Il cortile d’onore restaurato appartiene al complesso della Villa della Porta Bozzolo, a Casalzuigno (Varese). Le facciate della corte sono segnate da una sottile cornice marcapiano e da un’altra parallela che corre all’altezza dei davanzali delle finestre superiori. Ad eccezione degli aggetti dei balconi e del portico ad archi a tutto sesto con colonne di granito, la ricchezza ornamentale della villa è affidata a una vivace decorazione barocca, realizzata con tecnica a mezzo fresco, che simula decorazioni plastiche. Sulle facciate sono dipinte finte architetture, pilastri, architravi, cornici, frontoni, porte e finestre a trompe-l’oeil, ornamenti fitomorfi (fiori, frutta, fogliami).
Villa Porta-Bozzolo non nasce da un progetto unitario ma è frutto di diversi interventi che si sono susseguiti nel tempo. I Porta (o Della Porta) erano una ricca famiglia di notai, che risiedevano a Porto Valtravaglia ma che possedevano, fin dall’inizio del Cinquecento, una domus magna con una serie di ambienti rurali a Casalzuigno. Tra 1669 e 1690 trasformarono la proprietà in una residenza nobiliare, edificando una dimora con impianto a U attorno a una corte nobile. Risalgono invece all’inizio del Settecento il monumentale impianto del parco e dei rustici, le sorprendenti decorazioni sulle pareti della villa e l’oratorio privato, portato a termine nel 1752. L’apparato decorativo fu eseguito tra il 1720 e il 1730, ad opera e sotto il controllo del pittore e architetto Antonio Maria Porani. Nel 1861 la proprietà passò alle famiglie Richini e Bozzolo e, nel 1989, al Fondo per l’Ambiente Italiano.
Le superfici decorate a intonaco e affresco della facciate della corte d’onore versavano in uno stato di conservazione precario. In particolare la zoccolatura presentava lacune e problemi di aderenza al supporto, con macchie biancastre dovute a efflorescenze saline attivate dalle stuccature in malta cementizia. Nelle zone più umide vi erano inoltre fenomeni di alveolizzazione con annerimenti superficiali dovuti ad attacchi microbiologici e patine biologiche estese. Si è intervenuti con l’asportazione meccanica delle piante infestanti, con trattamenti biocida, con lavaggio e pulitura con bruschinaggio. Hanno fatto seguito le rimozione delle stuccature realizzate in malte non compatibili, il ripristino delle lacune con malta di calce e il consolidamento per restituire compattezza all’intonaco decoeso. L’intervento è stato completato con una velatura di tinta a calce bianca.
Gli affreschi del livello inferiore presentavano colori più vividi per le ridipinture di fine Ottocento, che si è deciso di non rimuovere. Più degradati quelli superiori, a causa del dilavamento meteorico che aveva provocato la polverizzazione della pellicola pittorica e la decoesione del supporto in malta di calce. Sono stati eseguiti il preconsolidamento della pellicola pittorica, una blanda pulitura a umido (solo per le parti ricoperte da depositi coerenti e tenaci sono stati effettuati impacchi di carbonato di ammonio) e il consolidamento in profondità mediante iniezione di miscele di grassello di calce, polvere di marmo e resina acrilica. Il restauro pittorico è stato realizzato con velature a calce sottotono.
Inoltre è stata è modificata la pendenza dei canali di gronda riuscendo a far scaricare le acque meteoriche dai pluviali esistenti e non dai doccioni che provocavano, con il rimbalzo, gravi danni al basamento degli intonaci oltre dissesti alla pavimentazione. Il restauro ha riguardo anche la pavimentazione in lastre di pietra (ristillatura dei giunti, sostituzione delle lastre rotte, livellamento del piano di calpestio).
Redazione Restituzioni
