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    Madonna con Bambino e i santi Francesco e Eligio

    Artista: Pietro Antonio Ferro
    Nascita artista: Ferrandina, Matera, 1570
    Morte artista: Tricarico, Matera, post 1652
    Tecnica/Materiale: olio su tela
    Dimensioni: 292 x 178 cm
    Provenienza: Tolve (Potenza), chiesa di San Francesco
    Collocazione: Tolve (Potenza), chiesa di San Francesco
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Marta Ragozzino
    Restauro: Maria Maddalena Santoro, Federica Cerasi, Mauro Stallone, Giuseppe Angulli (Consorzio C.B. Art, Roma); Mariella Monteleone, Rita Padula, Maria Immacolata Tarantino (OCRA srl -Opificio di Conservazione e Resaturo di Opere d’Arte, Matera; con la direzione di Marta Ragozzino (Polo Museale della Basilicata); indagini: Marco Bartolini (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, Laboratorio di Biologia); Fabio Aramini (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, Laboratorio di Fisica)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata

    Opera restaurata da Maria Maddalena Santoro, Federica Cerasi, Mauro Stallone, Giuseppe Agulli (Consorzio C.B.Art, Roma); Mariella Monteleone, Rita Padula, Maria Immacolata Tarantino (OCRA s.r.l. – Opificio di Conservazione e Restauro di Opere d’Arte, Matera con la direzione di Marta Ragozzino (Polo Museale della Basilicata)

    Scheda breve

    La Madonna con Bambino e i santi Francesco e Eligio, dipinta da Pietro Antonio Ferro nel 1621 per la chiesa di San Francesco di Tolve, fu trafugata nel settembre del 1996 insieme a un altro dipinto del pittore e a nove piccole tele settecentesche. La pala, caratterizzata da un’iconografia tipica della pittura controriformata, era considerata già allora uno dei vertici della maturità del poco noto artista lucano, documentato dal 1601 al 1634, intorno a cui cominciavano ad apparire i primi studi. Nel febbraio del 1998, tutte le opere vennero ritrovate, ma in condizioni conservative talmente gravi da scoraggiare ogni proposito di restauro.

    A distanza di vent’anni, il successo dell’intervento attuale restituisce al catalogo di Ferro uno dei suoi più importanti dipinti, che permette di gettare nuova luce su un artista dotato e atipico, al quale dovrà essere dedicata presto una completa ricognizione. Poche date certe ancorano al suo tempo Ferro, oggi considerato uno dei protagonisti della storia artistica della Basilicata ma noto agli studi solo dal 1928, nonostante l’intensa attività che satura gran parte del territorio regionale, specie nella dorsale centrale, grazie a una committenza legata agli ordini religiosi. Alcuni documenti lasciano presumere che Ferro sia nato intorno al 1570 a Ferrandina e si sia poi trasferito a Tricarico, uno dei centri dell’entroterra lucano nei quali ha lasciato il maggior numero di dipinti, tra cui diversi cicli di affreschi. Il linguaggio del pittore riecheggia quello del tardo manierismo napoletano, che alla fine del Cinquecento si dibatteva tra la dolcezza neoparmense di Curia, il raffinato baroccismo di Imparato, le ultime invenzioni di Marco Pino e, soprattutto, l’eloquio tenerissimo ma saldo dei pittori fiamminghi, in particolare Dirk Hendricksz e Aert Mytens, ai quali senz’altro l’artista lucano guarda, specie nelle opere della fase matura, tra 1616 e 1624. In questi anni Ferro passa dalla pittura più contrastata degli esordi a una compostezza più distesa e sfumata, segnata dall’allentamento del vibrato luminismo verso una stesura per morbidi trapassi, come nella Madonna con Bambino di Tolve.

    Il dato più saliente che però si riscontra in tutta la sua ampia produzione è la dipendenza dalle composizioni dei più famosi artisti cinquecenteschi, da Barocci a Zuccari, da Vanni a Salimbeni ma anche Tiziano, ripresi con intelligenza costruttiva.

    Modelli che Ferro conosce attraverso le incisioni e le stampe, di cui certamente possiede un ricco repertorio. Una tale padronanza delle fonti grafiche, inedita nell’area di provenienza, ha fatto supporre l’eventualità di un plausibile ma non documentato soggiorno romano, che potrebbe giustificare talune ascendenze, non lontane dall’esperienza dei cantieri sistini, in particolare la cultura di Barocci, che potrebbe però avere ereditato dalla lezione dei tardomanieristi napoletani. Il dipinto di Tolve raffigura la Vergine seduta su un trono di nuvole con il Bambino, tra sensuali angeli che offrono fiori. Nel registro superiore, cherubini si affacciano tra i cirri cangianti; due di essi sostengono la corona. In basso, nel registro terreno, sono san Francesco, titolare della chiesa, e sant’Eligio, patrono degli artigiani e dei maniscalchi, riconoscibile dallo zoccolo ferrato nella mano sinistra.

    Nonostante le traversie, il restauro ha restituito la compostezza del dipinto, ma anche la brillantezza dei colori e una felicità compositiva, che arduo sembra limitare alla sola trasposizione dai modelli a stampa, tra l’altro appena accennata sulla tela da pochissimi tratti di disegno, come dimostrano le indagini che documentano la grande maestria di un pittore forse poco inventivo, ma molto fantasioso nelle sue ricomposizioni e soprattutto padrone della sua tecnica pittorica, ricca di sapienti impasti e tenere velature, come quelle dei fiamminghi o degli altri campioni della pittura napoletana della fine del Cinquecento.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima

    Scatola di cartone in cui è stato ritrovato il dipinto recuperato nel bosco presso Tolve dalla squadra mobile di Potenza (1998)

    Prima del restauro, generale del verso

    Prima del restauro

    Prima del restauro, particolare della presenza sul verso degli spessi accumuli di colonie fungine

    Prima del restauro, particolare delle lacune e delle lacerazioni localizzate in corrispondenza dell’angolo inferiore destro

    Prima del restauro, frammenti erratici di pellicola pittorica

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, particolare del cielo, tassello di pulitura

    Durante il restauro, rimozione del protettivo alterato visibile in fluorescenza UV, particolare

    Durante il restauro, stuccature delle lacune della preparazione e della pellicola pittorica

    Indagini biologiche, recto, particolare della patina

    Indagini biologiche, recto, particolare con lacerazioni e macchie

    Indagini fisiche, angelo di destra in luce visibile, fluorescenza UV ed infrarosso SWIR. In IR si intravede un’area sottostante alla cesta con una stesura preliminare

    Indagini fisiche, transilluminazione infrarossa

    Misure spettrocolorimetriche della tavolozza pittorica usata dall’artista

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    Durante il restauro

    Durante il restauro, generale in luce radente delle deformazioni

    Durante il restauro, particolare della zona inferiore del dipinto durante le operazioni di spianamento

    Durante il restauro, particolare di una lacuna del supporto prima e dopo l’innesto dell’inserto in tela

    Durante il restauro, particolare della Madonna con il Bambino, tassello di pulitura

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare con sant'Eligio

    Dopo il restauro, particolare con angeli

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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