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    Placchetta con i santi Teodoro e Giorgio

    Data: Fine del X secolo - inizio dell'XI secolo
    Tecnica/Materiale: Avorio
    Dimensioni: alt. 11 cm; largh. 9,5 cm
    Provenienza: Padova, collezione del monastero di San Giovanni di Verdara, 1783
    Collocazione: Venezia, Museo Archeologico Nazionale (inv. Avori 18)
    Edizione: Restituzioni 2000
    Autore scheda in catalogo: Guido Tigler
    Restauro: Alfonso Ruga, Martino Serafini (Ar.Co. s.n.c.)
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto

    Ex Oriente lux: il santo è un guerriero che difende la verità con la spada della fede.

    Scheda breve

    Secondo le ultime ricostruzioni la placchetta proviene dal convento dei canonici regolari di San Giovanni di Verdara a Padova (cfr. Restituzioni 2000, scheda 13). I due santi, identificati dalle iscrizioni verticali, sono vestiti come militari bizantini: sopra la corta tunica (divitission) Giorgio ha una corazza, mentre le braccia sono coperte da una lorica a scaglie; Teodoro indossa la sola lorica sopra la tunica. Entrambi portanto un mantello corto (sagion), e sono armati di lancia e scudo, ma solo Teodoro porta anche la spada. Lo scudo di Teodoro è lavorato a sbalzo, con una perlinatura, e ha al centro un umbone a forma di stella. I volti sono caratterizzati con vivacità, ad esprimere risolutezza e rigore. L’inclinazione della testa di san Giorgio reca inoltre all’insieme un minimo tocco di animazione che varia la simmetria della composizione. Quattro fori agli angoli del piano di fondo (entro la cornice) servivano al fissaggio della formella su un supporto, ma non è possibile stabilire se siano originali o se, come probabile, si tratti di un riuso posteriore.

     

     

    L’analisi che Goldschmidt e Weitzmann hanno fatto di questo reperto ha consentito di inserire il pezzo nel cosiddetto “malerische Gruppe” che stabilisce per le opere della medesima serie una datazione nel periodo della “rinascenza macedone”, attorno all’anno 1000: tipico di questo periodo è in effetti l’influsso della miniatura, che comporta ad esempio il trasbordare delle figure oltre la cornice. È possibile che la placchetta sia stata usata come enkolpion, ossia come un amuleto da appendere al collo di un militare di rango, anche se sembra più probabile che si tratti di una mini-icona portatile, del tipo diffuso, proprio con l’immagine di questi due santi, nell’XI e XII secolo. La raffigurazione del santo guerriero con la spada, a sottolineare il rango superiore rispetto al compagno, fa pensare che si sia voluto ritrarre il san Teodoro detto Stratelates (generale). Il culto di questo santo si impose a Bisanzio nel X secolo, specie con Giovanni I Tziniskes (969-76), quando fu associato ai tradizionali santi militari patroni di Costantinopoli.

     

     

    L’avorio presentava un’informe patina grigiastra. La pulitura ha restituito la piena lettura dell’opera permettendo di evidenziarne la finezza esecutiva. Il restauro ha consentito di riscontrare inoltre piccole ma significative tracce di colore rosso, presente soprattutto nei sottosquadri ed interstizi, specie sui capelli e nei panneggi, ciò che pare confermare l’ipotesi secondo cui gli avori mediobizantini erano in parte colorati e dorati.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Durante il restauro, particolare

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2000

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 2000

    Altre opere dell'edizione

    glittica

    Gruppo di gemme incise e cammei

    oreficeria

    Collana

    scultura

    Athena di Breno

    scultura

    Ara Grimani

    Età augustea

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