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    Due teli rettangolari in velluto operato a grandi ogive e motivi vegetali

    Data: ultimo quarto del XV o inizio del XVI secolo
    Artista: Manifattura italiana (Firenze?)
    Tecnica/Materiale: velluto operato, tagliato a due altezze, un corpo, lanciato e bouclé; fondo in gros de Tours prodotto dall'ordito di fondo (organzino di seta, S, giallo) e dalla trama di fondo doppia (seta, più capi STA, gialla); opera per effetto dell'ordito di pelo (organzino di seta, cremisi) tagliato a due altezze e per effetto di una trama lanciata doppia (oro filato avvolto S su accia di seta gialla) fermata in saia Z da un ordito di legatura (organzino di seta, S, giallo) per creare il fondo a teletta d'oro; ulteriori effetti bouclé a diverse altezze, prodotti da uno dei due fili della trama lanciata
    Dimensioni: telo (inv. 92F): 57 x 103 cm telo (inv. 93F): 57 x 101 cm rapporto di disegno: alt. non rilevabile, lungh. 53,5 cm
    Provenienza: lascito Giulio Franchetti (1906), precedentemente parte delle collezioni di Mariano Fortuny e di Auguste Dupont-Auberville
    Collocazione: Firenze, Museo Nazionale del Bargello (invv. 92 F, 93 F)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Ludovica Rosati
    Restauro: Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e restauro Arazzi, tappeti e tessuti, Firenze), Ramona Bellina; con la direzione di Ilaria Ciseri (direttore Museo Nazionale del Bargello, Firenze); indagini: Martina Panuccio; Isetta Tosini (Opificio delle Pietre Dure, Firenze)
    Ente di Tutela: Museo Nazionale del Bargello

    Opera restaurata da Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e Restauro Arazzi, Tappeti e Tessuti, Firenze) con la direzione di Ilaria Ciseri (Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

    Scheda breve

    I due manufatti presentano un disegno articolato in grandi ogive formate da foglie di quercia e ghiande, separate da una composizione vegetale verticale. Nelle ogive si colloca un fiore di cardo dalla sommità fiorita, circondato da foglie e da una doppia cornice vegetale. Il modulo decorativo non è completo, ma è comunque possibile ricostruire il suo andamento complessivo. Sull’intera altezza pezza i comparti ogivali si ripetevano due volte, speculari rispetto all’asse centrale della composizione vegetale verticale. Lo stesso motivo verticale doveva proseguire sopra e sotto la parte superstite del tessuto, generando un’ulteriore forma ogivale di dimensioni maggiori, a sua volta abitata da pattern vegetali, dei quali sono visibili le cime fiorite di due pigne.

    Questa soluzione, dal marcato impianto orizzontale e tipica dei velluti italiani del XV secolo, corrisponde al cosiddetto disegno e relativo montaggio del telaio del ‘cammino’, descritti nell’anonimo Trattato dell’Arte della Seta redatto a Firenze nel Quattrocento. I due teli del Bargello mostrano un’evoluzione in direzione monumentale della tipologia, che fa propendere per una loro datazione avanzata. Quelle che nella prima parte del secolo erano semplici cornici lineari pentalobate a contenimento delle pigne e dei fiori di cardo sono infatti diventate lussureggianti corone vegetali. Anche i motivi fitomorfi si sono fatti carnosi e sovrabbondanti, invadendo tutte le superfici e sovrapponendosi gli uni con gli altri. Infine il rapporto tra le superfici coperte dal pelo tridimensionale del velluto e quelle piane è ormai completamente invertito rispetto alle soluzioni quattrocentesche classiche. Gli effetti del pelo cremisi sono qui ridotti alla sola definizione dei profili dei pattern, fatto salvo per la cornice a fiori dentellati e pochi altri dettagli. Tale cambiamento tecnico non comportava una svalutazione dei manufatti, anzi, li rendeva ancor più costosi, dal momento che l’intera pezza è rivestita ininterrottamente dalla trama lanciata in filato metallico, aumentando vertiginosamente la complessità della tessitura. Inoltre durante il restauro, realizzato nell’ambito di Restituzioni, sono emersi ulteriori dettagli della lavorazione che davvero permettono di considerare i due teli come un concentrato di tutti i più sofisticati espedienti tecnico-ornamentali dell’epoca, conseguibili solo nelle manifatture più affermate. Le aree del disegno definite dal pelo tagliato, sebbene di piccole dimensioni, constano infatti di due diverse altezze, realizzabili solo con l’impiego di ferri di forma diversa. In funzione del decoro variano anche gli effetti bouclé ottenuti da uno dei due fili metallici della trama lanciata, ossia quei piccoli riccioli d’oro rilevati dal fondo. Un ultimo elemento di complessità per i manufatti del Bargello riguarda infine la loro altezza da cimosa a cimosa, corrispondente alle dimensioni del telaio. In generale i velluti operati erano di 1 braccio, perché ciò permetteva al tessitore di inserire e sfilare i ferri con movimenti naturali. Velluti di 2 braccia (e le misure dei teli del Bargello fanno chiaramente propendere per questa altezza pezza) erano comunque realizzati, seppur più raramente per l’ovvio aggravio di lavoro che essi comportavano. In questo caso la loro destinazione era quasi esclusivamente rivolta all’arredo e alle tappezzerie, un uso confermato nei manufatti Franchetti dalla tipologia del grande decoro ad andamento orizzontale, la cui lettura ottimale si poteva avere solo su grandi superfici piane. Durante il restauro è stata inoltre segnalata la presenza di fori sui bordi delle stoffe, probabilmente lasciati da chiodi, segno che a un certo punto della loro vita i manufatti furono molto probabilmente appesi o fissati su un supporto rigido.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima

    Prima del restauro, dritto (92 F)

    Prima del restauro, dritto, particolare dei fori da chiodo (92 F)

    Prima del restauro, retro, particolare dei fori da chiodo (92 F)

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, porzione del tessuto allo stereomicroscopio (1,99x) in evidenza la grande quantità di sporco penetrato nell’intreccio tessile, con conseguente irrigidimento delle fibre

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, abbassamento del pelo del velluto

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, particolare dei tagli e delle lacune con slegatura dei filati metallici

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, filati metallici slegati dal fondo

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, particolare del filato metallico allo stereomicroscopio (6,25x) oscurato dalle molte ossidazioni

    Prima del restauro, Frammenti nn. 92F-93F, inserzione di una porzione di velluto a chiusura di una lacuna

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, Frammenti nn. 92F-93F, a sinistra il trattamento di pulitura tramite impacchi di gel agar-agar, a destra il residuo del gel che ha trattenuto parte dello sporco

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro, Frammenti nn. 92F-93F, in evidenza il recupero della stabilità e migliore leggibilità del disegno nella zona compromessa dalla piega centrale

    Prima del restauro, dritto (93 F)

    Dopo il restauro, particolare del fiore di cardo centrale (92 F)

    Dopo il restauro, particolare a luce radente delle due altezze del pelo (92 F)

    Dopo il restauro, particolare dell'effetto delle trame bouclé (92 F)

    Dopo il restauro, particolare dell'effetto delle trame bouclé (93 F)

    Dopo il restauro, particolare ingrandito delle trame bouclé (93 F)

    Dopo il restauro, dritto (93 F)

    Dopo il restauro, fronte (92 F)

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
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