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    Torna a Restituzioni 1996

    Pisside

    Data: Fine del XVII secolo
    Artista: Orefice veneziano
    Tecnica/Materiale: Argento dorato cesellato e sbalzato
    Dimensioni: alt. 13 cm
    Collocazione: Treviso, Museo Diocesano
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Gabriella Delfini Filippi
    Restauro: Corinna Mattiello
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    I luoghi sacri e le cose che servono al culto siano davvero degni, belli, segni e simboli delle realtà celesti   (Ordinamento generale del Messale Romano 288)

    Scheda breve

    Questa pisside (vaso in cui si conservano le ostie) presenta un piede a campana schiacciata. Il nodo è costituito da un angioletto che sostiene la coppa. Quest’ultima è decorata da quattro teste di cherubini ed è racchiusa da una corona di foglie. Il coperchio sagomato termina con un putto reggente una croce. Sulla pisside sono distribuiti vari punzoni.

     

     

    Questa pisside è un raffinato esempio di manifattura orafa veneziana della fine del  Seicento. Questa datazione è confermata dalla lettura dei punzoni. Il marchio con le lettere “A” e “C” con torre al centro è contrassegno del saggiatore (“sazador”) Anzolo Castelli, documentato tra il 1682 e il 1700. Il bollo con le lettere “G” e “B” entro una cornice quadriloba con stelle rimanda invece al saggiatore Gasparo Balbi, presente presso la Zecca di Venezia negli anni 1660-1692; questo stesso marchio si trova anche in altri argenti conservati nel Tesoro di San Marco e in altri oggetti di ambito veneto databili tra la fine del XVII secolo e l’inizio del successivo. Il punzone con la lettera “L” e “L.G.” è riferibile all’orefice ed è datato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Sulla pisside compare anche il marchio del leone “in moleca” (in cui l’animale appare frontalmente e accovacciato).

     

     

    Le superfici apparivano lievemente offuscate da un velo di polveri e di sostanze grasse. Dopo un leggero sgrassaggio delle superfici attuato con tamponi di cotone imbevuti di solventi, la pulitura è stata completata con l’impiego di bicarbonato di sodio. A un intervento precedente si deve la saldatura del fusto alla coppa. Nella porzione interessata dalla saldatura erano visibili efflorescenze di sali di rame. I sali di rame sono stati asportati con impacchi di una soluzione di sali di Rochelle (inibitore di corrosione). Dopo i lavaggi in acqua deionizzata, il metallo è stato disidratato con solventi e getti di aria calda a ventilazione forzata.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Reperti in bronzo del Lago di Garda

    corredo funerario

    Corredo funerario. Reperti vari nn. 1-18

    arredi e suppellettili

    Alare a protome d’ariete

    scultura

    Statuetta di Demetra

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