La pregevole opera consiste nella parte terminale del bacolo pastorale – insegna recata dal vescovo durante le liturgie pontificali – che tipologicamente si connota con nodo a struttura architettonica e riccio figurato. Attestato alla seconda metà del XV secolo, in esso si evidenzia il perdurare di molti tratti salienti dell’oreficeria angioina napoletana non alieni da influssi tardogotici catalani. Il contesto realizzativo è quello ancora permeato dagli influssi della cultura provenzale, napoletana e toscana del Trecento in una Tropea che pur mostrandosi per gran parte del Quattrocento ancorata agli stilemi artistici bizantino-meridionali, recepisce a pieno la cultura mediterranea propria dell’età aragonese accogliendo sia gli influssi catalani che confluiscono a Napoli e in Sicilia, sia le novità rinascimentali. È proprio in questo complesso ambiente culturale che si contestualizza il bacolo, ancora marcatamente ‘gotico’. Il pezzo è accomunato a quelli di Troina, in Sicilia, di Potenza, ora al Metropolitan Museum of Art di New York, e di Reggio Calabria. Presenta forti analogie particolarmente con il bacolo troinese distanziandosi un po’ dagli esemplari potentino e reggino, soprattutto per ciò che concerne la forma rastremata del riccio definito dalle due lamine a smalto filigranato. Queste paiono marcatamente contrassegnate da un più disteso sviluppo del disegno a ramage continuo che le percorre e che, rispetto agli esemplari citati, si connota più stretto e allungato, distaccando maggiormente l’uno dall’altro i fiori e le foglie. Inoltre fin dal loro sorgere tra i merli, le due lamine accennano a incurvarsi, fino a compiere la voluta sostenuta dall’angelo. Ne risulta così un effetto di flessuosità che non trova riscontro nei bacoli potentino e reggino che si presentano più massicci, più rigidi e, quindi, più statici.
L’elemento smaltato sorge dietro una cerchia di bassi merli alla sommità del nodo architettonico, vero e proprio tempietto a pianta esagonale con sei piccole sculture che raffigurano Santi. Le due costole sono contrassegnate da una corsa di foglie stilizzate e, nella curvatura interna della voluta, sull’ultima foglia, poggia un piccolo Angelo posto a sostenere la parte terminale della curva entro cui è un piccolo gruppo scultoreo raffigurante Cristo benedicente un vescovo: Gesù assiso in trono benedice un vescovo, rivestito di casula e mitra, genuflesso ai suoi piedi. Il restauro del bacolo tropeano, realizzato nell’ambito di Restituzioni, conferma l’ipotesi di un precedente restauro degli smalti avvenuto in secoli più recenti, a riprova di quanto annotato anche in un inventario del 1789.
L’attuale restauro, permettendo di rilevare nel dettaglio le tecniche esecutive, consente di datare il vecchio intervento ricostruttivo alla fine del Settecento. L’accurato esame ha pure consentito di individuare nel dettaglio le cromie degli smalti originari e circoscriverne ciò che è sopravvissuto al ripristino tardo settecentesco.
