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    Immacolata con san Giuseppe, san Sebastiano e l’Angelo custode

    Data: Primo quarto del XVIII secolo
    Artista: Giuseppe Antonio Tosi, detto il Cuzzio
    Nascita artista: Oleggio (Novara), 1671
    Morte artista: 1764
    Tecnica/Materiale: olio su tela
    Dimensioni: 356,4 x 204 cm (senza cornice); 356 x 214 cm (con cornice)
    Provenienza: Crevacuore (Biella), chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, altare dell’Immacolata Concezione
    Collocazione: Crevacuore (Biella), chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, altare dell’Immacolata Concezione
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Sofia Villano
    Restauro: Camilla Fracassi; con la direzione di Sofia Villano (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli

    Opera restaurata da Camilla Fracassi con la direzione di Sofia Villano (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli)

    Scheda breve

    Il dipinto, collocato sull’altare dell’Immacolata Concezione nella parrocchiale di Crevacuore (Biella), fu donato alla chiesa dal prevosto e vicario foraneo Marc’Antonio Bertolio, ma allo stato attuale degli studi non conosciamo le circostanze legate alla commissione dell’opera. Le informazioni emerse dalle fonti archivistiche ci permettono, comunque, di collocare il suo arrivo tra il 1693 e il 1723. A pochi decenni di distanza dalla sua realizzazione la tela risulta già in cattivo stato di conservazione per ragioni che restano ignote, ma che forse sono legate alle condizioni ambientali non favorevoli o a un evento traumatico, tanto da richiedere tre diversi interventi di restauro in tempi ravvicinati (1732, 1733, 1736). L’opera mostra un tradizionale schema piramidale con al centro la Madonna Immacolata abbigliata secondo l’iconografia codificata del tema, con la lunga veste candida e il manto azzurro che ne avvolge la figura. La Vergine poggia il piede destro sulla falce di luna, mentre con il sinistro calpesta il drago, dall’insolito volto equino e dal corpo serpentiforme, simbolo del peccato originale, accanto al quale è dipinta la mela del giardino dell’Eden. Un grande angelo in volo pone sul capo della Vergine la corona di dodici stelle. Nella parte inferiore sono raffigurati san Sebastiano, dai delicati lineamenti femminei, inginocchiato di trequarti e rivolto verso lo spettatore a indicare la figura celeste oggetto di devozione, san Giuseppe con il bastone fiorito e l’angelo custode che volge lo sguardo verso l’alto e circonda con le braccia il bimbo nudo a mani giunte accanto a lui. Precedentemente attribuito al pittore biellese Giovanni Antonio Cucchi, a lungo attivo a Milano, con il quale era stato identificato il “Cucci Milanese” menzionato in una relazione parrocchiale del 1770, il dipinto è stato recentemente assegnato a Giuseppe Antonio Tosi detto il Cuzzio, artista oleggese di verosimile formazione milanese, documentato a Novara e nel Novarese. I dati iconografici e stilistici e gli stringenti confronti con altre opere di Cuzzio, in particolare con l’Immacolata della chiesa di Sant’Eustachio al Torrion Quartara e con la Madonna con Bambino e i santi Pietro, Paolo, Fabiano e Sebastiano di Fara Novarese, sembrano confermarne la paternità e fanno propendere per una datazione agli anni della prima maturità del pittore. Il carattere accademico della figura della Vergine, le scelte cromatiche che accostano l’azzurro e il bianco ai toni caldi del rosso, del rosa e del giallo, la molteplicità dei tocchi di luce su stoffe e oggetti, la delicatezza quasi diafana degli incarnati e la resa vaporosa delle chiome risentono della lezione di Andrea Lanzani e di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, mentre l’interesse per lo studio della muscolatura e la posa insolita del san Sebastiano ricordano il linguaggio di Giovanni Antonio De Groot, artista di origine fiamminga attivo in Lombardia e Valsesia. La lettura della metà superiore dell’opera era ostacolata dall’esistenza di diffusi intarsi di tela dai margini rettificati, in parte accordati all’originale in parte lasciati a neutro, posti a risarcire un ingente numero di lacune e tagli, e dalla parziale bruciatura del colore, causata da un problema forse verificatosi in occasione della foderatura eseguita probabilmente negli anni Ottanta del Novecento, su tre ampie aree corrispondenti al volto della Vergine, al viso e alle ali dell’angelo a destra e alla coppia di cherubini a sinistra. L’analisi del dipinto in occasione di Restituzioni ha permesso di rilevare, inoltre, su queste zone la presenza di lacerti di tela incollati dal fronte, aventi una preparazione e una pellicola pittorica molto simili a quelle dello strato originale e risalenti, pertanto, quasi certamente, a uno dei restauri settecenteschi. La scelta metodologica dell’attuale intervento si è indirizzata verso un “restauro del restauro” volto al miglioramento della percezione dell’opera mediante la pulitura e il fissaggio della pellicola pittorica originale, il riordino dei vecchi intarsi e la reintegrazione delle mancanze con la tecnica della selezione cromatica. Non è stato, tuttavia, possibile recuperare la totale planarità del quadro per la sua complessa stratigrafia legata ai restauri antichi né eliminare completamente gli effetti di annerimento e deformazione causati da un fenomeno irreversibile come la bruciatura della superficie dipinta.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Durante il restauro, asportazione dei vecchi intarsi tramite impacchi di Nevek

    Durante il restauro, applicazione dei nuovi intarsi con l’ausilio del piano aspirante

    Durante il restauro, stuccatura

    Particolare della Vergine, a luce radente

    Particolare della Vergine in cui si evidenzia la bruciatura degli strati pittorici, in luce visibile

    Mappatura in cui si evidenziano in verde le pezze incollate sul retro per tenere insieme i lembi originali, visibili parzialmente attraverso le lacune, e in blu gli intarsi applicati dal fronte

    Particolare delle lacune rettificate e degli intarsi a vista con effetto neutro, a luce radente

    Particolare della metà superiore dell’opera, in fluorescenza ultravioletta

    Riprese al microscopio ottico della sovrapposizione di due strati, ognuno costituito da tela, preparazione rossa e pellicola pittorica: immagini acquisite a livello del manto sul capo della Vergine (a, b), della veste della Vergine (c) e di una porzione di cielo sopra alla mano dell’angelo (d)

    Mappatura che evidenzia in ocra le zone in cui si è riscontrata la sovrapposizione di tele e strati pittorici ascrivibili ad uno dei restauri settecenteschi

    Macrofotografia della teletta di restauro applicata in corrispondenza del volto della Vergine

    Durante il restauro, particolare del volto di san Giuseppe, pulitura

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, verso

    Dopo il restauro, particolare dell'Immacolata

    Dopo il restauro, particolare del volto di san Giuseppe

    Dopo il restauro, particolare dei santi Giuseppe e Sebastiano

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
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