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    Polittico dell'Incontro con la Veronica

    Data: 1525 (?)
    Artista: Raffaello De Rossi
    Nascita artista: Firenze, notizie 1512/1513
    Morte artista: Diano Castello, Imperia, 1573
    Tecnica/Materiale: tempera su tavola
    Dimensioni: 380,5 x 250 cm
    Provenienza: Borgomaro (Imperia), chiesa dei Santi Nazario e Celso
    Collocazione: Borgomaro (Imperia), chiesa dei Santi Nazario e Celso
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Alfonso Sista
    Restauro: Laboratorio Bonifacio, Bussana di Sanremo (Imperia); con la direzione di Alfonso Sista (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Genova e le Province di Imperia, La Spezia e Savona)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Genova e le Province di Imperia, La Spezia e Savona

    Opera restaurata da Laboratorio Bonifacio, Bussana di Sanremo (Imperia) con la direzione di Alfonso Sista (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Genova e le Province di Imperia, La Spezia e Savona)

    Scheda breve

    Il panorama della pittura ligure del Cinquecento è contrassegnato dalla presenza, tra gli altri, di un interessante personaggio di origine fiorentina che, dopo un lungo vagare, apre una bottega a Diano Castello, Imperia.

    Le sue prime prove a Genova lo vedono impegnato in commissioni per esponenti della nobiltà e dell’aristocrazia mercantile che gli affidano la decorazione di cappelle di patronato nelle chiese cittadine.

    Raffaello De Rossi nasce a Firenze in una data imprecisata verso lo scadere degli anni Ottanta del XV secolo e nulla si conosce della sua formazione, mentre le prime notizie che ne trattano, datate alla metà del secondo decennio del secolo successivo, lo dicono già presente a Genova, dove risulta iscritto alla Matricola dei pittori. A partire dal 1512-1513 sino al momento della scomparsa, avvenuta nel 1573, dalla bottega nel frattempo aperta a Diano Castello escono numerosi lavori, anche importanti, per una committenza che ambisce a rappresentarsi attraverso opere dal linguaggio nuovo e aggiornato sulle più avanzate esperienze rinascimentali di ispirazione fiorentina.

    La sua eredità sarà raccolta dal figlio Giulio (1525- 1591) che ne continuerà l’attività tramandando in maniera più stereotipata le soluzioni pittoriche paterne in un’ottica di diffusione di immagini funzionali alla riforma tridentina. La bottega cesserà con Orazio (1561-1626), figlio di Giulio, che ripropone soggetti tipici della bottega ridotti, però, a sterili immagini devozionali di modesta levatura, seppur di onesto mestiere, per oratori e cappelle della zona. Il polittico dell’Incontro con la Veronica rappresenta una tappa fondamentale nella vita artistica di Raffaello De Rossi, che si trova a realizzare un’opera per una committenza nobiliare di rilevante importanza politica nel Ponente ligure, la potente famiglia dei Lascaris signori di una vasta contea a cavallo delle Alpi Marittime. Nello scomparto di destra con San Nazario e donatore, il santo presenta a Gesù Cristo il nobile che si identifica con Renato di Savoia, prossima al 1525. consorte di Anna Lascaris e reggente della contea. Il conte per autolegittimarsi di fronte ai sudditi si fa ritrarre nell’ancona dell’altare maggiore della pieve matrice dei Santi Nazario e Celso, la chiesa più importante del territorio, suggellando il suo potere con l’apposizione ai lati estremi della predella dello stemma della famiglia Lascaris.

    La scena centrale dell’Incontro con la Veronica ha ai lati quelle di San Nazario e donatore e San Celso, nel registro superiore le effigi di San Pietro e San Paolo, e sulla cimasa il Dio Padre benedicente tra l’Annunziata e l’Arcangelo Gabriele; completa la rappresentazione la predella con le vicende dei patroni della pieve. In quest’opera, che riteniamo precoce nella sua produzione, quindi senza l’intervento di Giulio, ripetitivo emule del padre, De Rossi si confronta, traendone ispirazione, con la tavola di Raffaello raffigurante lo Spasimo di Sicilia, presente a Genova nel 1517, e con il Martirio di santo Stefano dipinto da Giulio Romano tra il 1519 e il 1521 per l’omonima chiesa genovese da cui trae spunto per la figura del Dio Padre benedicente. Ma la sua cultura di formazione si avvale di numerose altre influenze, come emerge da questa e molte altre sue opere, specie quelle della prima attività, intrise delle istanze intellettuali della Firenze di fine Quattrocento. È la fase di un Rinascimento che già traguarda i primi sviluppi del protomanierismo riferibili in particolare alle proposte figurative di Piero di Cosimo, di Mariotto Albertinelli, con uno sguardo superficiale verso le atmosfere graziose di Perugino e quelle nordiche di Dürer ma De Rossi, a nostro parere, sembra preferire gli esiti di Filippino Lippi mediati da Fra Bartolomeo (1473-1517), pittore domenicano, che potrebbe essere stato uno dei maestri della sua formazione per ora sconosciuta. Interessante al fine di precisare la data di esecuzione del polittico è la figura del committente Renato di Savoia, ritratto con particolare accuratezza fisionomica. Il conte muore nella battaglia di Pavia nel 1525, all’età di cinquantasette anni; il polittico appare dunque come un’ultima affermazione della supremazia di un signore sul territorio e sembra giustificare, sia per motivi stilistici che storici, una datazione dell’opera – diversa da quella corrente – sto il nobile che si identifica con Renato di Savoia, prossima al 1525.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, particolare della trabeazione con tarlatura, cadute di doratura, chiodi e incamottatura in tela

    Prima del restauro

    Prima del restauro, tubi e canalette dell’impianto elettrico inchiodati in modo non idoneo sull’opera

    Prima del restauro, particolare di traversa a coda di rondine, incastro

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, pulitura

    Ricostruzione del tessuto cromatico di un particolare della tavola centrale

    Durante il restauro, scena centrale della predella, fasi dell’intervento conservativo

    Disegno preparatorio di un personaggio secondario tracciato a carboncino e poi parzialmente occultato in fase pittorica

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con il volto di Cristo

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con il volto della Veronica

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con il volto di uno sgherro

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con i volti delle pie donne

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con i volti degli sgherri

    Dopo il restauro, Incontro con la Veronica, particolare con gli sgherri e il giullare

    Dopo il restauro, San Nazario, particolare con il volto del santo

    Dopo il restauro, San Nazario, particolare con il donatore

    Dopo il restauro, San Celso, particolare con il volto del santo

    Dopo il restauro, Annunciazione, particolare con il volto della Vergine

    Dopo il restauro, I santi Nazario e Celso condannati ad essere gettati in mare, particolare

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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