• SEGUICI SU
  •  
  •  
  •  
  •  
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
    • IL PROGETTO
    • LE EDIZIONI
    • LE PUBBLICAZIONI
    • VIDEO
    • Restituzioni
    • Restituzioni monumentali
    • Spin-Off
    Torna a Restituzioni 2018

    Riccio di bacolo pastorale

    Artista: Ignoto argentiere napoletano
    Tecnica/Materiale: argento fuso e cesellato, dorato a mercurio; lastra d’argento decorata con filigrana e smalti
    Dimensioni: 47,5 x 17 x 10,5 cm
    Provenienza: Tropea (Vibo Valentia), Tesoro della Cattedrale
    Collocazione: Tropea (Vibo Valentia), Museo Diocesano
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Antonio Preiti
    Restauro: Adduci Restauri di Antonio Adduci; con la direzione di Anna Maria Guiducci e Maria Cristina Schiavone (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia); indagini: Ars Mensurae
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Citta' Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia

    Opera restaurata da Adduci Restauri di Antonio Adduci con la direzione di Anna Maria Guiducci e Maria Cristina Schiavone (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia)

    Scheda breve

    La pregevole opera consiste nella parte terminale del bacolo pastorale – insegna recata dal vescovo durante le liturgie pontificali – che tipologicamente si connota con nodo a struttura architettonica e riccio figurato. Attestato alla seconda metà del XV secolo, in esso si evidenzia il perdurare di molti tratti salienti dell’oreficeria angioina napoletana non alieni da influssi tardogotici catalani. Il contesto realizzativo è quello ancora permeato dagli influssi della cultura provenzale, napoletana e toscana del Trecento in una Tropea che pur mostrandosi per gran parte del Quattrocento ancorata agli stilemi artistici bizantino-meridionali, recepisce a pieno la cultura mediterranea propria dell’età aragonese accogliendo sia gli influssi catalani che confluiscono a Napoli e in Sicilia, sia le novità rinascimentali. È proprio in questo complesso ambiente culturale che si contestualizza il bacolo, ancora marcatamente ‘gotico’. Il pezzo è accomunato a quelli di Troina, in Sicilia, di Potenza, ora al Metropolitan Museum of Art di New York, e di Reggio Calabria. Presenta forti analogie particolarmente con il bacolo troinese distanziandosi un po’ dagli esemplari potentino e reggino, soprattutto per ciò che concerne la forma rastremata del riccio definito dalle due lamine a smalto filigranato. Queste paiono marcatamente contrassegnate da un più disteso sviluppo del disegno a ramage continuo che le percorre e che, rispetto agli esemplari citati, si connota più stretto e allungato, distaccando maggiormente l’uno dall’altro i fiori e le foglie. Inoltre fin dal loro sorgere tra i merli, le due lamine accennano a incurvarsi, fino a compiere la voluta sostenuta dall’angelo. Ne risulta così un effetto di flessuosità che non trova riscontro nei bacoli potentino e reggino che si presentano più massicci, più rigidi e, quindi, più statici.

    L’elemento smaltato sorge dietro una cerchia di bassi merli alla sommità del nodo architettonico, vero e proprio tempietto a pianta esagonale con sei piccole sculture che raffigurano Santi. Le due costole sono contrassegnate da una corsa di foglie stilizzate e, nella curvatura interna della voluta, sull’ultima foglia, poggia un piccolo Angelo posto a sostenere la parte terminale della curva entro cui è un piccolo gruppo scultoreo raffigurante Cristo benedicente un vescovo: Gesù assiso in trono benedice un vescovo, rivestito di casula e mitra, genuflesso ai suoi piedi. Il restauro del bacolo tropeano, realizzato nell’ambito di Restituzioni, conferma l’ipotesi di un precedente restauro degli smalti avvenuto in secoli più recenti, a riprova di quanto annotato anche in un inventario del 1789.

    L’attuale restauro, permettendo di rilevare nel dettaglio le tecniche esecutive, consente di datare il vecchio intervento ricostruttivo alla fine del Settecento. L’accurato esame ha pure consentito di individuare nel dettaglio le cromie degli smalti originari e circoscriverne ciò che è sopravvissuto al ripristino tardo settecentesco.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro, fronte

    Prima del restauro, retro

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, insieme dopo la pulitura, revisione dell'assemblaggio

    Durante il restauro, smalti, particolare della pulitura dei petali

    Durante il restauro, smalti, particolare della rimozione dei vecchi restauri dalla filigrana

    Durante il restauro, neutralizzazione mediante immersione

    Durante il restauro, pulitura e consolidamento degli smalti al microscopio operativo

    Durante il restauro, smalti, consolidamento

    Durante il restauro,pulitura smalti al microsopio

    Durante il restauro, smontaggio e catalogazione

    Durante il restauro, smalti, campione di pulitura

    Durante il restauro, smalti, rimozione vecchi restauri

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro, fronte

    Dopo il restauro, retro

    Dopo il restauro, particolare del nodo con statue di Santi

    Dopo il restauro, particolare del nodo con statue di Santi

    Dopo il restauro, particolare del nodo con statue di Santi

    Dopo il restauro, particolare del nodo con statue di Santi

    Dopo il restauro, particolare del nodo con statue di Santi

    Dopo il restauro, particolare del riccio con il gruppo scultoreo Cristo benedicente un vescovo

    Dopo il restauro, profilo destro

    Nome originale: dopo il restauro, profilo sinistro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
    Privacy policy INTESA SANPAOLO