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    Nero Bianco Nero

    Artista: Alberto Burri
    Nascita artista: Città di Castello, Perugia 1915
    Morte artista: Nizza, 1995
    Tecnica/Materiale: Assemblaggio di tessuti, cerniera lampo, plastiche, cartone, olio, resina vinilica, bianco di zinco e nero d'ossa su tela di iuta
    Dimensioni: 50 x 250 cm
    Provenienza: Cessione dell’artista, 1993
    Collocazione: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (inv. 9052)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Massimo Mininni
    Restauro: Paola Carnazza, Serena Francone; con la direzione di Paola Carnazza (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma); indagini: Domenico Poggi, Nausicaa Sangiorgi (Artelab Diagnostica per il restauro s.r.l., Roma)
    Ente di Tutela: Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna

    Opera restaurata da Paola Carnazza, Serena Francone con la direzione di Paola Carnazza (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma)

    Scheda breve

    L’opera, realizzata da Alberto Burri nel 1955, era stata richiesta nel 1968 direttamente all’artista, come prestito a lungo termine, da Palma Bucarelli, all’epoca direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, in occasione dell’apertura del nuovo allestimento delle collezioni del museo da lei curato. L’intenzione della Bucarelli era quella di ordinare, all’interno del nuovo percorso espositivo, una sala interamente dedicata all’artista. Il grande quadro entrò poi definitivamente nelle collezioni del museo insieme a un cospicuo nucleo di lavori donati dallo stesso Burri, nel 1993. L’opera, particolarmente rilevante all’interno del suo percorso storico-artistico, si colloca tra le più importanti esperienze del suo complesso processo creativo elaborato a partire dai primi anni Cinquanta. Egli unisce, su un supporto in tela di iuta, pitture singolari, materiali poveri, elementi naturali, realizzando superfici corrose e lacerate: opere di ‘transizione’, tra collage e assemblaggio. In Nero Bianco Nero intraprende nuove sperimentazioni di materiali insoliti. Aggiunge ai sacchi di iuta, da lui utilizzati all’inizio degli anni Cinquanta, indumenti e stoffe di varia natura (sete, velluti, cotoni), che si mescolano e si integrano con la pittura, riallacciandosi alla tradizione del collage delle prime avanguardie, nel quale elementi pittorici e altri materiali non propriamente artistici si mescolavano in composizioni più o meno ordinate. Nero Bianco Nero è un’opera libera da tutti i precedenti prestiti culturali e dalle suggestioni che provengono dall’eccesso di pittoricismo dell’ambiente romano di quegli anni; essa esprime una maggiore pienezza raccontando una propria pena segreta, gridata a voce alta allo spettatore. L’importanza consiste non tanto nell’invenzione di forme mai usate, quanto nel suo essere profondamente radicata in un’espressione nuova e ferma, senza sbavature e compiacimenti estetici, nella sperimentazione di materiali residui il cui fascino è mosso dalla forte carica che essi suscitano nella memoria e nei sensi, realizzando così autonomamente un moderno lessico del quadro. Anche il colore non segue la tecnica convenzionale, ma accorda procedimenti alternativi che prevedono la combinazione di diverse materie. Burri utilizza anche il fuoco, con cui corrode pezzi di stoffa, raggrinzisce le superfici dipinte come una pelle ustionata e medicata, ferma sul supporto i carboni e le ceneri rimasti al centro delle ferite fissandoli con della colla. Il gusto del comporre è dunque affidato anche a cuciture e a combustioni. Come è stato descritto, il quadro è realizzato con tecniche sperimentali e materiali molto delicati e deperibili che il tempo e i numerosi viaggi ai quali è stato sottoposto, in occasione delle varie mostre nazionali e internazionali in cui è stato presentato, ne hanno sensibilmente alterato la lettura originale, richiedendo un necessario e complesso restauro. Per individuare correttamente le metodologie di intervento, realizzato in occasione di Restituzioni 2018, si è ritenuto opportuno procedere inizialmente con un’analisi eseguita sulle diverse superfici e sulle varie tipologie di materiali che compongono l’opera, al fine di determinare puntualmente le varie patologie di degrado. Particolare attenzione è stata rivolta alle stoffe, per le quali sono state effettuate indagini microchimiche e stratigrafiche per ottenere maggiori informazioni sulla tecnica esecutiva e sulle varie stratificazioni, cercando di individuare sia le cause dell’alterazione del relativo colore sia il deterioramento, molto visibile in alcune parti. Analisi molto dettagliate e mirate sono state realizzate anche su tutta la superficie pittorica. Scopo del restauro è stato quello di restituire i valori figurativi-artistici originali del lavoro, nonché permettere la comprensione delle diverse fasi costruttive sperimentate dall’artista e dei vari materiali usati, approfondendo così la conoscenza storico-artistica e la lettura dell’opera di un grande maestro.

    Le fasi del restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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