Su uno sfondo scuro emerge con vigore la figura – tutta terrena – della Vergine, che si mostra seduta, in una posizione di raccolta compostezza. Il viso, dai tratti regolari, rimane completamente scoperto e illuminato da un guizzo di luce chiarissima, che evidenzia il bruno dei capelli raccolti sotto il leggero velo e l’espressione seria degli occhi fissi verso il basso.
La Vergine è tristemente consapevole del futuro di sacrificio del Bambino che regge fra le braccia, avvolto nella fasciatura bianca, in contrasto con la veste rosso vinaccia della Madre. A confermare l’ineluttabilità di un destino già scritto, è il gesto del Bambino, intento a raccogliere un simbolico grappolo d’uva dal cesto di frutta che gli offre un san Giovannino quanto mai struggente e malinconico.
La tecnica pittorica e l’impostazione suggeriscono l’appartenenza dell’opera alla fase giovanile di Bernardo Strozzi, corrispondente alla fase genovese che dura fino al 1630, anno in cui l’artista si trasferì a Venezia.
La tipologia del volto della Vergine allungata e sottile, di memoria correggesca, testimonia la ricezione di Giulio Cesare Procaccini, presente a Genova dal 1618. Caratteristica di questo periodo è inoltre la riflessione sull’arte nordica, particolarmente visibile nel brano di natura morta in primo piano. La freschezza delle contrapposizioni cromatiche e il gioco delle luci permettono, infine, di datare il dipinto in un periodo compreso tra il 1610 e il 1620.
Il dipinto risultava pesantemente offuscato da una vernice alterata e ossidata che appiattiva i modellati e le sfumature cromatiche. In particolare la figura di Giovannino e lo sfondo scuro presentavano una concentrazione di sovrapposizioni, probabilmente dovute alla necessità di nascondere una situazione lacunosa. La pulitura è stata pertanto eseguita in modo articolato, per consentire l’esportazione mirata dei ritocchi precedenti e favorire l’asportazione delle ridipinture, senza rischiare di aggredire anche il film pittorico originario. Si è invece deciso di lasciare la rifoderatura, che sembra essere tipica dei restauri francesi della metà del Novecento; si è invece proceduto con il ritocco mediante il metodo tradizionale del tratteggio.
Il maggior pregio del restauro è stato quello di aver recuperato la qualità cromatica e la luminosità di un testo pittorico davvero significativo per lo studio della prima formazione artistica di Strozzi.
Redazione Restituzioni
