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    Torna a Restituzioni 1990

    Paliotto d’altare

    Data: 1520-1530 ca
    Artista: Manifattura fiamminga (parte centrale), Manifattura di Bruges (parti laterali)
    Tecnica/Materiale: Arazzo; trama: lana, seta, filato metallico in argento, lino; ordito: lana
    Dimensioni: 100 x 216 cm
    Provenienza: Venezia, Chiesa di Santo Spirito in Isola
    Collocazione: Diocesi Venezia
    Edizione: Restituzioni 1990
    Autore scheda in catalogo: Adriana Augusti
    Restauro: Annamaria Morassutti
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    […] ma il paesaggio in profondità è belliniano:  […] è una veduta dell’entroterra veneto, con un’ansa di fiume in cui si rispecchiano i cespugli, con i casolari dei pescatori, borghi, strade curvilinee che risalgono le colline N. Forti Grazzini, sulla Crocifissione di Giovanni Bellini

    Scheda breve

    L’arazzo, che funge da paliotto (paramento che copre la parte anteriore dell’altare), si compone di tre parti. Nella parte centrale è raffigurata la Pentecoste, con la Vergine e gli Apostoli, sullo sfondo di un’architettura che si eleva su un prato ricco di fiori e di un variopinto bestiario; ai lati, attraverso due enormi archi, si apre una scena urbana a sinistra e un paesaggio con un porto a destra. Le due parti laterali del manufatto presentano le figure delle Virtù, la Forza a sinistra e la Giustizia a destra, circondate da fiori, foglie e frutta.

     

     

    I tre pezzi che compongono il manufatto, conservato nella veneziana Basilica della Salute, sono di fattura fiamminga, probabilmente di Bruges le parti laterali, riferibile a maestranze fiamminghe attive a Venezia la parte centrale. L’arazzo con la Pentecoste è collocabile nei primi decenni del Cinquecento, in relazione soprattutto alla presenza di elementi architettonici classici del portico sotto cui avviene la scena religiosa; poco più tarda deve essere l’esecuzione delle due giunte laterali, recuperate forse dalla cornice di un altro arazzo.
    Nella parte centrale, la presenza di elementi diversi e a volte contrastanti fa supporre che l’arazziere non si sia servito di un cartone preparato specificatamente per quest’opera ma abbia tratto spunti da dipinti o disegni contemporanei, accostando immagini colte con altre più comuni. Colpisce in particolare il contrasto tra l’architettura alle spalle della scena religiosa, colta ed elaborata, ricca di elementi decorativi rinascimentali, e l’architettura del retrostante paesaggio urbano, tipicamente veneta, semplice e tradizionale, di ascendenza belliniana. L’influenza del maestro veneziano Giovanni Bellini si avverte anche nelle figure della Madonna e degli apostoli, mentre il paesaggio con il porto ricorda Carpaccio, altro protagonista del Rinascimento veneto. Il prato ricorda invece ancora un giardino tardogotico, anche se non mancano elementi moderni come la citazione da Dürer nell’immagine del cervo.

     

     

    L’arazzo è stato smontato dalla cornice. Sono stati eliminati il supporto di riempimento di velluto operato rosa e la tela di lino indaco di supporto riconducibili a un precedente intervento. Si sono divise le tre parti che compongono il manufatto. L’arazzo, che presentava formazioni fungine di colore bianco, è stato lavato immergendolo in acqua decalcificata e saponina. La parte centrale è stata consolidata applicando un nuovo supporto di lino tinto in colore idoneo. Sulle parti più lacunose si è provveduto con una leggera integrazione a trama allargata. Tutte le tre parti, foderate separatamente, sono state poi cucite e ricollocate  su un nuovo telaio.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '90

    Dodici opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 1990

    Relazione di restauro

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    Corredo funerario

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    Ignoto scultore veronese

    oreficeria

    Croce processionale

    Antonio di Pietro Averlino, detto il Filarete

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