• SEGUICI SU
  •  
  •  
  •  
  •  
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
    • IL PROGETTO
    • LE EDIZIONI
    • LE PUBBLICAZIONI
    • VIDEO
    • Restituzioni
    • Restituzioni monumentali
    • Spin-Off
    Torna a Restituzioni 2018

    Ingresso degli animali nell’arca di Noè

    Data: 1605-1615 ca
    Artista: Arazzeria di Bruxelles Catherine Van den Eynde, vedova Geubels (Bruxelles, notizie tra 1605 e 1629), Jan Raes (Bruxelles, 1574-1651)
    Tecnica/Materiale: tessuto con ordito in lana; trama in lana e seta policroma  
    Dimensioni: 335 x 422 cm
    Provenienza: Pavone Canavese (Torino), Castello, proprietà degli eredi di Alfredo d’Andrade
    Collocazione: Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda (inv. 1041)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Annamaria Bava, Lorenza Santa
    Restauro: Cinzia Oliva, Tiziana Assogna; con la direzione di Annamaria Bava (direttore Musei Reali di Torino)
    Ente di Tutela: Musei Reali di Torino

    Opera restaurata da Cinzia Oliva, Tiziana Assogna con la direzione di Annamaria Bava (direttore Musei Reali di Torino)

    Scheda breve

    L’arazzo proviene dal castello di Pavone Canavese presso Ivrea e fu acquisito dallo Stato nel 1974 dagli eredi di Alfredo d’Andrade, esercitando il diritto di prelazione in sede di esportazione (decreto ministeriale 19/6/1974). Il panno raffigura l’ingresso degli animali nell’arca alla presenza del patriarca Noè e della moglie, visibili a destra in primo piano. I tre figli della coppia, Sem, Cam e Jafet, raccolgono frutta in sacchi sulla sinistra; sullo sfondo coppie di elefanti, giraffe, dromedari ed altri animali salgono nell’arca per sfuggire all’imminente diluvio universale. Sullo sfondo, la scena si conclude con un paesaggio collinare punteggiato da filari di alberi e un cielo percorso da uccelli in volo. Al centro delle due bordure verticali, entro un medaglione sono raffigurate due storie di Ercole (a sinistra Ercole con la clava e la pelle del leone nemeo, a destra Ercole apre le fauci del leone). Nei lati inferiore e superiore figure di sirene, animali fantastici e putti alati impreziosiscono ulteriormente il panno, mentre lungo l’intera bordura dell’arazzo sono disposti mascheroni, teste di grifoni, volute con grandi foglie rigogliose di acanto, culminanti nei quattro angoli con riserve entro le quali compaiono teste di animali, fra cui un leone e un cinghiale. In basso a sinistra è visibile il monogramma della manifattura (due ‘B’ che racchiudono uno scudo, a indicare Bruxelles – Brabante), mentre quelli degli arazzieri compaiono sul lato destro verticale (in alto quello di Jan Raes, in basso quello di Catherine van den Eynde).

    L’arazzo risale al 1605-1615 e fu tessuto nell’atelier brussellese di Jan Raes e Catherine van den Eynde,vedova di Jacob Geubels. Il panno costituisce un’importante replica tratta da una celebre serie cinquecentesca sulle Storie della Genesi, conservata al Castello di Wawel a Cracovia e fa parte delle prime copie realizzate a Bruxelles nel XVII secolo. L’editio princeps polacca (in origine composta da diciannove panni, di cui otto sopravvissuti) fu, infatti, ripresa in numerose serie successive in virtù della prestigiosa committenza legata a Sigismondo II Augusto re di Polonia (1520- 1572). Le Storie della Genesi, ordinate nel 1548-1549 e tessute da Pieter van Aelst il Giovane, Jan van Tieghem, Jan e Willem de Kempeneer, furono esposte per la prima volta al Castello Wawel nel 1553 in occasione delle nozze del re con Caterina d’Asburgo. Da allora, la serie conobbe un successo straordinario, in parte paragonabile a quello degli Atti degli Apostoli tessuti su cartoni di Raffaello, con copie ordinate, fra gli altri, da Filippo II di Spagna e Margherita di Parma, ora conservate a Madrid e Cracovia. L’ideatore della fortunata serie fu Michiel Coxcie di Malines (1499-1592). Dal 1922, infatti, a lui furono attribuiti i cartoni preparatori, poi andati perduti. Al Palazzo Reale di Madrid ne rimane un esemplare per l’Ingresso degli animali, ciò nonostante la diversa impostazione della scena non consente di avvicinare tale cartone all’arazzo in esame. Probabilmente il panno torinese, ispirato al racconto biblico (Gen. 7, 1-9), per somiglianze nella bordura va confrontato con due arazzi registrati nel 1878 in collezione privata romana (Ringraziamento di Noè, Costruzione della torre di Babele): tuttavia, al momento non è ancora possibile ricomporne l’intera serie. L’interesse dell’opera, recuperata in occasione del restauro eseguito nell’ambito di Restituzioni, risiede anzitutto nell’elevata qualità artistica. Il panno fu tessuto all’inizio del Seicento nella città capitale dell’arazzeria europea, ovvero Bruxelles. Nel 1517, papa Leone X Medici si rivolse, come noto, proprio ad arazzieri brussellesi (Pieter van Aelst) per gli Atti degli Apostoli, destinati alla parte inferiore della Cappella Sistina. I dieci cartoni per la Sistina, disegnati da Raffaello, costituirono uno dei testi figurativi su cui gli artisti del Cinquecento più si confrontarono; nella primavera del 1520, Tommaso Vincidor, allievo di Raffaello, giunse a Bruxelles recando con sé schizzi e prove grafiche per nuovi arazzi, sempre destinati ai palazzi pontifici e, nel 1524, arrivarono anche i disegni – ancora della cerchia raffaellesca – per i panni della cosiddetta Scuola Nuova per la Sala del Concistoro in Vaticano. Il rapporto fra Bruxelles e le novità raffaellesche fu, pertanto, saldo e duraturo: Michiel Coxcie ne era consapevole e, non a caso, lavorò a lungo in quella città. Tratta dai suoi cartoni, la Serie di Noè rimanda, quindi, alla cultura raffaellesca poiché, al pari di molti pittori fiamminghi e olandesi, anche Coxcie si formò a Roma sull’esempio di Jan Gossaert detto Mabuse che lasciò Anversa già nel 1508. Per l’arazzo della Galleria Sabauda, è già stata notata nella figura di Noè la ripresa del celebre Apollo del Belvedere, mentre nella posa delle mani della moglie di Noè parrebbe ritrovarsi anche il ricordo di una Venus pudica classica, qui rielaborata e trasformata in soggetto cristiano. Accanto alle opere antiche, il pittore approfondì i grandi maestri italiani, in primis Michelangelo e Raffaello; nell’arazzo esposto, peraltro, Noè ricorda la monumentalità del Mosè michelangiolesco (Roma, basilica di San Pietro in Vincoli), ma Coxcie considerò con attenzione soprattutto le opere di Sanzio e della sua bottega romana, facendone propria la solennità e la forza. Nel gruppo dei figli di Noè a sinistra del panno, è evidente, a tale proposito, la ripresa dalla Battaglia di Ostia (Vaticano, Stanza dell’Incendio di Borgo). L’arazzo qui presentato costituisce, quindi, un’opera di grande interesse, in cui emerge tutta la suggestione del Rinascimento italiano su un artista nordico capace di rielaborare e sintetizzare scultura classica e pittura fiamminga e italiana.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima

    Prima del restauro, particolare della testa di un figlio di Noè

    Prima del restauro, particolare con due figli di Noè

    Prima del restauro, particolare con la moglie di Noè

    Prima del restauro, particolare con gli animali che salgono nell’arca

    Prima del restauro, particolare con gli l’arca e animali fantastici

    Prima del restauro

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Abrasione e caduta dei filati in lana marrone

    Durante il restauro, retro dell'arazzo prima dello smontaggio

    Particolare con ritessiture

    Ritessitura dal rovescio

    Il tuo browser non supporta il tag video.

    Durante il restauro

    Particolare della sezione ritessuta tra i figli di Noè

    Calzare di Noè, filati di rammendo

    Calzare di Noé, particolare del rammendo

    Particolare con ritessiture

    Ritessitura dal diritto

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro, calzare di Noè

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare con i tre figli di Noè

    Dopo il restauro, particolare con il volto di un figlio di Noè

    Dopo il restauro, particolare con il volto di un figlio di Noè

    Dopo il restauro, particolare con gli animali che salgono nell’arca

    Dopo il restauro, particolare con un leone

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
    Privacy policy INTESA SANPAOLO