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    La Nike di Capua

    Data: fine del I secolo - inizi del II secolo d.C
    Tecnica/Materiale: marmo proconnesio
    Dimensioni: 205 x 45 cm
    Provenienza: Capua Antica (Anfiteatro?)
    Collocazione: Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Museo Archeologico dell’Antica Capua
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Ida Gennarelli, Daniela Maiorano
    Restauro: Alfa Restauri s.n.c. di Simone Colalucci e C., in collaborazione con Equilibrarte s.r.l.; con la direzione di Ida Gennarelli (direttore Museo Archeologico dell’Antica Capua), Ciro Napolitano (Laboratorio di Restauro del Museo Archeologico dell’Antica Capua)
    Ente di Tutela: Polo Museale della Campania

    Opera restaurata da Alfa Restauri s.n.c. di Simone Colalucci e C., in collaborazione con Equilibrarte s.r.l.

    Scheda breve

    La scultura, una variante del tipo statuario della Nike di Paionios, è tra le opere più significative del
    Museo Archeologico dell’Antica Capua. L’esemplare capuano, colto nell’atto di discendere dall’alto, si confronta con una serie di note immagini della dea, ampiamente riprodotte in età ellenistica
    e romana ed è da inquadrare cronologicamente, per la lavorazione delle pieghe e la qualità del marmo,
    tra la fine del I e gli inizi II secolo d.C.
    La Nike, in marmo proconnesio, è di dimensioni superiori al vero (altezza di circa 2 m) e, con l’aggiunta
    della testa, avrebbe raggiunto circa 2,30 m di altezza.
    La scultura rappresenta una giovane donna stante, resa di prospetto; il peso del corpo posa sulla gamba
    sinistra avanzata, mentre la destra è leggermente arretrata e flessa.
    Al movimento degli arti inferiori corrisponde un leggero avanzamento della spalla destra rispetto a
    quella di sinistra, che genera una leggera torsione del corpo.
    Il braccio destro doveva essere portato in avanti, plausibilmente sostenuto dal puntello di cui resta la
    traccia sul risvolto laterale destro della veste, a sostenere uno dei suoi canonici attributi quali bende,
    rami di palma, trofei e insegne militari. L’arto superiore sinistro, di cui resta quasi la metà del braccio,
    e che appare leggermente discostato dal fianco, era tenuto più in alto e verosimilmente doveva recare la
    corona d’alloro, simbolo della vittoria.
    La statua raffigura la dea in discesa dal volo mentre appoggia i piedi nudi, di cui solo uno è parzialmente conservato, su una base, anch’essa lacunosa, che plausibilmente doveva rappresentare una roccia o la
    sommità di una rupe. La giovane fanciulla indossa un lungo e leggero chitone
    con kolpos allacciato ai lati dello scollo circolare e modellato da pieghe disposte a “V” che separano
    i seni. Il corpetto è fasciato appena sotto il petto da una sottile e stretta fettuccia che, bloccata al centro
    da un heraklesknoten, forma un apoptygma che le copre il ventre.
    Il chitone si apre dalla vita in giù e scende fluidamente. Il movimento del morbido e sottile panneggio
    esalta la plasticità delle forme, restituendo una raffinatezza esecutiva che denuncia la qualità artistica
    dell’opera che si rivela notevole, sebbene accademica e poco coloristica. Il chitone, per effetto del
    vento contrario, nell’aderire perfettamente alle gambe della figura, appare leggerissimo, quasi inconsistente,
    facendo risaltare l’anatomia degli arti inferiori. Al contrario, le lunghe pieghe che discendono tra le gambe e ai lati di esse, rendono più pesante il tessuto e più ricco il panneggio che si schiaccia sulla
    parte anteriore del busto in minute pieghe e va gonfiandosi, a causa del vento, dietro il corpo, al di sotto
    delle ali, di cui purtroppo resta solo l’attaccatura.
    Dalla lettura della parte posteriore è possibile osservare le aree di innesto delle grandi ali che danno
    origine a un profondo solco lungo l’intera superficie dorsale, lasciando così percepire il fluido movimento
    dell’apertura alare.
    La Nike, personificazione della vittoria e del trionfo, nella genealogia dei Titani di Esiodo è figlia di Pallante
    e di Stige, insieme a Zelo, Crato e Bia. La dea alata è strettamente legata a Zeus ma più particolarmente a
    sua figlia Atena, di cui è compagna di giochi. La «veloce messaggera», «portatrice della Vittoria», la «divinità dai molti nomi», viene inoltre appellata come augusta, aurea; è «gloriosa» in Sofocle, «famosa» in Simonide, «dispensatrice di dolcezze» in Bacchilide e caratterizzata nella sua fisionomia dai riccioli
    neri e come colei «dai bei malleoli» da Esiodo. Dall’analisi di diversi elementi, quali la datazione,
    il tipo di marmo e le dimensioni, si ipotizza che la Nike, venerata perlopiù quale dea della vittoria sia
    in guerra sia in gare atletiche, era parte dell’apparato decorativo dell’Anfiteatro Campano.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Particolare dei perni in acciaio sulla superficie di contatto del busto

    Stato di conservazione, particolare dei distacchi di frammenti sulla base. È visibile un perno ancora inserito nell’alloggiamento e rivestito da uno strato di resina epossidica

    Stato di conservazione, particolare della parte inferiore. Sono visibili i quattro perni in acciaio che assicuravano la statua ad una base in cemento successivamente demolita

    Scansione digitale 3D a luce blu

    Durante
    Durante
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    Durante il restauro

    Durante il restauro, il frammento superiore nella fase di movimentazione

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro

    Il modello tridimensionale della Nike ricomposta, visione frontale

    Dopo il restauro

    Il modello tridimensionale della Nike ricomposta, visione a tre quarti

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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