La tavola, verosimilmente realizzata per la chiesa dei minori osservanti di Caramanico, si trovava nel palazzo municipale della città abruzzese almeno dal 1896, quando fu notata e descritta dallo studioso abruzzese Antonio De Nino. Segnata da consistenti danni al supporto e alla cornice, frutto di singolari traversie conservative, venne restaurata da Pier Giuseppe Colarieti Tosti nel 1913. Tornata a Caramanico, attirò l’attenzione di un altro esperto d’arte, Pietro Piccirilli, per poi cadere in un lungo oblio, terminato solo alla vigilia del restauro nell’ambito di Restituzioni, con la pubblicazione di Enrico Santangelo e l’attribuzione al Maestro dei polittici crivelleschi.Allo stato degli studi, l’attribuzione risulta condivisibile tenendo conto delle specificità della tavola, e della sua difficile storia conservativa. Rispetto alle opere note dell’autore, caratterizzate da una marcata serialità e dalla diluizione degli stilemi crivelleschi in una garbata graficità di linea, il dipinto segna infatti un distacco: i modelli tipici del maestro vengono inseriti in un contesto spaziale più moderno, alla ricerca di effetti monumentali, smarrendo in parte l’originaria nitidezza disegnativa.
Il restauro, effettuato da Cornelia Dittmar, ha rimosso le estese e antiche ridipinture, precedenti all’intervento di Colarieti Tosti, che insistevano soprattutto sulla metà inferiore dell’ancona. È riemerso così il caratteristico panneggio costruito con pieghe sottili, tracciate sulla guida di lievi incisioni, e il pigmento originale, composto da azzurrite, nuovamente apprezzabile nonostante lacune e abrasioni. L’opera può datarsi nell’ultimo decennio del XV secolo, apparendo la più avanzata nel breve catalogo del Maestro dei polittici crivelleschi, in cui l’unico riferimento cronologico certo è costituito da una tavola datata 1489. La Madonna del Cardello dimostra l’apertura del pittore a influenze centroitaliane, forse incontrate proprio nella città di Caramanico, dove un’opera coeva, il trittico della chiesa di San Maurizio, ben rappresentava la diffusione di stilemi antoniazzeschi nella regione.
