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    Paio di guanti nuziali

    Data: fine del XVI o primo terzo del XVII secolo
    Artista: Manifattura dei Paesi Bassi
    Tecnica/Materiale: guanti in pelle, probabilmente sbiancata, con applicazione sul polso di un bordo in raso da 5 di seta grigio argento ricamato; ricamo in seta policroma a punto raso e catenella, in oro filato su accia di seta gialla e in argento riccio a punto steso e con applicazione di paillettes; presenti cordonetti e bordini in filato metallico e una foderatura parziale interna dietro alla banda ricamata in taffetas di seta rosa
    Dimensioni: guanto destro: 23,7 x 10 cm (senza cordonetti), 23,7 x 14 cm (con cordonetti) guanto sinistro: 23 x 10 cm (senza cordonetti), 23 x 14 cm (con cordonetti) banda ricamata: alt. 6 cm
    Provenienza: lascito Louis Carrand (1888)
    Collocazione: Firenze, Museo Nazionale del Bargello (inv. 2221 C)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Ludovica Rosati
    Restauro: Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e restauro Arazzi, tappeti e tessuti, Firenze); con la direzione di Ilaria Ciseri (direttore Museo Nazionale del Bargello, Firenze)
    Ente di Tutela: Museo Nazionale del Bargello

    Opera restaurata da Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e Restauro Arazzi, Tappeti e Tessuti, Firenze) con la direzione di Ilaria Ciseri (Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

    Scheda breve

    I guanti sono confezionati in pelle beige, il cui tono originario doveva essere piuttosto chiaro, come emerso dalla pulitura effettuata durante il restauro nell’ambito di Restituzioni. Sulla base è applicato un bordo ricamato, mentre un cordonetto dorato appare in due strisce parallele attorno alla base del pollice. La parte laterale dei guanti è tagliata per facilitare la calzatura e la chiusura è affidata a cordoncini dorati, terminanti in due ghiande con una piccola nappa finale. Nel ricamo del bordo sono raffigurati racemi, fiori e ghiande e due cartigli: nel primo sono visibili tra le iniziali «D» e «A» due mani che si stringono, collocate sopra un monogramma a lettere intrecciate e sormontate da un cuore e una corona. Il cartiglio sul palmo reca invece un albero dalla chioma rigogliosa, con una scure conficcata nel tronco e affiancato dalle iniziali «M» e «S». La tipologia del manufatto e la natura della decorazione permettono di classificare i guanti del Bargello come oggetti profani ornamentali, investiti di funzioni simboliche e rappresentative più che di effettive finalità pratiche. Nel costume laico europeo l’uso di tali guanti divenne dal pieno Cinquecento un imprescindibile elemento della moda delle classi agiate. Eco della nuova diffusione dei guanti ornamentali e della loro rilevanza come indicatori di rango elevato si ha nella ritrattistica cinquecentesca e di primo Seicento. In numerosissime opere realizzate in tutta Europa i personaggi raffigurati indossano i guanti e spesso li tengono semplicemente in mano con quella ‘sprezzatura’ e sofisticatissima nonchalance, celebrate nel Cortegiano di Baldassarre Castiglione come massima espressione della signorilità.

    Nel corso del Cinquecento la foggia dei guanti di lusso subì una particolare evoluzione che permette di collocare il paio del Bargello tra la fine del XVI e il principio del secolo successivo. Dalla seconda metà del Cinquecento e ancora per i primi tre decenni del Seicento circa, i guanti profani si ispirarono al cosiddetto gantelet, quella parte dell’armatura che rivestiva le mani, i polsi e una buona parte degli avambracci. Viene così accentuata la zona terminale, che si svasa e si allunga progressivamente. Tale ampliamento aumenta le superfici decorabili e i ricami si fanno sempre più complessi e ricchi.

    Per quanto riguarda la provenienza geografica, un’ipotesi di attribuzione ai Paesi Bassi sembra essere particolarmente calzante grazie al confronto tra i guanti del Bargello e analoghi manufatti minuziosamente riprodotti in numerosi ritratti femminili del pittore di Anversa Nicolaes Eliaszoon Pickenoy (1588 circa – 1650/1656), assai ricercato tra la ricca borghesia mercantile olandese nel primo terzo del Seicento. I guanti raffigurati dall’artista condividono numerose caratteristiche con il paio del Bargello, come i cordini di chiusura con ghiande o la doppia profilatura alla base del pollice. Di particolare rilevanza è il Ritratto di Johanna Le Maire, figlia di un ricco mercante olandese andata in sposa nel 1622 (Amsterdam, Rijksmuseum). La donna stringe un paio di guanti bianchi con bordura ricamata e cordoncini con ghiande, identificabili con quelli tuttora superstiti e conservati nello stesso museo di Amsterdam (inv. 1978-48). I guanti di Johanna sono in molti aspetti identici a quelli del Bargello: in particolare in entrambi appare il tema delle mani che si stringono sormontate da un cuore. Questo motivo, emblema della fedeltà coniugale, era parte integrante del programma iconografico dei guanti cinque e seicenteschi che venivano donati in occasione delle nozze. Se dunque il ritratto del Rijksmuseum può essere stato commissionato in occasione del matrimonio di Johanna Le Maire o di una sua commemorazione proprio per la presenza dei guanti nuziali, per le affinità con il manufatto di Amsterdam anche il paio del Bargello può plausibilmente rientrare in questa tipologia di oggetti simbolici.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, dorso (2221 C)

    Prima del restauro, palmi (2221 C)

    Prima del restauro, Guanti n. 2221 C, particolare con gli schiacciamenti e le deformazioni della pelle

    Prima del restauro, Guanti n. 2221 C, particolare con lacerazione e taglio, localizzati lungo la linea dei due mignoli

    Prima del restauro, Guanti n. 2221 C, consunzioni all’interno del polsino

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, Guanti n. 2221 C, il trattamento di umidificazione applicato al guanto sinistro

    Durante il restauro, Guanti n. 2221 C, guanto sinistro, dopo la pulitura con la Gomma Wishab; guanto destro, prima della pulitura

    Durante e dopo il restauro, Guanti n. 2221 C, in alto la fase di applicazione del tulle a protezione della seta rosa salmone; in basso l’intervento completato

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro, dorso

    Dopo il restauro, palmi (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare del ricamo dal dorso (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare del cartiglio con le mani che si stringono (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare del ricamo dai palmi (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare del cartiglio con l’albero (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare del cordonetto d’oro attorno ai pollici (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare della cucitura delle linguelle delle dita (2221 C)

    Dopo il restauro, palmi

    Dopo il restauro, particolare dei cordini di chiusura con ghiande (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare ingrandito dei fili di seta del ricamo (2221 C)

    Dopo il restauro, particolare ingrandito dei fili metallici del ricamo (2221 C)

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
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