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    Ostensorio architettonico in rame e argento dorato (Reliquiario a ostensorio)

    Data: Padova o Venezia, metà del XV secolo; Roma (?), fine del XVIII - metà del XIX secolo (?)
    Artista: Orafo veneto
    Tecnica/Materiale: Rame fuso, sbalzato, inciso e dorato; argento; smalti
    Dimensioni: 46 x 16 cm
    Provenienza: Murano, collegiata dei Santi Maria e Donato (?)
    Collocazione: Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Cristiano, inv. 61803
    Edizione: Restituzioni 2006
    Autore scheda in catalogo: Guido Cornini
    Restauro: Barbara Pinto Folicaldi
    Ente di Tutela: Musei Vaticani

    Il corpo dimora nel tempio perché il corpo è il tempio: «”Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli dissero allora i Giudei:"Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". Ma egli parlava del tempio del suo corpo» (Gv 2,19-21)

    Scheda breve

    L’ostensorio è di taglio e ispirazione architettonici. La base, a forma di stella con sei lobi e sei punte, è finemente lavorata a sbalzo con fogliami in argento dorato. All’interno della base si dispone una fascia di piastre quadrilobe con smalti raffiguranti il Cristo in pietà, la Vergine e San Giovanni (perduto), alternati a un Santo vescovo (San Donato?) e a due stemmi di famiglia nobiliare. Il fusto ha al centro un nodo ad alto rilievo formato da una sequenza di edicole disposte in cerchio, con guglie e pinnacoli di profilo gotico alternati a bifore: all’interno delle edicole si allineano statuine di Santi. La custodia per l’eucarestia si compone di una teca cilindrica che si sviluppa in altezza, chiusa in alto da una calotta alla cui sommità si trovava una croce. Al centro della teca è fissata la lunetta per l’inserimento dell’ostia. L’ostensorio reca tracce di ripetute manomissioni: è possibile ipotizzare un cambiamento di destinazione o, più probabilmente, una sistemazione secondo l’originaria funzione in occasione della musealizzazione dell’oggetto.

     

    Le caratteristiche formali dell’opera riconducono a quella corrente del Gotico internazionale che avvicina l’oreficeria all’architettura: anche qui infatti, soprattutto nel nodo al centro del fusto, si nota un prezioso gusto per la caratterizzazione architettonica elegante e decorativa. La lavorazione del piede tuttavia richiama moduli che si riscontrano nei reliquiari della Basilica del Santo a Padova, della prima metà del Quattrocento: si tratta di uno stile floreale e naturalistico tipico della miniatura padovana del tempo, ed è da collegare probabilmente agli orientamenti scientifici dello Studium patavino.

    Le circostanze esatte della realizzazione dell’ostensorio non sono note, tuttavia l’iscrizione sull’elemento di raccordo tra il nodo e il sottocoppa del ricettacolo rivela che l’oggetto fu commissionato da un «Dominus Nicolaus» pievano di Murano, un’isola della laguna di Venezia. La preziosità dei materiali e la finezza della lavorazione fanno supporre che l’ostensorio fosse destinato alla collegiata dei Santi Maria e Donato, chiesa madre di Murano. L’acquisizione dell’ostensorio alle raccolte della Biblioteca Vaticana è incerta, ma da collocarsi presumibilmente agli anni di Marco Giustinian, vescovo di Murano dal 1692 al 1735. In questo periodo infatti il trasferimento a Murano della sede episcopale dovette comportare l’esborso di ingenti capitali, sostenuti in parte dalla vendita di oggetti preziosi di proprietà della chiesa.

     

    L’ostensorio presentava un disomogeneo stato di conservazione. Piede, fusto e sottocoppa, e anche il nodo in rame e argento, evidenziavano un forte grado di ossidazione, con l’aggiunta dell’accumulo di depositi incoerenti; diversi elementi, tra cui le statuine all’interno del nodo e i medaglioni di smalto alla base del fusto, ponevano forti problemi di stabilità. Dopo lo smontaggio dei singoli elementi, le parti in rame sono state sgrassate con impacchi di sali di Rochelle alternati a impacchi di acetone e diluente nitro, quelle in argento hanno subito un’immersione in sali di Rochelle e in soluzione Tween 20, seguita da trattamento con diluente nitro dato a tampone. La pulizia della doratura è stata fatta con impacchi di solventi chetonici, mentre le placchette in argento sono state trattate con bicarbonato di sodio e acqua. Le statuine del nodo sono state pulite meccanicamente con bicarbonato e acetone; dopo la pulitura tutte le componenti sono state protette con vernice nitrocellulosa al 5%. L’intervento di restauro ha potuto verificare la tecnica esecutiva e le vicende conservative, confermando le manomissioni e le incongruenze con la destinazione attuale (non esiste ad esempio uno sportellino per il prelievo dell’ostia).

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Prima del restauro, particolare

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Durante il restauro, particolare

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2006

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Vicenza 2006

    Altre opere dell'edizione

    oreficeria

    Due catene da orologio (Collana di Ganimede, Collana di Perseo); Due bracciali (Collana di Patroclo, Catenella del sacrificatore)

    corredo funerario

    Gruppo di quattordici anelli e sette gemme incise

    scultura

    Altare funerario ottagonale

    scultura

    Ara funeraria con scena di banchetto

    https://www.gallerieditalia.eu
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