Oggetto dell’intervento di restauro è stato un insieme di reperti preistorici in bronzo, in cui figurano armi, utensili ed elementi ornamentali. Numerosi sono i pugnali, tra i quali degna di segnalazione è una grande lama finemente decorata da motivi incisi. Vi sono inoltre asce di varie dimensioni, che testimoniano la lavorazione del legno; lesine (grossi aghi ricurvi); saltaleoni (molle costituite da un filo metallico avvolto a spirale); spilloni di varie tipologie; pendagli a forma d’occhiali, traforati, a forma semilunata; fibule ad arco di violino; e ancora anelli, orecchini e grani di collana.
I reperti provengono da insediamenti di palafitte posti lungo le rive veronesi del Lago di Garda, tra cui quelli di Bor e Porto di Pacengo in Comune di Lazise, e sono inquadrabili in un arco di tempo che va dall’antica alla recente età del Bronzo (XVIII-XIII secolo a.C.).
Da questi materiali si stacca nettamente una fibbia datata al I secolo a.C.: si tratta di un reperto isolato, ma importante perché documenta una frequentazione delle sponde del Lago di Garda anche in epoche successive a quella delle palafitte dell’età del Bronzo.
Per lunghi anni gli insediamenti palafitticoli del Garda hanno subito un saccheggio indiscriminato da parte dei subacquei. Anche gli oggetti in esame provengono da ricerche abusive; parte dei materiali è stata consegnata spontaneamente dai rinvenitori e parte è stata recuperata grazie all’intervento del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico.
Gli oggetti, provenienti da una lunga giacitura in ambiente lacustre, presentavano superfici molto corrose, con forte perdita di materiale e una porosità molto accentuata; è stata rilevata la presenza di incrostazioni, di patine dovute ai processi di corrosione, di ossidazioni. Alcuni reperti erano frammentari, altri presentavano delle rotture. La pulitura è stata eseguita prevalentemente a bisturi e con l’ausilio di spazzoline su microtrapani. Per la rifinitura della pulitura e per lo sgrassaggio sono stati utilizzati solventi (alcool e acetone). È stato inoltre condotto un trattamento localizzato di inibizione della corrosione attiva. L’incollaggio dei frammenti è stato eseguito con resina epossidica; la protezione, con resina acrilica e con cere naturali cristalline.
Redazione Restituzioni
