Il tessellato policromo con raffigurazione di Nereide costituisce uno fra i più antichi mosaici rinvenuti ad Aquileia e uno degli esempi più significativi della ricchissima collezione musiva del Museo Archeologico Nazionale. Il manufatto venne riportato casualmente alla luce tra il 1859 e il 1860 in un terreno posto a non grande distanza dalla Basilica di Aquileia e sottoposto a uno dei primi interventi di distacco documentati nel sito. Dopo essere rimasto a lungo conservato in frammenti all’interno del Museo Archeologico, fu sottoposto a un primo intervento di restauro negli anni Venti del Novecento, per essere esposto dapprima a pavimento all’interno dell’edificio museale, successivamente a parete nella sezione delle Gallerie lapidarie dedicata ai mosaici.
L’intervento di restauro realizzato in occasione della XVIII edizione di Restituzioni è preliminare e funzionale alla ricollocazione del mosaico nell’ambito del nuovo progetto di allestimento del museo in corso di realizzazione, che ne consentirà una più adeguata valorizzazione all’interno della sezione dedicata all’edilizia domestica, accanto agli esempi più significativi della produzione musiva aquileiese.
Il pavimento raffigura una scena mitologica a soggetto marino, racchiusa entro un raffinato bordo con treccia e cordone avvolto da un nastro. Una figura femminile dai capelli biondi, in totale nudità, siede su un toro bianco dalla coda pisciforme, sostenendo la ghirlanda di foglie di vite che cinge il capo dell’animale. Completano la scena un erote in volo, con dardo e fiaccola accesa, e un personaggio maschile barbato che emerge tra i flutti, resi con tessere in pasta vitrea di colore blu, azzurro e verde.
Fin dalla scoperta la scena fu interpretata come una raffigurazione del mito di Europa, la fanciulla amata da Zeus nelle sembianze di un toro. Il particolare della coda pisciforme dell’animale, privo, secondo il mito e nella più diffusa tradizione iconografica, di tale attributo, sembrerebbe, tuttavia, meglio adattarsi alla raffigurazione di una Nereide su mostro marino. La scena potrebbe, dunque, essere il risultato di una contaminazione tra lo schema della Nereide diffuso nella tradizione ellenistica e il tema di Europa sul toro (cui rimandano sia l’erote con funzione evocativa dell’ambito nuziale che il personaggio tra i flutti, forse interpretabile come uno dei tritoni che accompagna il viaggio della fanciulla), realizzato in un momento precedente alla codificazione dell’iconografia del mito di Europa.
L’adozione di modelli e modalità stilistiche di tradizione ellenistica colloca il tessellato in una fase precoce della produzione musiva aquileiese, sviluppata tra il I secolo a.C. e l’inizio del successivo, grazie alla commistione di influenze molteplici, provenienti da Roma e dall’area centro italica ma anche direttamente dal Mediterraneo orientale. La scarsità di dati relativi al ritrovamento non consente, purtroppo, di ricondurre il pavimento allo specifico contesto di appartenenza. La sua qualità stilistico-formale e la scelta del tema figurato, che lo accomuna a solo pochi altri esemplari coevi – tra i quali il noto mosaico con raffigurazione di “pavimento non spazzato” proveniente al medesimo contesto – non lasciano, del resto, dubbi sulla sua pertinenza a una domus di alto livello del quartiere meridionale della colonia, appartenente a un membro della classe dirigente che doveva con ogni probabilità la sua fortuna, alloscorcio dell’età repubblicana, alle fiorenti attività economiche di Aquileia.
