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    Torna a Restituzioni 2000

    Madonna con il Bambino e san Giovannino

    Data: 1610-1620
    Artista: Bernardo Strozzi
    Nascita artista: Genova, 1581
    Morte artista: Venezia, 1644
    Tecnica/Materiale: Olio su tela
    Dimensioni: 113 x 78,5 cm
    Provenienza: Nizza, Collezione Robert, 1949; Milano, Collezione Robiati
    Collocazione: Milano, Museo Poldi Pezzoli
    Edizione: Restituzioni 2000
    Autore scheda in catalogo: Sandrina Bandera
    Restauro: Paola Zanolini (Centro di Restauro di Zanolini e Ravenna s.r.l.)
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Varese

    Il dramma interiore di una madre; la fragilità di un bimbo dal destino già scritto; l’autorità profetica di un semplice fanciullo: Maria, Gesù Bambino e il piccolo Giovanni Battista sono i protagonisti del dipinto di Bernardo Strozzi, un brano di toccante e pura poesia.

    Scheda breve

    Su uno sfondo scuro emerge con vigore la figura – tutta terrena – della Vergine, che si mostra seduta, in una posizione di raccolta compostezza. Il viso, dai tratti regolari, rimane completamente scoperto e illuminato da un guizzo di luce chiarissima, che evidenzia il bruno dei capelli raccolti sotto il leggero velo e l’espressione seria degli occhi fissi verso il basso.

    La Vergine è tristemente consapevole del futuro di sacrificio del Bambino che regge fra le braccia, avvolto nella fasciatura bianca, in contrasto con la veste rosso vinaccia della Madre. A confermare l’ineluttabilità di un destino già scritto, è il gesto del Bambino, intento a raccogliere un simbolico grappolo d’uva dal cesto di frutta che gli offre un san Giovannino quanto mai struggente e malinconico.

     

     

    La tecnica pittorica e l’impostazione suggeriscono l’appartenenza dell’opera alla fase giovanile di Bernardo Strozzi, corrispondente alla fase genovese che dura fino al 1630, anno in cui l’artista si trasferì a Venezia.

    La tipologia del volto della Vergine allungata e sottile, di memoria correggesca, testimonia la ricezione di Giulio Cesare Procaccini, presente a Genova dal 1618. Caratteristica di questo periodo è inoltre la riflessione sull’arte nordica, particolarmente visibile nel brano di natura morta in primo piano. La freschezza delle contrapposizioni cromatiche e il gioco delle luci permettono, infine, di datare il dipinto in un periodo compreso tra il 1610 e il 1620.

     

     

    Il dipinto risultava pesantemente offuscato da una vernice alterata e ossidata che appiattiva i modellati e le sfumature cromatiche. In particolare la figura di Giovannino e lo sfondo scuro presentavano una concentrazione di sovrapposizioni, probabilmente dovute alla necessità di nascondere una situazione lacunosa. La pulitura è stata pertanto eseguita in modo articolato, per consentire l’esportazione mirata dei ritocchi precedenti e favorire l’asportazione delle ridipinture, senza rischiare di aggredire anche il film pittorico originario. Si è invece deciso di lasciare la rifoderatura, che sembra essere tipica dei restauri francesi della metà del Novecento; si è invece proceduto con il ritocco mediante il metodo tradizionale del tratteggio.

    Il maggior pregio del restauro è stato quello di aver recuperato la qualità cromatica e la luminosità di un testo pittorico davvero significativo per lo studio della prima formazione artistica di Strozzi.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2000

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 2000

    Altre opere dell'edizione

    glittica

    Gruppo di gemme incise e cammei

    oreficeria

    Collana

    scultura

    Athena di Breno

    scultura

    Ara Grimani

    Età augustea

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