Una poderosa Vergine, comodamente assestata su un seggio marmoreo, domina la centralità dell’immagine, organizzata su una rigorosa serie di simmetrie ed equilibri. Alle sue spalle, due angioletti sostengono un drappo verde, secondo una formula molto nota nella tradizione pittorica quattrocentesca.
Lo sguardo di Maria è mesto, quasi serio, a presagire il destino di Passione che attende il Bambino benedicente, seduto fra le sue braccia. Il Bambino, infatti, si presenta completamente nudo, a sottolineare la sua umanità, e dunque la sua reale e umana sofferenza al momento della morte.
Alla base del trono, un elegante tappeto a decorazione geometrica conferisce solennità alla scena, ambientata sotto un arcone che si apre su un bel paesaggio collinare e su un cielo azzurro chiaro velato di nuvole. Sul gradino davanti al trono è seduto un angioletto, intento a suonare il liuto, fra le due figure dei santi Giovanni Evangelista e Matteo, avvolti in ampie vesti panneggiate dalle tonalità calde.
La critica attuale riconosce al dipinto, custodito presso il Duomo di Asiago, un’indubbia qualità artistica, indice della maturazione stilistica di Francesco da Ponte. L’opera, infatti, è stata sistemata cronologicamente intorno ai primi anni Venti del Cinquecento, sulla base di un confronto formale con la Discesa dello Spirito Santo realizzata da Francesco per Oliero.
Si tratta di un periodo fra i più vivaci dell’artista, segnato dalla ricerca di rigore compositivo e armonia di colori. Il tono complessivo dell’immagine appare disteso e calmo, nonostante il persistere di tracce formali e iconografiche di matrice quattrocentesca. Al di là dell’impianto rigido delle architetture e la presenza arcaica dell’oro, la resa morbida e delicata del paesaggio evidenzia il contatto con l’arte veneziana.
In passato il dipinto fu interessato da almeno due restauri: il primo nel 1908 e il secondo nel 1931, conseguente al trafugamento della pala da parte degli austriaci, avvenuto nel 1916. In questo secondo intervento l’opera fu oggetto di una nuova foderatura, che è risultata ancora idonea al momento del restauro realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni.
Quest’ultimo si è infatti concentrato sulla pulitura della superficie pittorica, che appariva offuscata da uno spesso strato di polveri grasse e da vernici ingiallite e ossidate. La pulitura si è rivelata fondamentale per restituire all’immagine l’originaria gamma cromatica, dai toni freddi del rosa e grigio di fondo alle larghe campiture di colore più intenso e brillante. L’intervento ha inoltre comportato la rimozione delle vecchie stuccature colorate, sostituite con nuove a gesso e colla, e si è concluso con il restauro pittorico, realizzato con acquerelli e velature a vernice.
Redazione Restituzioni
