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    Paliotto d’altare

    Artista: Pietro Piffetti
    Nascita artista: Torino 1701
    Morte artista: 1777
    Tecnica/Materiale: Supporto ligneo in pioppo e noce, lastronatura in palissandro, in avorio inciso e policromo, in tartaruga, tartaruga incisa e policroma, in madreperla incisa e policroma, madreperla con taglio a cabochon, lapislazzuli, occhio di tigre, diaspro, ottone in lastra e filetti, legno intagliato e argentato, avorio scolpito, ferro (staffe di supporto del baldacchino).
    Dimensioni: 490x215 cm (cm: contromensa 104,5x278,4 x 5; laterale sinistro 193,3x177 x 3,5; laterale destro 190x179x3,2; base di croce: 32x27,6x24,4; croce: 87,5x37,5x1,1; scultura del Cristo: 29x13x4; controtabernacolo: 113, 5x146x9,5; baldacchino 75x46x9,5)
    Provenienza: Torino, chiesa di San Filippo Neri
    Collocazione: Torino, chiesa di San Filippo Neri
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Mario Epifani
    Restauro: Paolo Luciani (responsabile), Valentina, Tasso, Lorenzo Dutto, Francesca Coccolo, Andrea Minì, Bianca Ferrarato, Francesca Zenucchini (Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, Laboratori di restauro); con la direzione di Stefania De Blasi (Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”), Mario Epifani (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino); indagini: Marco Nervo (responsabile), Anna Piccirillo (Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, Laboratori scientifici), Dominique Scalarone (Università di Torino, Dipartimento di Chimica), Alessandro Lo Giudice (Università di Torino, Dipartimento di Fisica), Dario Vaudan e Simonetta Migliorini (Soprintendenza della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, Laboratorio Analisi Scientifiche), Paolo Romano (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali del Sud), Claudia Caliri (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali); documentazione grafica: Bianca Ferrarato (Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, Laboratori di restauro)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino

    Opera restaurata da Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”: Michela Cardinali (direttore tecnico), Paolo Luciani (responsabile dell’intervento), Francesca Coccolo, Lorenzo Dutto, Bianca Ferrarato, Andrea Minì, Valentina Tasso, Francesca Zenucchini (pulitura laser) con la direzione di Stefania De Blasi (Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”), Mario Epifani (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino)

    Scheda breve

    Il paliotto di San Filippo Neri è uno dei rari arredi realizzati dall’ebanista torinese Pietro Piffetti per un edificio ecclesiastico. Questo straordinario apparato – composto da cinque elementi assemblati (una contromensa, due ali laterali, un controtabernacolo e un baldacchino con Crocifisso) – fu concepito per l’altare maggiore della chiesa torinese dedicata al fondatore della Congregazione dell’Oratorio. L’esecuzione del paliotto, nel 1749, coincise con il primo centenario della presenza dei Filippini a Torino. Nel 1731 Piffetti era stato nominato dal re di Sardegna Carlo Emanuele III ebanista di corte, incarico che mantenne fino alla morte. Il repertorio decorativo e le stesse figure trovano ampio riscontro nella sua vasta produzione di mobili per le residenze reali: suoi tratti peculiari sono le forme mosse, la preziosità dei materiali e l’esuberanza decorativa, essenzialmente basata sui contrasti cromatici tra i colori naturali dei diversi legni, dell’avorio, della tartaruga e della madreperla. Al centro della contromensa è raffigurato l’avvenimento mistico di cui Filippo Neri fu protagonista nel giorno della Pentecoste dell’anno 1544: ritiratosi in preghiera nelle catacombe di San Sebastiano, ricevette il dono dello Spirito Santo in un’estasi che gli provocò una dilatazione del cuore e delle costole, attestata dai medici dopo la sua morte. Sulle due ali laterali compaiono – a figura intera, su piedistalli – a sinistra san Gregorio Magno e a destra Mosè; nella parte superiore due cornici racchiudono la figura di san Giovanni evangelista a sinistra e la scena del battesimo di Cristo a destra; al centro, sullo sportello del tabernacolo, è raffigurato un pellicano in atto di beccarsi il petto per nutrire col proprio sangue i suoi piccoli, tradizionale simbolo del sacrificio eucaristico. Il repertorio figurativo dell’artista si basa su elementi spesso ripetitivi, fondati su illustri esempi della pittura italiana del Cinque e del Seicento, ben noti attraverso riproduzioni a stampa ampiamente utilizzate nelle botteghe artistiche di tutta Europa: il san Giovanni evangelista del paliotto torinese, ad esempio, ricalca la posa del profeta Isaia affrescato intorno al 1511 da Raffaello su un pilastro della chiesa romana di Sant’Agostino. Nonostante la mancanza di documenti che attestino la commissione del paliotto, l’autografia e la data di esecuzione sono confermate dall’iscrizione incisa sul retro del telaio, dov’è riportato anche il nome di padre Giovanni Battista Prever (1684-1751), che nel 1749 era il prefetto della Congregazione torinese. Pur presentandosi in uno stato di conservazione complessivamente discreto, prima dell’intervento di restauro nell’ambito di Restituzioni nel paliotto erano riscontrabili diverse lacune, fenditure e sollevamenti. Le indagini scientifiche hanno consentito di analizzare i diversi materiali impiegati e le tecniche costruttive. Metodi di pulitura differenziati hanno rispettato le vernici originali, restituendo al contempo piena leggibilità alla ricca decorazione polimaterica, offuscata da restauri precedenti oltre che dal degrado dei materiali. Per far fronte ai diffusi sollevamenti e decoesioni, il consolidamento è stato effettuato impiegando la tecnica comunemente utilizzata in Giappone per la riadesione delle lacche, donominata Shimban. Le diffuse integrazioni sono state realizzate utilizzando materiali affini a quelli scelti originariamente da Piffetti.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Ritocchi pittorici ad acquerello prima del restauro

    Prima del restauro, particolare della contromensa

    Prima del restauro, particolare del retro del telaio con l’iscrizione

    Prima del restauro, particolare della decorazione in lapislazzuli

    Prima del restauro, particolare del sollevamento delle scaglie di madreperla del fondo

    Prima del restauro, particolare della rimozione delle scaglie di madreperla del fondo per pulitura e consolidamento

    Prima del restauro, particolare delle lacune della decorazione perimetrale

    Prima del restauro, tessera di avorio prima della pulitura

    Durante
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    Durante

    Durante il restauro, telaio Shimbari utilizzato per i consolidamenti puntuali

    Durante il restauro, consolidamento e inserimento di filzette in avorio nelle placche eburnee decorate)

    Durante il restauro, consolidamento e inserimento di filzette in avorio nelle placche eburnee decorate)

    RX della contromensa

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    Durante il restauro

    Durante il restauro, tessera di avorio dopo la pulitura

    Durante il restauro, pulitura laser dei filetti d’ottone

    Dopo
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    Dopo

    Ritocchi pittorici ad acquerello dopo il restauro

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare dell’ala sinistra con San Gregorio Magno

    Dopo il restauro, particolare dell’ala destra con Mosè

    Dopo il restauro, particolare dell’ala destra con Battesimo di Cristo

    Dopo il restauro, particolare del tabernacolo

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Diario di viaggio

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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