Il manufatto fu eseguito per la collegiata di San Lorenzo di Voghera, diocesi di Tortona, nel 1456, secondo quanto riportato nell’iscrizione a niello posta lungo il bordo del piede. L’impostazione dell’ostensorio pare chiaramente ispirata ai disegni di Giovannino de’ Grassi per il Duomo di Milano, dai quali riprende la struttura e i particolari decorativi dei rosoni a spirali. È evidente inoltre, soprattutto negli ornati e nei trafori, una certa influenza dell’arte d’Oltralpe, particolarmente diffusa in quel tempo in Lombardia.
Nell’edicola del nodo sono raffigurati la Madonna col Bambino, i santi Pietro, Paolo, Giacomo e Bartolomeo. Nelle edicole dei contrafforti della teca invece trovano posto angeli musicanti e, sulla sommità, il Cristo redentore. Questa divisione per gruppi omogenei, in cui i santi si collocano nella zona inferiore, gli apostoli in quella mediana e gli angeli in quella superiore, corrisponde a una tradizione medioevale legata al tema della salvezza. Notevoli sono gli smalti, soprattutto nelle zone in cui fanno da fondale a decorazioni in bassorilievo, in forma di stelline, di piccoli soli, di minute gocce e di raggi dorati, come nella parte di collegamento tra il nodo e il tempietto. Si tratta di una tecnica rara, che in lombardia doveva comunque avere una tradizione antica.
Il risultato più interessante dell’intervento di restauro è consistito nell’identificazione delle fasi costruttive del manufatto. L’ostensorio è stato realizzato in due tempi: la parte più antica, corrispondente al coperchio mobile (ricettacolo dell’ostia) è databile ai primissimi anni del ’400 ed ha un chiaro impianto architettonico; la parte inferiore è invece databile al momento dell’iscrizione e presenta una più spiccata sensibilità decorativa, aggiornata su modelli più rinascimentali. Appartiene a questa seconda fase anche la sommità costituita dal globo terrestre e dal Redentore. Va segnalato inoltre che i caratteri stilistici degli angeli rimandano in particolare all’opera di Michelino da Besozzo, particolarmente noto a Milano fino alla metà del Quattrocento, e ad altri artisti, come gli Zavattari, attivi tra il quinto e il settimo decennio del ’400.
Redazione Restituzioni
