Un fascio di luce inonda i corpi nel momento culminante dell’azione: Giuditta, riccamente vestita, in conformità con il suo status di nobildonna, tiene le braccia spalancate e impugna la spada, pronta a colpire Oloferne, generale di Nabucodonosor, che giace addormentato fra le lenzuola di un morbido giaciglio. Con il ricorso alle armi di astuzia e seduzione, Giuditta riesce dunque a riscattare il popolo ebraico, assediato dall’esercito del “Grande Re” e deciso ormai alla resa.
Il taglio della scena ne accentua l’effetto drammatico: lo spettatore osserva lo svolgersi dell’azione dall’interno della stanza, quasi fosse al posto di Oloferne sotto l’incombere di Giuditta, a sua volta osservato dalla vecchia che fa capolino dall’ampio tendaggio scuro del fondo.
L’opera fa parte del ciclo decorativo della Sala dell’Archivio presso la Scuola Grande di Santa Maria del Carmelo a Venezia. Il ciclo era stato principalmente affidato ad altri due artisti, Zompini e Menescardi, che furono pagati, come attestano le fonti documentarie, fra il 1749 e il 1753. E’ probabile che anche il dipinto di Piazzetta (il cui nome non compare nella documentazione) sia stato eseguito in quello stesso torno di tempo.
Alcuni tratti stilistici, come le delicate intonazioni cromatiche, di sfumatura argentea, hanno indotto parte della critica a ipotizzare l’intervento di Giuseppe Angeli, collaboratore di Piazzetta. Tuttavia l’ipotesi non è stata accolta dal resto della critica, che sottolinea invece l’intensità drammatica dell’opera, caratteristica del maestro e assente invece nelle opere dell’allievo.
L’opera presentava un diffuso sollevamento di colore, dovuto a motivi di cattiva adesione al supporto e alla preparazione a olio e ocra rossa. A ciò si aggiungeva l’ossidazione delle vecchie vernici ingiallite e l’alterazione di ridipinture e ritocchi. Durante il restauro si è quindi proceduto con la sostituzione della vecchia foderatura con una nuova, risanando così il supporto e creando una nuova adesione tra gli strati preparatori e la tela. L’intervento è continuato con una pulitura della superficie per gradi, volta alla rimozione delle diverse alterazioni, con il risarcimento delle lacune, la reintegrazione pittorica e l’applicazione di due strati di vernice protettiva.
L’operazione si è conclusa con il trasferimento del dipinto su un nuovo telaio.
Redazione Restituzioni
