Giorgio Morandi, noto per le sue nature morte, fatte di pochi oggetti ripetuti ed evocativi di una realtà rielaborata, intellettuale ed eterna, riconosce ai fiori la capacità di favorire la contemplazione. Il dipinto è realizzato, dopo un periodo di inattività, nel 1918, all’inizio della stagione metafisica. Nel 1997 entra a Brera grazie al lascito di Lamberto Vitali, noto estimatore e studioso di Morandi, che lo acquista dall’artista alla Biennale di Venezia del 1928. Nel 1929 Morandi replica il soggetto in un’acquaforte su rame, intitolata Rose in boccio in un vaso, rievocando un’opera da cui forse non si era separato volentieri. La serie dei Vasi rappresenta infatti il lato più personale della produzione del maestro, soprattutto i Fiori del 1918 appaiono avvolti in un’atmosfera malinconica, privi di vita organica, con i petali in parte secchi, che fanno pensare piuttosto a composizioni in stoffa, che a boccioli veri. A Morandi interessa l’essenza delle cose, non l’aspetto esteriore; nel dipinto ricrea la sostanza metafisica dell’oggetto, ne sfrutta la verticalità a equilibrare la scansione spaziale dello sfondo bipartito azzurro e rosa, ma aggiunge anche segnali inquietanti: i petali caduti e il piano d’appoggio incerto e solo suggerito. A parte le prime prove postimpressioniste del soggetto (i Fiori del 1913-1915), gli immediati precedenti del dipinto sono i Fiori del 1916 della Pinacoteca di Brera (dalla raccolta Jesi), e le Rose del 1917 della collezione Mattioli. I primi mostrano già il fondo bipartito azzurro e rosa, con le corolle geometriche ispirate a Rousseau il Doganiere, i Fiori del 1917 raffigurano un rigoglioso mazzo di rose in accordo con le volute liberty del vaso. L’anno seguente Morandi aumenta le dimensioni della tela, ma asciuga la composizione e la immerge in una dimensione priva di spazio e tempo e con toni che rendono omaggio alla pittura murale rinascimentale. Del dipinto esisteva anche una versione più piccola, ormai scomparsa, di poco antecedente («5 giugno 1918»), documentata nelle collezioni di Mario Broglio. Mentre un’ulteriore variazione del soggetto si trova – la notava già Lamberto Vitali a occhio nudo – al di sotto del nostro dipinto, leggibile in riflettografia all’infrarosso. Non soddisfatto Morandi ruota il supporto di 90° e vi ridipinge sopra; la prima versione aveva boccioli e gambi simili al dipinto disperso del 1918, mentre l’ampia apertura del mazzo e il vaso tondeggiante, con l’imboccatura piena in primo piano, richiamano le Rose del 1917. Forse in quell’anno Morandi dipinge anche questa prima composizione, sostanzialmente analoga alla Mattioli, e nel 1918 realizza prima i Fiori perduti e due giorni dopo rimette mano al grande dipinto orizzontale, trasformandolo in versione metafisica.
Restituzioni 2018. Guida alla mostra
a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)