Questa pisside (vaso in cui si conservano le ostie) presenta un piede a campana schiacciata. Il nodo è costituito da un angioletto che sostiene la coppa. Quest’ultima è decorata da quattro teste di cherubini ed è racchiusa da una corona di foglie. Il coperchio sagomato termina con un putto reggente una croce. Sulla pisside sono distribuiti vari punzoni.
Questa pisside è un raffinato esempio di manifattura orafa veneziana della fine del Seicento. Questa datazione è confermata dalla lettura dei punzoni. Il marchio con le lettere “A” e “C” con torre al centro è contrassegno del saggiatore (“sazador”) Anzolo Castelli, documentato tra il 1682 e il 1700. Il bollo con le lettere “G” e “B” entro una cornice quadriloba con stelle rimanda invece al saggiatore Gasparo Balbi, presente presso la Zecca di Venezia negli anni 1660-1692; questo stesso marchio si trova anche in altri argenti conservati nel Tesoro di San Marco e in altri oggetti di ambito veneto databili tra la fine del XVII secolo e l’inizio del successivo. Il punzone con la lettera “L” e “L.G.” è riferibile all’orefice ed è datato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Sulla pisside compare anche il marchio del leone “in moleca” (in cui l’animale appare frontalmente e accovacciato).
Le superfici apparivano lievemente offuscate da un velo di polveri e di sostanze grasse. Dopo un leggero sgrassaggio delle superfici attuato con tamponi di cotone imbevuti di solventi, la pulitura è stata completata con l’impiego di bicarbonato di sodio. A un intervento precedente si deve la saldatura del fusto alla coppa. Nella porzione interessata dalla saldatura erano visibili efflorescenze di sali di rame. I sali di rame sono stati asportati con impacchi di una soluzione di sali di Rochelle (inibitore di corrosione). Dopo i lavaggi in acqua deionizzata, il metallo è stato disidratato con solventi e getti di aria calda a ventilazione forzata.
Redazione Restituzioni
