Una diagonale attraversa l’immagine, che su di essa si sviluppa: in basso a sinistra, santa Caterina, che mostra le spalle e l’elegante acconciatura dei capelli lunghi e biondi, offre la colomba a Gesù Bambino, al sicuro fra le braccia della Vergine e quasi timoroso di riceverla. La Vergine si volge di scatto verso Caterina, trattenendo il poderoso Bambino, come a proteggerlo dal destino di passione e morte alluso dalla presenza della santa.
Sulla destra, contro il cielo azzurro che il tendaggio verde cupo lascia scoperto, è la figura del presunto committente, Michele Spaventi, priore dei Gerolimini dal 1578, come indicano le lettere F.M.S. sul ricamo del cuscino su cui è appoggiato il Bambino, in atto di devozione, con la mano destra sul petto e un giglio bianco sulla sinistra.
Dal punto di vista critico e stilistico, il personaggio maschile crea un problema: si tratta infatti di una figura di minore tenuta qualitativa rispetto alla plasticità delle altre figure e alla preziosità dei tessuti.
E’ possibile che il ritratto sia riconducibile a un intervento di bottega, anche se sembra strano che Paolo Veronese non abbia dipinto personalmente proprio il ritratto del priore committente, a meno che la tela non sia stata dipinta quando ancora frate Spaventi non si trovava a Venezia a capo dei Gerolimini di San Sebastiano e vi sia stata trasferita al suo arrivo nel convento.
E’ stata formulata l’ipotesi di una datazione tra il 1560 e il 1570, confermata anche dai colori chiari e brillanti e da un plausibile influsso raffaellesco, presente anche in altre opere veronesiane degli anni Sessanta.
L’opera appariva fortemente compromessa per l’ossidazione delle vecchie vernici; erano presenti vari ritocchi, che risultavano molto evidenti e instabili. Dopo gli esami a luce radente e riflettografici, si è potuta constatare una generale decoesione del colore. Il supporto originale, inoltre appariva staccato dalla tela di foderatura.
L’intervento è stato caratterizzato da alcune fasi salienti: una nuova foderatura, per consentire il risanamento del supporto e la stiratura, con ferro a calore moderato, grazie alla quale si è potuta riottenere una perfetta adesione del pigmento al supporto. Altro momento significativo è stata la pulitura, con la rimozione delle ridipinture più pesanti e della vecchia patina scura che copriva il verde della tenda. Rimosse a bisturi le stuccature più evidenti, sono state ristuccate le lacune, successivamente integrate con colori a vernice.
Un’ultima operazione ha riguardato l’applicazione della vernice, stesa a più mani e successivamente ripassata con vernice opaca antiriflesso, in modo da restituire una corretta lettura dei valori cromatici e spaziali dell’immagine.
Redazione Restituzioni
