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    Torna a Restituzioni 2000

    Placchetta con i santi Giovanni e Paolo

    Data: 945 ca - 959 d.C.
    Tecnica/Materiale: Avorio
    Dimensioni: 24,5 x 13,1 cm
    Provenienza: Padova, collezione del Monastero di San Giovanni di Verdura, 1783
    Collocazione: Venezia, Museo Archeologico Nazionale (Inv. Avori 19)
    Edizione: Restituzioni 2000
    Autore scheda in catalogo: Guido Tigler
    Restauro: Alfonso Ruga, Martino Serafini (Ar.Co. s.n.c.)
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto

    Oggetti in avorio conobbero una larga diffusione […] dopo l’avvento del Cristianesimo in Occidente ed in Oriente, a Bisanzio in particolare, ivi accordandosi con le esigenze di una società ricca e raffinata e con un’ideologia che considerava il lusso e lo sfarzo sinonimi di potere e riflessi del mondo divino (C. Rizzardi)

    Scheda breve

    La tavoletta eburnea presenta le figure di san Giovanni evangelista e san Paolo, identificati da iscrizioni (tituli) ai lati dello loro teste.

    I due apostoli sono aureolati, indossano la toga e reggono libri dalle preziose legature chiusi da fermagli; i piedi calzano eleganti sandali intrecciati e poggiano su un piedistallo cinto anteriormente da un’archeggiatura. I santi si rivolgono appena lo sguardo nel loro muto dialogo, cui allude la scritta in alto: “il vaso (o strumento) di Dio a colloquio con l’uomo vergine per proteggere dal male il signore Costantino”.

     

     

    Questo avorio, proveniente da Bisanzio e custodito al Museo Archeologico di Venezia, doveva essere accompagnato da altre due placchette, stilisticamente coerenti e di identiche misure, con cui formava un trittico: si tratta dell’intaglio con iSanti Pietro e Andrea, oggi conservato a Vienna, e di quello col Cristo in trono già a Basilea, di cui però oggi si sono perdute le tracce. I tre avori componevano una Deesis (“intercessione”), e certamente la nostra lastra, per la presenza di Pietro, doveva essere collocata a destra rispetto a quella centrale con Cristo.

    Non c’è dubbio che l’opera, per la sua forbita squisitezza formale, sia produzione di un’elettissima officina bizantina di intagliatori legati direttamente alla corte dell’imperatore.

    La datazione, invece, è più incerta, oscillante tra il X secolo e l’XI. Si propende, tuttavia, per il X secolo, quando il livello degli atéliers imperiali per quanto riguarda la scultura e l’intaglio era particolarmente elevato. Questo inquadramento cronologico permetterebbe di riconoscere, nel “signore Costantino” citato nell’iscrizione della placchetta, l’imperatore Costantino VII Porfirogenito, che regnò tra il 912 e il 959.

     

     

    La tavoletta si presentava già pulita, ma l’intervento di restauro era reso necessario soprattutto dalla preoccupante crepa al centro del pezzo. Le precedenti radicali puliture hanno purtroppo ridotto a poche tracce l’originario colore rosso, ancora visibile negli interstizi. È molto importante l’avere constatato, togliendo provvisoriamente la moderna intelaiatura metallica, che sulla cornice non esistono fori per l’applicazione di cerniere metalliche: ciò ha permesso di escludere che la tavoletta fosse un’anta di un trittico a sportelli e di stabilire che facesse invece parte di un trittico fisso.

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Durante
    Durante

    Particolare durante il restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2000

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 2000

    Altre opere dell'edizione

    glittica

    Gruppo di gemme incise e cammei

    oreficeria

    Collana

    scultura

    Athena di Breno

    scultura

    Ara Grimani

    Età augustea

    https://www.gallerieditalia.eu
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