La pala d’oro dell’altare maggiore della Basilica di Torcello era uno straordinario manufatto d’arte medievale. Un grave furto però, avvenuto nel 1806, portò alla perdita di ben 29 formelle, di pietre dure e di altre parti in lamina d’argento. Il furto fu certo facilitato dal progressivo abbandono dell’isola, che portò alla soppressione della diocesi torcelliana con conseguente disinteresse per le opere d’arte custodite dalla Cattedrale. La ricostruzione dell’esatta conformazione dell’opera deve oggi rifarsi a testimonianze scritte o ad altre opere figurative che ritraggono l’interno della ex-Cattedrale. I frammenti rimasti, oggetto della presente scheda, vennero reinchiodati sull’originario piano in legno che costituiva la struttura del paliotto. Più spaziati, secondo un’unica sequenza orizzontale, e tenendo conto almeno in parte della disposizione originale: Santa Maura, San Liberale, San Teonisto, il profeta Geremia, l’arcangelo Raffaele a sinistra; Maria in trono con il Bambino al centro; l’arcangelo Gabriele, il profeta Isaia, San Giovanni Battista, San Nicolò, San Teodoro a destra. Nel corso dell’Ottocento furono inserite anche, sotto la placchetta centrale, le formelle con i simboli degli evangelisti Luca e Matteo, che la critica ritiene più tarde (secondo quarto del XIV secolo) e per lo più non pertinenti alle altre undici.
La “pala d’oro”, o meglio la pala d’argento dorato di Torcello è una delle poche opere del genere rimaste in area veneziana. Si ricordano naturalmente quella di San Marco, quella più tarda di San Salvador, e il proto-trecentesco Paliotto di San Marco del Tesoro Marciano. Da un punto di vista stilistico le formelle maggiori sembrano essere opera di uno o più orafi veneziani appartenenti al medesimo indirizzo culturale. Si pensa che la placchetta centrale, più rifinita e di maggior rilievo, sia opera del capo-bottega, quelle che figurano i santi Teonisto e Liberale dell’allievo più dotato, le altre di un allievo meno raffinato. Non agevole è in ogni caso la datazione di questo manufatto. Il confronto più soddisfacente sul piano stilistico è quello con le Dieci icone musive poste sulle pareti della navata centrale della Basilica di San Marco. Si può anzi avanzare l’ipotesi che la Pala di Torcello derivi direttamente dal modello iconografico e linguistico che ha prodotto le icone marciane, collocando così l’esecuzione del manufatto in esame nell’arco del quarto decennio del Duecento.
L’intervento di restauno è da intendersi in questo caso come un’operazione di manutenzione e controllo dello stato di conservazione del metallo. In luogo dell’utilizzo di chiodi per il posizionamento delle placchette sul piano di appoggio si è preferito pensare ad un leggero telaio indipendente (in multistrato morbido impiallacciato con legno di pero) che possa fungere da supporto ai singoli elementi. Dopo lo smontaggio, tutte le superfici in argento sono state pulite con l’ausilio dello stereomicroscopio neutralizzando alcuni depositi di polvere biancastra e residui di cloruro d’argento presenti negli incavi delle parti lavorate. Le singole formelle sono state poi sottoposte ad una serie di lavaggi in acqua deionizzata. Alcuni lievi raddrizzamenti delle lamine sono stati fatti prima dell’applicazione di un protettivo nitrocellulosico. Sono stati patinati in oro alcuni sostegni di rinforzo in argento applicati in occasione del restauro del 1975. Le formelle sono state poi posizionate e fissate con chiodini in ottone sui nuovi supporti.
Redazione Restituzioni
