L’arazzo, che funge da paliotto (paramento che copre la parte anteriore dell’altare), si compone di tre parti. Nella parte centrale è raffigurata la Pentecoste, con la Vergine e gli Apostoli, sullo sfondo di un’architettura che si eleva su un prato ricco di fiori e di un variopinto bestiario; ai lati, attraverso due enormi archi, si apre una scena urbana a sinistra e un paesaggio con un porto a destra. Le due parti laterali del manufatto presentano le figure delle Virtù, la Forza a sinistra e la Giustizia a destra, circondate da fiori, foglie e frutta.
I tre pezzi che compongono il manufatto, conservato nella veneziana Basilica della Salute, sono di fattura fiamminga, probabilmente di Bruges le parti laterali, riferibile a maestranze fiamminghe attive a Venezia la parte centrale. L’arazzo con la Pentecoste è collocabile nei primi decenni del Cinquecento, in relazione soprattutto alla presenza di elementi architettonici classici del portico sotto cui avviene la scena religiosa; poco più tarda deve essere l’esecuzione delle due giunte laterali, recuperate forse dalla cornice di un altro arazzo.
Nella parte centrale, la presenza di elementi diversi e a volte contrastanti fa supporre che l’arazziere non si sia servito di un cartone preparato specificatamente per quest’opera ma abbia tratto spunti da dipinti o disegni contemporanei, accostando immagini colte con altre più comuni. Colpisce in particolare il contrasto tra l’architettura alle spalle della scena religiosa, colta ed elaborata, ricca di elementi decorativi rinascimentali, e l’architettura del retrostante paesaggio urbano, tipicamente veneta, semplice e tradizionale, di ascendenza belliniana. L’influenza del maestro veneziano Giovanni Bellini si avverte anche nelle figure della Madonna e degli apostoli, mentre il paesaggio con il porto ricorda Carpaccio, altro protagonista del Rinascimento veneto. Il prato ricorda invece ancora un giardino tardogotico, anche se non mancano elementi moderni come la citazione da Dürer nell’immagine del cervo.
L’arazzo è stato smontato dalla cornice. Sono stati eliminati il supporto di riempimento di velluto operato rosa e la tela di lino indaco di supporto riconducibili a un precedente intervento. Si sono divise le tre parti che compongono il manufatto. L’arazzo, che presentava formazioni fungine di colore bianco, è stato lavato immergendolo in acqua decalcificata e saponina. La parte centrale è stata consolidata applicando un nuovo supporto di lino tinto in colore idoneo. Sulle parti più lacunose si è provveduto con una leggera integrazione a trama allargata. Tutte le tre parti, foderate separatamente, sono state poi cucite e ricollocate su un nuovo telaio.
Redazione Restituzioni
