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    Torna a Restituzioni 1990

    Madonna con il Bambino tra i santi Matteo e Giovanni Evangelista

    Data: 1523-25
    Artista: Francesco da Ponte il Vecchio
    Nascita artista: Bassano 1470-75
    Morte artista: Bassano 1539
    Tecnica/Materiale: Olio su tela
    Dimensioni: 280 x 180 cm
    Collocazione: Diocesi di Padova
    Edizione: Restituzioni 1990
    Autore scheda in catalogo: Chiara Rigoni
    Restauro: Alessandra Cottone
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    In Villa di Asiago, capo dei Sette Comuni, vi è di sua mano la figura similmente di Nostra Donna con li santi Giovanni e Matteo, lodevole pittura. (Carlo Ridolfi, 1648) La mano è quella di Francesco da Ponte, a capo della laboriosa bottega dei Bassano e padre del più famoso Jacopo. L’opera testimonia un momento particolarmente felice della sua carriera: sintesi di abilità pittorica e compositiva, la pala è fra le più significative del maestro.

    Scheda breve

    Una poderosa Vergine, comodamente assestata su un seggio marmoreo, domina la centralità dell’immagine, organizzata su una rigorosa serie di simmetrie ed equilibri. Alle sue spalle, due angioletti sostengono un drappo verde, secondo una formula molto nota nella tradizione pittorica quattrocentesca.

    Lo sguardo di Maria è mesto, quasi serio, a presagire il destino di Passione che attende il Bambino benedicente, seduto fra le sue braccia. Il Bambino, infatti, si presenta completamente nudo, a sottolineare la sua umanità, e dunque la sua reale e umana sofferenza al momento della morte.

    Alla base del trono, un elegante tappeto a decorazione geometrica conferisce solennità alla scena, ambientata sotto un arcone che si apre su un bel paesaggio collinare e su un cielo azzurro chiaro velato di nuvole. Sul gradino davanti al trono è seduto un angioletto, intento a suonare il liuto, fra le due figure dei santi Giovanni Evangelista e Matteo, avvolti in ampie vesti panneggiate dalle tonalità calde.

     

     

    La critica attuale riconosce al dipinto, custodito presso il Duomo di Asiago, un’indubbia qualità artistica, indice della maturazione stilistica di Francesco da Ponte. L’opera, infatti, è stata sistemata cronologicamente intorno ai primi anni Venti del Cinquecento, sulla base di un confronto formale con la Discesa dello Spirito Santo realizzata da Francesco per Oliero.

    Si tratta di un periodo fra i più vivaci dell’artista, segnato dalla ricerca di rigore compositivo e armonia di colori. Il tono complessivo dell’immagine appare disteso e calmo, nonostante il persistere di tracce formali e iconografiche di matrice quattrocentesca. Al di là dell’impianto rigido delle architetture e la presenza arcaica dell’oro, la resa morbida e delicata del paesaggio evidenzia il contatto con l’arte veneziana.

     

     

    In passato il dipinto fu interessato da almeno due restauri: il primo nel 1908 e il secondo nel 1931, conseguente al trafugamento della pala da parte degli austriaci, avvenuto nel 1916. In questo secondo intervento l’opera fu oggetto di una nuova foderatura, che è risultata ancora idonea al momento del restauro realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni.
    Quest’ultimo si è infatti concentrato sulla pulitura della superficie pittorica, che appariva offuscata da uno spesso strato di polveri grasse e da vernici ingiallite e ossidate. La pulitura si è rivelata fondamentale per restituire all’immagine l’originaria gamma cromatica, dai toni freddi del rosa e grigio di fondo alle larghe campiture di colore più intenso e brillante. L’intervento ha inoltre comportato la rimozione delle vecchie stuccature colorate, sostituite con nuove a gesso e colla, e si è concluso con il restauro pittorico, realizzato con acquerelli e velature a vernice.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '90

    Dodici opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 1990

    Relazione di restauro

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    Altare funerario cilindrico su urna a cassetta

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    Corredo funerario

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    Antonio di Pietro Averlino, detto il Filarete

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