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    Torna a Restituzioni 1996

    Madonna con il Bambino

    Data: Seconda metà del XV secolo
    Artista: Da Antonello Rossellino
    Tecnica/Materiale: Stucco dipinto e dorato
    Dimensioni: 79 x 48 cm
    Collocazione: Brendola (Vicenza), Chiesa della Vergine Annunciata, detta Madonna dei Prati
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Chiara Rigoni
    Restauro: Maurizio Tagliapietra
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto

    La raffigurazione di Cristo Bambino con il cardellino è legata a una leggenda cristiana, ove si narra che l’uccellino, cercando di estrarre le spine della corona che trafiggeva di Gesù Crocifisso, si macchiò del suo sangue, rimanendo per sempre con una macchia rosso scarlatto sul capo.

    Scheda breve

    Il bassorilievo in stucco policromo rappresenta la Vergine assisa in un trono dorato, con una veste rossa, un manto blu e un velo chiaro picchiettato di azzurro. Tiene in grembo il Bambino, rannicchiato su un cuscino e vestito di bianco, il quale stringe un cardellino tra le mani. Sullo sfondo si vedono due candelabri e un festone vegetale. Il rilievo forma un tutt’uno con una cornice sormontata da un coronamento che reca al centro un cherubino.

     

     

    Quest’opera, considerata un’immagine miracolosa, è conservata nella chiesa della Vergine Annunciata a Brendola (Vicenza). Risale probabilmente all’epoca della ricostruzione quattrocentesca della chiesa, donata dal nobile vicentino Cardino Feramosca il quale  aveva proprietà in quella zona.

    Il modellato morbido e una sensibile modulazione dei piani, che si avvale di una ricca gamma di gradazioni luministiche, fanno riferire il rilievo all’ambiente toscano del Quattrocento. In particolare l’opera rimanda allo scultore Antonio Rossellino (1427-1479), importante interprete di una raffinata produzione di Madonne in stucco tipica delle botteghe fiorentine, che conobbe una certa diffusione anche in area vicentina. L’esemplare di Brendola, pur pregevole, non pare riferibile allo stretto ambito del maestro. Più probabilmente si tratta di una versione eseguita nella seconda metà del XV secolo da una bottega toscana specializzata in questo genere di opere che, per le piccole dimensioni, erano destinate soprattutto ad ambienti privati e ricercate da un pubblico colto.

     

     

    In precedenti interventi, il rilievo aveva subito ridipinture e verniciature, da cui è stato liberato permettendo il recupero della policromia originale. I materiali soprammessi sono stati prima ammorbiditi e poi rimossi manualmente a strati al fine di evitare strappi di colore. L’opera è stata quindi pulita con solvente basico. Dopo la pulitura è emersa una condizione di scarsa adesione della pellicola pittorica al supporto. L’adesione è stata raggiunta con l’applicazione di resina acrilica e solvente. La policromia originale, una volta consolidata, si presentava in ogni caso molto frammentaria, con caduta pressoché totale delle dorature. L’integrazione è stata eseguita con leggere velature, mantenendo però in evidenza il materiale di supporto.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

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