Le due sculture, ora custodite nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, in origine erano parte integrante dell’altare in pietra di paragone della sala terrena dell’oratorio dedicato a San Girolamo e alla Vergine Assunta a San Fantin, dove avevano sede le confraternite di Santa Maria della Consolazione e di San Girolamo. Il problema fondamentale posto da queste sculture riguarda la loro datazione e di conseguenza il loro inquadramento nell’ambito della carriera artistica di Alessandro Vittoria. Il maestro trentino iniziò la decorazione plastica dell’oratorio prima del 1576, mentre nel 1583 sono attestati i pagamenti ai collaboratori del Maestro per la decorazione dell’esterno della facciata. Gli studiosi sono inclini a collocare i due manufatti generalmente dopo il 1582 e prima della fine del decennio: questa datazione è confermata anche da alcuni elementi stilistici, che rinviano ad una fase della produzione del Vittoria in cui lo scultore tende ad accentuare gli elementi drammaticamente più salienti, quasi isolandoli da un contesto narrativo.
La vibrante tensione drammatica tipica di questo periodo è particolarmente evidente nelle due sculture qui presentate. L’atteggiamento raccolto e sofferto della Vergine evidenzia inoltre qualche affinità con la Mater Dolorosa del Tiziano del Prado e con la Rachele di Michelangelo per la tomba di Giulio II, mentre il lamento disperato e teso dell’apostolo rinvia ad esemplari veronesiani, come quello della Crocifissione di S. Lazzaro dei Mendicanti del 1581 circa. Nel panneggio astratto e innaturale e nella semplificazione volumetrica che ne deriva sembra di poter cogliere la misura stessa dell’espressività intrisa di tensione spirituale raggiunta dallo scultore nella sua piena maturità.
Alla base delle sculture si riscontravano ossidazioni piuttosto estese benchè superficiali. La pulitura inoltre ha messo in luce numerose cadute della pellicola pittorica originale, causate sia da fattori meccanici, dovuti all’uso devozionale o a varie altre manomissioni, sia all’azione microbiologica (attacchi fungini). Depositi di polvere raggrumata, colature di cera e uno spesso strato di materia grassa ricoprivano in particolar modo la statua della Vergine. Il restauro ha provveduto: ad una disinfestazione della superficie da possibili attacchi fungini; ad una pulitura sia meccanica che chimica; alla stabilizzazione della superficie corrosa; al risarcimento delle lacune e alla saldatura delle fessure; all’intonatura dell’insieme, tra parti soggette ad intervento e il resto del manufatto; ad una protezione finale antiossidante.
Redazione Restituzioni
