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    Torna a Restituzioni 1990

    Giuditta e Oloferne

    Data: Metà del XVIII secolo
    Artista: Giovan Battista Piazzetta
    Nascita artista: Venezia 1682
    Morte artista: Venezia 1754
    Tecnica/Materiale: Olio su tela
    Dimensioni: 197 x 196 cm
    Provenienza: Ab origine
    Collocazione: Venezia, Scuola Grande di Santa Maria del Carmelo
    Edizione: Restituzioni 1990
    Autore scheda in catalogo: Adriana Augusti
    Restauro: Ferruccio Volpin
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. (Libro di Giuditta, 13, 6-8)

    Scheda breve

    Un fascio di luce inonda i corpi nel momento culminante dell’azione: Giuditta, riccamente vestita, in conformità con il suo status di nobildonna, tiene le braccia spalancate e impugna la spada, pronta a colpire Oloferne, generale di Nabucodonosor, che giace addormentato fra le lenzuola di un morbido giaciglio. Con il ricorso alle armi di astuzia e seduzione, Giuditta riesce dunque a riscattare il popolo ebraico, assediato dall’esercito del “Grande Re” e deciso ormai alla resa.

    Il taglio della scena ne accentua l’effetto drammatico: lo spettatore osserva lo svolgersi dell’azione dall’interno della stanza, quasi fosse al posto di Oloferne sotto l’incombere di Giuditta, a sua volta osservato dalla vecchia che fa capolino dall’ampio tendaggio scuro del fondo.

     

     

    L’opera fa parte del ciclo decorativo della Sala dell’Archivio presso la Scuola Grande di Santa Maria del Carmelo a Venezia. Il ciclo era stato principalmente affidato ad altri due artisti, Zompini e Menescardi, che furono pagati, come attestano le fonti documentarie, fra il 1749 e il 1753. E’ probabile che anche il dipinto di Piazzetta (il cui nome non compare nella documentazione) sia stato eseguito in quello stesso torno di tempo.

    Alcuni tratti stilistici, come le delicate intonazioni cromatiche, di sfumatura argentea, hanno indotto parte della critica a ipotizzare l’intervento di Giuseppe Angeli, collaboratore di Piazzetta. Tuttavia l’ipotesi non è stata accolta dal resto della critica, che sottolinea invece l’intensità drammatica dell’opera, caratteristica del maestro e assente invece nelle opere dell’allievo.

     

     

    L’opera presentava un diffuso sollevamento di colore, dovuto a motivi di cattiva adesione al supporto e alla preparazione a olio e ocra rossa. A ciò si aggiungeva l’ossidazione delle vecchie vernici ingiallite e l’alterazione di ridipinture e ritocchi. Durante il restauro si è quindi proceduto con la sostituzione della vecchia foderatura con una nuova, risanando così il supporto e creando una nuova adesione tra gli strati preparatori e la tela. L’intervento è continuato con una pulitura della superficie per gradi, volta alla rimozione delle diverse alterazioni, con il risarcimento delle lacune, la reintegrazione pittorica e l’applicazione di due strati di vernice protettiva.

    L’operazione si è conclusa con il trasferimento del dipinto su un nuovo telaio.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

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