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    Torna a Restituzioni 2018

    Madonna con il Bambino

    Data: 1450 ca
    Artista: Jacopo Bellini
    Nascita artista: Venezia, 1400 ca
    Morte artista: 1470/1471
    Tecnica/Materiale: tempera su tavola trasportata su tela
    Dimensioni: 110,5 × 69,7 cm
    Provenienza: Murano, Santa Maria degli Angeli (?); Venezia, Corpus Domini (?); Venezia, collezione privata, fino a prima del 10 aprile 1812; Crema e Lovere, Luigi Tadini (1745-1829), da prima del 10 aprile 1812 al 1829; Lovere, Accademia di Belle Arti Tadini, dal 1829
    Collocazione: Lovere, Accademia di Belle Arti Tadini (inv. P 27)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Antonio Mazzotta
    Restauro: Roberta Grazioli; con la direzione di Angelo Loda (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia

    Opera restaurata da Roberta Grazioli con la direzione di Angelo Loda (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia)

    Scheda breve

    La monumentale Madonna sta in piedi dietro a un parapetto di marmo rosa, sul quale rimane un libro aperto e appena abbandonato per mettersi in posa con il figlio. Mentre osserva lo spettatore la Madre regge, per prudenza, con entrambe le mani, il Bambino benedicente che indossa solo una collana con un grosso corallo. Su un cartiglio apposto sullo stretto parapetto sta la firma dell’artista, mentre l’iscrizione in caratteri gotici nel nimbo è un passo liturgico di esaltazione della Vergine («Beata sei tu, Vergine Maria, Madre di Dio, che hai creduto»). La prima possibile menzione a stampa di questo dipinto è offerta da Giovanni Antonio Moschini nella Guida per l’isola di Murano del 1808, che testimonia che una Madonna di Jacopo Bellini con la firma identica a questa era qualche tempo prima nel parlatorio del convento di Santa Maria degli Angeli a Murano. Il 10 aprile 1812 l’abate Mauro Boni scrive da Venezia al conte Luigi Tadini di sapere del suo acquisto dell’opera. A quella data, dunque, Tadini ne era già proprietario. Sul dipinto interviene ancora Giannantonio Moschini nella Guida per la città di Venezia (1815), affermando di avere visto l’opera anni prima «abbandonata in un monistero», e aggiungendo: «sospetto che ora sia in Bergamo». A quella data l’opera si trovava già a Crema, e dunque quello di Moschini è un errore geograficamente comprensibile. L’opera è registrata a Lovere nel primo catalogo a stampa delle raccolte Tadini (1828), in cui è riportata una provenienza dal convento veneziano del Corpus Domini che andrebbe in conflitto con quella muranese indicata da Moschini, anche se nel Corpus Domini erano confluite, intorno al 1808-1809, molte opere provenienti da altri conventi. La Madonna Tadini non tarda a essere ammirata a Lovere dai viaggiatori e conoscitori, da Johann David Passavant a Giovanni Battista Cavalcaselle, vede per la prima volta l’opera nel 1857. Poco dopo il dipinto subisce un restauro, di cui Michele Caffi (1870) afferma di essere stato promotore. Giovanni Morelli utilizza la Madonna Tadini come centro per un primo, piccolo catalogo di dipinti di Jacopo Bellini (nel 1890), e nel 1900 l’opera è restaurata da Luigi Cavenaghi. È in quest’occasione che viene effettuato il trasporto da tavola a tela e che nel 1901 viene eseguita una nuova cornice da Giovacchino Corsi copiandola da quella, con ogni probabilità originale, della Madonna delle Gallerie dell’Accademia di Venezia (inv. 271).

    Nel corso del Novecento l’opera è esposta diverse volte in Europa come rappresentativa dell’artista. La sua datazione ha oscillato dagli anni Quaranta del Quattrocento ai pieni anni Cinquanta. Il restauro effettuato in occasione di Restituzioni da Roberta Grazioli ha cambiato radicalmente la nostra percezione del dipinto: lo sfondo scuro, color petrolio, che grazie agli appunti di Cavalcaselle sappiamo essere stato aggiunto tra 1857 e 1866, è stato rimosso e ha rivelato tracce di un’originaria tonalità di azzurro chiaro, come quella di un cielo terso. Così, la mole della Madonna si staglia più netta e monumentale, creando un effetto ancora più potente e adatto per una visione da lontano. La Madonna Tadini è da considerare un momento di svolta nell’attività pittorica di Jacopo Bellini, pur fedele ai suoi principi alla Gentile da Fabriano. Alcuni elementi, come il libro in scorcio prospettico sporgente dal parapetto in marmo e un laccio che cade mollemente oltre lo spigolo, rimandano alle invenzioni che sul finire degli anni Quaranta del Quattrocento venivano sperimentate a Padova, soprattutto dal futuro genero, Andrea Mantegna. Una datazione intorno al 1450 per la Madonna Tadini sembrerebbe dunque plausibile. Le notevoli dimensioni e l’atteggiamento delle figure iconico e ieratico fanno pensare a una funzione devozionale semipubblica, e ben si accorda in questo senso la sua probabile collocazione più antica a noi nota, ovvero in un parlatorio di monache.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Durante il restauro, particolare con tassello di pulitura

    Durante il restauro, fasi dell’intervento strutturale: in alto, rimozione della terza tela e estrazione dell’adesivo proteico con gel rigido di agar agar; sotto, tensionamento elastico del dipinto per il recupero delle deformazioni

    Particolare della ripresa in rifletto grafia IR che evidenzia il disegno del volto ed il tratteggio di Jacopo Bellini

    Sequenza: particolare del Bambino, prima del restauro, tasselli di pulitura stratigrafici, fine pulitura

    Particolari al microscopio ottico: (1) tratteggio a lacca rossa del manto della Vergine; (2) aureola: sovrammissione del ritocco in oro a conchiglia sul fondo originale in azzurrite; (3) la frattura del film pittorico in basso a sinistra divide il ritocco puntinato dorato testimoniando la progressione del degrado; (4) sovrammissione della puntinatura dorata di restauro all’oro ragnato originale

    Sequenza di immagini diagnostiche, nell’ordine da sinistra a destra: (a) riflettografia IR; (b-c) fluorescenza UV con filtri differenti; (d) infrarosso in falso colore

    Sequenza di riprese in luce radente che evidenzia il grado di deformazione di supporto e strato pittorico ed i micro sollevamenti

    Durante il restauro, tassello di pulitura stratigrafico

    Durante il restauro, rimozione del rifacimento sul fondo

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare con i volti della Madonna e del Bambino

    Dopo il restauro, particolare con il manto della Madonna, spalla sinistra; si nota il tratteggio originale a lacca rossa e la puntinatura d’oro sovrammessa, applicata nei precedenti restauri di Giuseppe Rillosi e Luigi Cavenaghi

    Dopo il restauro, particolare con il libro e la firma sul cartiglio

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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