Sotto un pergolato di gelsomino si imposta la complessa struttura del trono, realizzato con una fantasiosa invenzione “veneziana” di ampolle di vetro, murrine, cristalli di rocca, preziose pietre colorate e arricchito da festoni di fiori, cornucopie di frutta e un filare di perle trasparenti.
Il basamento è a sua volta coperto da tappeti orientali a motivi geometrici, conferendo un’ulteriore nota di vivacità all’esuberante complesso decorativo. Al centro, assestata comodamente sul trono è la Vergine, con il volto pieno e lo sguardo tristemente assorto sul Bambino che regge fra le braccia. Bambino che gi guarda con aria altrettanto malinconica, consapevole del destino che lo attende, con la mano destra benedicente e nella sinistra un ramoscello d’olivo, simbolo di pace.
In primo piano, nello spazio misurato dai riquadri del pavimento, si fronteggiano le figure di due santi vescovi, con mitra e pastorale: Agostino che sostiene il modello della chiesa e Martino che tiene stretto un libro. Ai lati, dietro ai due angeli che suonano il liuto, si apre un luminoso paesaggio veronese, con la veduta di Castel San Pietro, contro un cielo azzurrino attraversato da leggere nuvole appena accennate.
L’opera è stata realizzata seguendo la volontà testamentaria di Giacomo Giusti, per la decorazione della cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria in Organo a Verona. Concordemente ritenuta dalla critica una delle opere più significative di Morone, rientra nella felice creatività del periodo giovanile e si distingue per la morbidezza e la delicatezza dei valori cromatici, che creano un armonioso accordo fra volumi e spazio. Molteplici sono inoltre le componenti stilistiche ravvisate in quest’opera, dalla tradizione veneta a quella lombarda. Quest’ultima, in particolare, è visibile nell’attenzione per una luminosità più chiaroscurata, vicina alla maniera di Vincenzo Foppa, ma anche nella chiara sensibilità naturalistica, evidente nella realizzazione del pergolato con le campanule e i gelsomini e del brano paesaggistico sullo sfondo.
Il dipinto si presentava in uno stato di conservazione pessimo: errate puliture hanno compromesso per sempre la pellicola pittorica, privata delle sue velature originali, sostituite da una patina di vernici poi ingiallite e ossidate.
Il restauro tuttavia non ha riguardato solo la superficie pittorica, ma anche il supporto con un’operazione di rintelatura e la collocazione su un nuovo telaio. La pulitura si è resa invece necessaria per limitare i danni dei precedenti interventi, nel tentativo di ritessere gli equilibri cromatici purtroppo spezzati. Sono state quindi eseguite le stuccature sulle numerose lacune e tagli ed effettuato l’intervento pittorico con pigmenti ad acquerello e vernice.
L’operazione di restauro si è conclusa con la stesura di una vernice protettiva, idonea a restituire una corretta lettura dell’intera composizione.
Redazione Restituzioni
