancini, dove si era stabilito dal 1776 dopo aver vinto il concorso indetto dall’Académie Royale con il dipinto Orazio che uccide la sorella Camilla, conservato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. L’attribuzione del quadro a Desmarais è confermata dalle affinità con un altro dipinto, del 1797, Il ritratto della famiglia Roncioni (tuttora presso la famiglia nella villa di Pugnano, Molino di Quosa), incentrato anch’esso sul tema del gruppo familiare: un conversation piece di cui si conosce l’identità dei personaggi che invece sono rimasti ignoti nel caso del dipinto del Museo Mario Praz. In un angolo del salotto, davanti a colonne in stile neoclassico, otto personaggi, di cui due bambini, riuniti in semicerchio, alcuni seduti altri in piedi, sobriamente ed elegantemente abbigliati, stanno trascorrendo un momento di tranquilla vita familiare come si evince dai loro volti sereni e distesi. Al centro della scena uno dei due bambini si esibisce in una danza improvvisata, mentre la più anziana delle signore è attenta che non cada. L’altro bambino è affettuosamente accolto fra le gambe del signore in abito scuro, il cui sguardo è proiettato in avanti, forse verso un panorama o una scena esterna. Alle loro spalle due coppie più giovani, forse le madri e i padri dei bambini in visita ai nonni: il tutto all’interno di una cornice di decoro borghese e di pacati affetti familiari. Entrambi i dipinti furono realizzati in un periodo di intensa attività artistica come testimoniano le numerose notizie reperibili nei rapporti ufficiali oltre che nel «Giornale di belle arti» che riporta le esposizioni annuali dei pensionnaires di Villa Medici. In occasione dell’ammirevole e lungimirante progetto Restituzioni, è stato possibile approfondire lo studio su un’opera poco conosciuta al grande pubblico, di notevole qualità e pregio, che il restauro ha evidenziato eliminando le problematiche di degrado che minacciavano la conservazione e ne impedivano la fruizione. L’opera presentava infatti una duplice difficoltà legata sia all’esistenza di una craquelure profonda ad andamento verticale visibile sulla superficie, sia alla presenza di una vernice di restauro lucidissima che ne impediva la lettura. Entrambi questi aspetti, che ne pregiudicavano la stabilità, potrebbero essere riconducibili a vecchi restauri eseguiti in modo artigianale e non corretto. Le indagini preliminari svolte sull’opera, che hanno consentito di approfondire le caratteristiche del dipinto, unitamente al restauro, che ha rimosso i vecchi e non idonei interventi precedenti, hanno permesso di riscoprire un’opera che era quasi persa, o destinata a perdersi, consentendone la valorizzazione e la fruizione.
Restituzioni 2018. Guida alla mostra
a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)
