Il restauro realizzato nell’ambito di Restituzioni ha portato alla luce la straordinaria ricchezza della Madonna ‘Belverde’ per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Siena. La Vergine indossa abiti di disegno particolare e un mantello dorato di un raro color verde che dà origine alla sua denominazione. Le immagini radiografiche hanno evidenziato sopra la testa della Madonna le tracce di un archetto gotico per indicare che la tavola, attualmente a forma di icona, poteva fare parte di un polittico simile a quello di Jacopo di Mino del Pellicciaio (Il matrimonio mistico di santa Caterina, 1363, Siena, Pinacoteca, n. 145).
Dal primo Seicento la Madonna ‘Belverde’ è stata attribuita a Jacopo, maestro di Taddeo di Bartolo. Fonti antiche ricordano che il dipinto fu commissionato a Jacopo dalla famiglia Petroni per testamento nel 1363, ma essi eressero una cappella soltanto dopo il 1390 e la tavola ‘Belverde’ sembra datare attorno al 1405. La dibattuta attribuzione a Jacopo di Mino è risolta dallo stile del dipinto e dalla scoperta di una parziale iscrizione «eus», in fondo alla composizione, logicamente parte di «Tadeus». Nella committenza Petroni, un trasferimento dal pittore più anziano Jacopo al più giovane Taddeo è possibile dato il loro rapporto maestro-allievo. I Petroni si rivolsero a Taddeo per reciproci legami e perché era il pittore più in vista della città, dopo il rientro da un decennio itinerante. Nel primo Cinquecento il dipinto divenne oggetto di culto quando la Madonna salvò i cittadini dalla pestilenza, dopo di che, secondo una fonte servita, fu l’immagine più venerata di Siena. Presumibilmente in questo periodo la tavola fu tagliata come un’antica icona rettangolare. I ritocchi della pittura per il nuovo ruolo spiegano i diversi interventi sulla superficie pittorica, che mantiene tuttavia superlative qualità. Gli interventi sembrano concentrarsi in due periodi: nel primo Cinquecento al momento della peste e a fine Ottocento per un ‘rinfrescamento’.
L’opera è stata oggetto di numerose indagini fisiche non invasive. Il supporto ligneo era danneggiato da quattro grandi fenditure, mentre gli strati pittorici presentavano distacchi e sollevamenti, vecchi stucchi e ridipinture. Dopo l’adesione dei distacchi con la tecnica del sottovuoto localizzato, sono state risarcite le fenditure ed è stato progettato un nuovo telaio in legno lamellare, poi ancorato al tavolato attraverso molle coniche e perni filettati per contenere i naturali movimenti del legno. Sono seguite le fasi di pulitura, stuccatura delle lacune e dell’integrazione pittorica con colori reversibili e la tecnica della selezione cromatica.
